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 Home page > Tribuna Libera > Dopo l’Italicum. Ma perché non un Hitler?

Dopo l’Italicum. Ma perché non un Hitler?

Non sapendo neppure copiare quel che si fa altrove, i nostri maggiori partiti ci faranno la grazia di una legge elettorale ignobile

Una legge che, va detto subito, priverà di ogni rappresentanza larghe fette del nostro elettorato, con quella sua soglia di sbarramento, assurdamente alta, fissata nientepopodimeno che all’otto per cento, per le forze politiche che si presentino sole. In altri paesi, la soglia serve a tener fuori dal parlamento le minoranze estremiste; nel nostro, ha il solo scopo di tenervi lontano eventuali, e per questo inopportune, teste pensanti. Non neonazisti ed esotici gruppuscoli anarchici, ma liberali, socialisti e cattolici, magari non disposti ad accettare la montante marea populista–leaderista. La dimostrazione che sia così? Mentre si accetta che non possano trovar spazio in Parlamento i rappresentati delle idee che furono dei Padri Costituenti, si introduce una norma che riserva dei seggi a chi abbia ottenuto almeno il 9% dei voti in tre regioni. Lo scopo? Ma salvare il cadreghino ai poderosi intellettuali della Lega; ridicoli, vergognosi, ma perfettamente omogenei al sistema. Parlamentari sbracati, indefessi urlatori, ma pure, al momento di votare in aula, e purché ci sia pappa per loro, assolutamente affidabili. 

Detto questo, e attendendo che qualcuno, tra i nostri prezzolati rivoltatori di frittate, sia in grado di spiegarmi in che modo le liste bloccate previste da questa legge, con i candidati nominati dalle segreterie dei partiti, restituiscano ai cittadini una sola stilla della sovranità che è stata loro strappata, merita di essere valutata con estrema attenzione la prevista introduzione di un premio di maggioranza del 15% per chi raggiunga almeno il 37% dei voti. Norma integrata da quella che, nel caso nessuna forza politica varchi questa soglia, stabilisce di assegnare, a quella che vinca il successivo ballottaggio tra le due maggiori, una maggioranza parlamentare del 53%.

Dopo aver rivolto un amaro sorriso al ricordo dei poveri De Gasperi e Tambroni, che si trovarono ad affrontare una mezza rivoluzione per aver proposto una legge (sì; la famigerata legge truffa) che, in fin dei conti, si limitava ad assegnare una maggioranza più ampia a chi avesse comunque raggiunto almeno il 50% dei voti, è il caso di ricordare che per l’articolo 138 della nostra Costituzione bastano in fondo solo due votazioni delle camere, tenute a distanza di tre mesi una dall’altra, e la maggioranza assoluta dei voti nella seconda di queste, per introdurre modifiche alla stessa nostra Carta Fondamentale.

Dove voglio arrivare? Non serve troppa fantasia per immaginare come il partito con la maggioranza assoluta, magari previo accordo con una sola altra forza politica, tanto per intorbidire un poco le acque ed andare sul sicuro, possa far approvare, ovviamente per il bene supremo della Patria, una legge che dia al Presidente del Consiglio pieni poteri, sospendendo, magari per qualche anno, il controllo delle Camere sul suo operato. Impossibile, perché una tale norma non passerebbe lo scrutinio della Corte Costituzionale e non sarebbe mai firmata dal Presidente della Repubblica. Mai dire mai, e, se il recente passato ci è maestro, non pare il caso di avere troppa fiducia nei nostri organi di controllo; dopotutto ci troviamo già con un Parlamento eletto in modo diverso da quello previsto dalla costituzione che sta per sfornare una legge tanto fondamentale quanto quella elettorale.

Gli italiani non accetterebbero mai un simile provvedimento? Non permetterebbero mai che fosse, nei fatti, dichiarato uno stato d’eccezione e che si consegnasse il Paese nella mani di un solo individuo?

Arrivarono a permetterlo, concedendo tutto il potere al capo del partito che in quelle elezioni aveva ottenuto il 42% dei voti, i cittadini di un grande e civilissimo paese europeo. Quelli della Germania, nel 1933.

P.S. Chissà se una Lucia Annunziata berlinese di allora avrà dichiarato che quello era un modo di “uscire dalla palude tedesca"?Sono assolutamente sicuro che ci sarà stata. Saranno, anzi, state legioni.

