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Eaton minaccia la chiusura a Monfalcone. Una crisi che fa tremare il FVG

Nel consiglio comunale straordinario di Monfalcone, del 18 gennaio, convocato per la questione Eaton, sono emerse con estrema chiarezza alcuni punti fermi per i lavoratori, forse non molto fermi per una certa politica. E' emerso con evidenza la necessità di essere tutti uniti, che ognuno faccia il proprio dovere nei limiti delle proprie possibilità e funzioni, perché a Monfalcone la "crisi" Eaton intendendosi per crisi la scelta unilaterale aziendale di chiudere baracca per andare altrove, è effettivamente un qualcosa che ancora non è stato forse compreso bene da tutti dove può portare.

Quando si dice che oltre 200 famiglie andranno in condizione di povertà, di precarietà totale, che si aggiungeranno già ad altre migliaia di famiglie senza lavoro, in una provincia maglia nera per l'occupazione, quale quella goriziana, significa dire che la situazione effettivamente ha delle potenzialità implosive ed esplosive sociali enormi.
 
Quella fabbrica ha una storia di lotte importanti nel monfalconese, ha visto nel corso degli anni ridurre progressivamente la propria manodopera, così come successo in altre zone d'Italia da parte di questa multinazionale che fattura miliardi premiata più volte per la sua etica a livello internazionale. Sarebbe interessante capire quale sarebbe questa etica, visto che di punto in bianco si comunica ai lavoratori, senza che sia emerso alcun segnale catastrofico del genere, addirittura facendo intendere che lo stabilimento era intenzionato ad alcuni investimenti, che aveva anche comprato nuovi macchinari anche con contributi pubblici, la maledetta proposta di chiudere.
 
Le rappresentanze sindacali, in particolar modo la FIOM, hanno ben sottolineato che qui vi è una sola cosa da fare: mantenere l'Eaton operativa a Monfalcone, ben tenendo conto che il Jobs Act ha sicuramente compromesso in modo pesantemente negativo le tutele più complessive per i lavoratori. 
 
Qui non si lotta per gli ammortizzatori sociali e lo scopo della lotta non è neanche per essere ricollocati alla Fincantieri, cosa che viene richiamata diverse volte da alcune forze politiche, come se oramai questa fosse l'unica strada da perseguire.
Accettare ciò, significa accettare lo smantellamento industriale del monfalconese che avrà riflessi non solo nella bassa friulana, nel triestino ed in tutto l'Isontino ma nell'intera regione geografia del Nordest. Quel ricco Nordest che se si continua così rischia di diventare protagonista di qualche racconto con il canonico c'era una volta.
L'eventuale ricollocamento a Fincantieri andrà valutato in diverse sedi, in diversi momenti, ora si deve essere uniti per non far chiudere l'Eaton a Monfalcone.
E' innegabile che la crisi economica del 2007 ha dato delle mazzate tremende ai lavoratori, indebolendoli, impoverendoli e chi ha governato il Paese in questi ultimi trent'anni ha solo favorito l'impoverimento graduale dei diritti e delle tutele, passando dalla flessibilità alla precarietà esistenziale come dogma. 
 
Il 25 gennaio a Roma si svolgerà una partita cruciale, al tavolo convocato proprio per la questione Eaton. Il territorio solidarizza con le centinaia di maestranze dell'Eaton,la convocazione del consiglio comunale straordinario di Monfalcone segue altre proposte di simile importanza, come "l'assise collegiale di tutti i consigli comunali dei territori interessati alla crisi della Eaton di Monfalcone", cosa che sarebbe importante da perseguire, come proposta a San Pier d'Isonzo dal consigliere comunale Candido, o le diverse visite di solidarietà ai cancelli dell'Eaton, a sostegno del presidio permanente delle maestranze, la cui età media come è stato ricordato più volte a Monfalcone è di 45 anni e dove vi sono anche una ventina di lavoratrici che operano, per arrivare alla richiesta di uno sciopero generale provinciale come avanzato a livello di proposta da Potere al Popolo isontino, cosa che forse troverà luogo nel caso in cui il dialogo non dovesse portare da nessuna parte.
Ora è il momento di una sorta di fronte unico per il mantenimento dello stabilimento a Monfalcone, nessuna condizione subordinata dovrebbe essere ammessa al tavolo. I lavoratori e le lavoratrici dell'Eaton non cederanno, sono disposti a tutto pur di difendere la propria dignità ed il diritto al lavoro in un territorio politicamente ed economicamente debole che non si può permettere la chiusura né di questo né di altri siti produttivi come già successo.Questo lo hanno fatto intendere a chiare lettere.

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