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Dopo sei anni, Israele autorizza un attivista palestinese a recarsi all’estero

 

Il 22 febbraio il Procuratore generale d’Israele ha disposto una “eccezione temporanea” al divieto di lasciare la Cisgiordania imposto a Shawan Jabarin sei anni fa, in quanto i viaggi all’estero di questo cittadino palestinese avrebbero messo a rischio la sicurezza dello stato israeliano.

Così il 1° marzo Jabarin (nella foto insieme alla famiglia, nel 1998), dal 2006 direttore dell’organizzazione palestinese per i diritti umani Al-Haq, ha potuto rispondere positivamente a uno dei tanti inviti ricevuti negli ultimi anni e recarsi a Ginevra, ospite di Frank La Rue, Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla promozione e la protezione del diritto alla libertà d’opinione e d’espressione.

A causa del divieto, Jabarin aveva dovuto rinunciare a ritirare premi sui diritti umani, come la Geuzel Medal nel 2010 (un premio istituito in Olanda da un gruppo persone che organizzarono la resistenza al Nazismo) e il Premio per la libertà in Danimarca nel 2011.

 

Secondo le autorità israeliane, Shawan Jabarin è un attivista del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp), un gruppo autore negli anni Sessanta e Settanta di attentati e dirottamenti e responsabile di attentati anche all’inizio dello scorso decennio.

Negli anni Ottanta e Novanta, Jabarin è stato più volte sottoposto a periodi di detenzione amministrativa, senza accusa né processo, ordinati sulla base di prove segrete relative ai suoi rapporti con l’Fplp. Nel 1985, ha trascorso nove mesi in prigione per aver favorito il viaggio all’estero a scopo di addestramento di due membri dell’Fplp. Dalla fine di quella condanna, nega di aver avuto ulteriori rapporti con questa organizzazione.

Se da un lato la Corte suprema israeliana ha definito Jabarin una sorta di “Dr. Jackyll e Mr. Hide”, nel novembre 1994, il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle detenzioni arbitrarie ha stabilito che i continui provvedimenti di detenzione amministrativa cui era sottoposto erano, per l’appunto, arbitrari.

Dal 1998 fino al 2006, Jabarin ha potuto viaggiare all’estero otto volte in sette anni. Poi, quando è diventato direttore di Al-Haq, tutto si è fermato e tutto è stato vietato.

Fino a quello che non è un “permesso temporaneo” ma una “eccezione temporanea” del 22 febbraio, la Corte suprema israeliana aveva sempre dato ragione ai motivi di sicurezza addotti da Israele per impedire a Jabarin di viaggiare all’estero. Né lui né i suoi avvocati hanno mai avuto la possibilità di vedere quali sarebbero questi “motivi di sicurezza” presentati dall’esercito israeliano alla massima corte di giustizia dello stato e da questa fatti propri.

Il 16 febbraio, l’avvocato di Jabarin ha presentato una nuova richiesta di revoca del divieto. Amnesty International e Human Rights Watch, come da tempo fanno altre organizzazioni per i diritti umani tra le quali l’israeliana B’tselem, hanno sollecitato le autorità israeliane a dargli ragione.

Questo articolo è stato pubblicato qui


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