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E se fosse nella bellezza il segreto delle “Trasformazioni”?

Senza compiacimenti stilistici, intellettualismi o erudizioni, la poetica di Nicola Viceconti nella sua ultima produzione letteraria intitolata “Torneranno i Cavalli al galoppo” (Ed. Ensemble) è capace di toccare corde nel profondo. I suoi versi di lotta e di amore offrono al lettore una lente nuova con cui affrontare l’esistenza, il caleidoscopio di un animo poliedrico, esuberante, vulcanico, sensibile e genuino quale è quello del poeta che generosamente si mette a nudo, condividendo il suo mondo interiore.

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Simplicito
Simplicito è il personaggio ideato dal pittore argentino Roly Arias che illustra le poesie di Nicola Viceconti

Walt Whitman, in "O me o vita”, s’interroga: “domande come queste mi perseguitano. Infiniti cortei di infedeli. Città gremite di stolti. Che v'è di nuovo in tutto questo, o me o vita?”. Risposta: "Che tu sei qui, che la vita esiste, e l'identità, che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso”.

Nicola Viceconti, scrittore appassionato di cultura hispano-americana, autore - insieme alla sottoscritta - della produzione letteraria Novelas por la identidad, presenta per la prima volta venerdì 14 dicembre 2018, h 18:30, presso il Caffè letterario 099, in Viale Desiderato Pietro 123 a Ostia, la sua raccolta “Torneranno i Cavalli al galoppo” composta da “29 poesie più una”, alcune delle quali già vincitrici di premi e di menzioni d’onore. Si tratta di versi di amore e di lotta, come li definisce lui stesso, che incitano a resistere a ogni omologazione culturale, a ogni appiattimento e abrutimento, che confidano nel rivoluzionare questo mondo dilaniato dalle ingiustizie sociali con una proattività e un ottimismo militante, basati sull’integrazione, la partecipazione e l’impegno.

L’opera è con testo a fronte, tradotto in castellano dalla musicista porteña Claudia Teresa Acuña e, corredata dagli acquerelli del pittore argentino Roly Arias, con il noto personaggio Simplicito. Il titolo Torneranno i cavalli al galoppo è il primo verso della poesia “Trasformazioni”. Componimenti che rappresentano un anelito all’essere, che cantano la ricerca della bellezza nel senso dell’estetica platonica, intesa come la congiunzione del bello con il vero e il giusto, quale principio fondante dell’esistenza, l’emergere dell’intelligibile nel sensibile. Quest’opera è un inno alla vita, una celebrazione costante della meraviglia di esistere, il Thauma della metafisica aristotelica, la capacità di lasciarsi sorprendere per scoprire il gusto di conoscere, di emozionarsi e di tesaurizzare ciò che si manifesta nel nostro cammino, è la gioia e lo sgomento di essere coinvolti nel mistero dell’esistenza. La raccolta di poesie racchiude l’auspicio a una palingenesi sociale grazie alla riscoperta di una nuova dimensione umana.

Camus, ne L’uomo in rivolta (1951) scrive: “La bellezza senza dubbio non fa le rivoluzioni, ma viene il giorno in cui le rivoluzioni hanno bisogno della bellezza”. L’esperienza della bellezza attraverso la poesia fissa emozioni antitetiche alla paura, porta in risonanza qualcosa che è in noi, suscita in noi un senso di gratitudine, di apertura. Educare al bello significa accompagnare all’ascolto, all’attenzione, all’incontro e mobilita. Viceconti sembra suggerirci tramite la poesia che la bellezza è forza progettuale, utopica, non regressiva, non nichilista che spinge a interrogarsi sul significato delle cose, sull’identità delle nostre relazioni. È un cammino dall’esterno verso l’interno, che non può che tradursi in un cammino in direzione opposta. È un processo verso una trasformazione dell’umanità, verso un rinnovamento che prevede il superamento delle disuguaglianze, l’affermarsi di una società in cui tutti gli individui siano dignitosamente rispettati in quanto equivalenti e in cui si potranno percepire come naturali, le dimensioni di bellezza e pace.

Viceconti distilla la propria eutopia, ovvero la descrizione di un luogo, di un’epoca ideale, il riscontro di una realtà futura ma possibile da contrapporre alle imperanti kakotopie o distopie nella cinematografia e nella letteratura contemporanee. Nel titolo campeggia un verbo al futuro che porta in sé una riviviscenza: “torneranno” è un proclama, è la speranza e la promessa di un passato che si ripresenterà in modo salvifico, portando in atto ciò che già era in essere. Si tratta della visione di un modus vivendi, di una dimensione esistenziale certamente realizzabile, un’ontologia del “non-essere-ancora”, nonché del frutto di una possibilità oggettiva dell’agire una trasvalorizzazione. Il nuovo mondo dorato trasmette al lettore fiducia nella prefigurazione di una realtà sociale giusta attraverso una “immaginazione positiva”, la metafora di un “regno di libertà” dell'uomo rinnovato su una terra affrancata dallo sfruttamento sconsiderato, in cui natura e uomo possano formare un armonioso binomio: “sulle autostrade abbandonate/(…) sparirà il cemento/sotto una coltre di muschio fiorito”. Viceconti ama citare un verso del grande poeta spagnolo Gabriel Celaya per sintetizzare la forza dirompente e visionaria della poesia comparandola a “un’arma caricata di futuro”. Nella poesia che apre la raccolta, “Parole da scrivere” declama: “altra rivoluzione nascerà da queste parole fresche/ (…) parole mai indifferenti alla fantasia/al sangue dei giusti e alla verità dei popoli/ (…) varchi sui confini/(...) parole di lotta e di amore/ per dire che io esisto e sono vivo/ poi nulla più”.

Claudia Teresa Acuña, che ha trasposto la poesia “Eterna Andalusia” in una Sevillana, ha dichiarato: “Viceconti riesce a dipingere i suoni, a trasferire le immagini sulla carta”. Una raccolta policroma aperta a molteplici temi: da quelli civili a quelli memoriali e dedicatori, da quelli attinenti alla dimensione terrena a quelli metafisici, ricamati insieme dalla consapevolezza del mistero dell’esistere. “È un canto la poesia che amo/un grido ribelle al cielo”, da “La poesia che amo”, “come la donna che sogno/vestita di polvere e sudore/foriera di un atto d’amore”: è uno stile garbato quello di Viceconti, dal tocco incisivo e profondo, capace di accarezzare la mente e far sorridere il cuore.

L’autore invita i lettori a un brindisi venerdì 14 dicembre 2018, h 18:30, presso il Caffè letterario 099, Viale Desiderato Pietro 123 - Ostia

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