Lo sapevamo tutti che c’era un prezzo da pagare. Forse non ci aspettavamo che fosse così alto. Gli errori che come partiti e movimenti della sinistra abbiamo messo in fila negli ultimi anni sono stati enormi, a volte perfino incomprensibili. Occasioni perse ripetutamente nel corso di almeno vent’anni. Frutto di ubriacature collettive per i pochi e parziali successi ottenuti. A partire dai primi anni ’80. Prendiamo ad esempio la storia di quell’area cosiddetta “verde”. Una storia che, chiariamolo subito, non è esclusiva prerogativa dei “verdi” in quanto partito. Il movimento era ben più ampio della rappresentanza elettorale del Sole che ride. Ma ha pagato il prezzo dell’incapacità di quella forza politica di crescere e diventare altro. Qualcuno si ricorda ancora dello slogan “ecologia della politica”? Uno slogan che raccontava un modo diverso di farla questa benedetta politica. Fu superato, accantonato, dagli stessi che lo coniarono alla vigilia della tempesta di Mani Pulite. Andò così, e ancora in molti non hanno capito perché. Quel movimento in meno di un decennio si è bastato. Poteva fare la differenza, cambiare le cose, e invece si è disperso. Politica politicante e micro giochi di potere e un immenso patrimonio di idee e speranze si è diluito nella narrazione quotidiana della bassa politica. Quando nella percezione del pubblico e dei media non si fa più differenza fra un Mastella e un Pecoraro la differenza dov’è?
Meno di due mesi fa ho seguito una riunione a cui partecipavano molti dei protagonisti di quella stagione (e per fortuna qualche giovane che fa ben sperare). Dopo alcuni interventi introduttivi (di Massimo Scalia e Rita Borsellino in particolare), Gianni Mattioli ha fatto cadere come una pietra nella sala una frase che è stato impossibile ignorare poi. Una frase che suonava più o meno così: “Per anni abbiamo detto che le cose potevano cambiare, forse ora dovremmo riuscire a dire come”. Si, caro Gianni, come.
È su quel come, che non siamo mai riusciti davvero a spiegare, che ci siamo persi. È su quella ricerca che abbiamo rimosso dal nostro percorso collettivo e personale che si è dissolta la nostra esperienza. Che per un breve lasso di tempo non è stata un bluff e tantomeno un esercizio di stile.
Ripartiamo da quel “come” che abbiamo scordato per strada. Riguardiamo la nostra storia, queste tre generazioni di idee che ora stancamente cercano di ridarsi voce e senso. Siamo stati schiacciati, chi più e chi meno, dalla bassa cucina della politica dei partiti. Molti dei quali assolutamente residuali, come per molti anni lo sono stati proprio i Verdi. Che per dieci anni sono sopravvissuti (neanche vissuti) di rendita per quello che eravamo stati e sui processi che avevamo avviato.
http://www.ilgiornale.it/interni/un... Un Pecoraro sul groppone
06/09 22:41 - Renzo Riva