Commenti all'articolo

  • Di Persio Flacco (---.---.---.36) 30 gennaio 2014 23:27

    Sono d’accordo. Ancora una volta, con la scusa di far arrivare i treni in orario, stanno tentando di scippare ai cittadini la loro sovranità e di far diventare la Democrazia un pallido fantasma.

    Posso solo esortare gli elettori a fare buon uso del loro potere, finché lo hanno: votare sempre; non votare mai i partiti che stanno provando a toglierci il nostro diritto di scegliere. Compreso il Movimento 5 Stelle, che ha messo in freezer i voti che ha ricevuto senza nemmeno provare a cambiare concretamente qualcosa.

  • Di Rocco Di Rella (---.---.---.104) 31 gennaio 2014 10:09
    Rocco Di Rella

    NON CONDIVIDO NIENTE DI QUELLO CHE HAI SCRITTO. TI ANTICIPO LE MIE RAGIONI ESPOSTE IN UN ARTICOLO SCRITTO PER AGORAVOX.IT ED ANCORA IN ATTESA DI PUBBLICAZIONE. 

     

    ASCOLTATE IL RE MORENTE!

    26 anni fa, i terroristi delle Brigate Rosse rivendicarono l’assassinio di Roberto Ruffilli con questo comunicato in cui mescolavano lucidità analitica e follia omicida: “Sabato 16 aprile 1988, un nucleo armato della nostra organizzazione ha giustiziato Roberto Ruffilli, [...] uno dei migliori quadri politici della DC, l’uomo chiave del rinnovamento, vero e proprio cervello politico del progetto demitiano, teso ad aprire una nuova fase costituente, perno centrale del progetto di riformulazione delle regole del gioco, all’interno della complessiva rifunzionalizzazione dei poteri e degli apparati dello Stato. Ruffilli era altresì l’uomo di punta che ha guidato in questi ultimi anni la strategia democristiana sapendo concretamente ricucire, attraverso forzature e mediazioni, tutto l’arco delle forze politiche intorno a questo progetto, comprese le opposizioni istituzionali”.

    Roberto Ruffilli, il professor Roberto Ruffilli, era un giurista cattolico che aveva pionieristicamente teorizzato il superamento della Prima Repubblica fondata su un sistema elettorale proporzionale e sulla consociazione delle opposizioni (da parte della Democrazia Cristiana) nella gestione del potere. Ruffilli sosteneva una riforma della legge elettorale in senso maggioritario perché voleva una democrazia fondata sull’alternanza al potere tra le forze politiche. La follia omicida dei brigatisti rossi lo identificò come un pericoloso riformatore capace di stabilizzare e rafforzare le istituzioni democratiche italiane.

    Dopo l’omicidio di Ruffilli e la marginalizzazione di Ciriaco De Mita, la battaglia per la democrazia dell’alternanza fu condotta da Mario Segni e dai riformatori che promossero i referendum elettorali all’inizio degli anni Novanta. La morente Prima Repubblica seppe individuare, nei primi mesi del 1993, un originale modello di democrazia dell’alternanza, introducendo l’elezione diretta dei sindaci e approvando una legge elettorale a doppio turno che assegnava la maggioranza dei consiglieri comunali alla coalizione di liste collegata al candidato sindaco più votato. Questa legge consentì di evitare uno dei referendum promossi da Mario Segni e delineò un modello di competizione politica assai originale ed efficace.

    Purtroppo, la morente Prima Repubblica non riuscì a trasporre quel modello a livello nazionale, perché riformò il meccanismo di elezione dei parlamentari con una legge ibrida (in parte maggioritaria ed in parte proporzionale) scritta dall’allora deputato democristiano ed attuale giudice della Corte Costituzionale, Sergio Mattarella. I numerosi e generosi tentativi di abolire la quota proporzionale della Legge Mattarella per via referendaria si sono purtroppo infranti dinanzi all’impossibilità di superare il quorum di partecipazione previsto dall’articolo 75 della Costituzione. L’abolizione della residua quota proporzionale, in ogni caso, ci avrebbe consegnato un sistema elettorale molto rozzo e molto simile a quello in vigore in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, in cui viene eletto parlamentare il candidato più suffragato nel collegio elettorale ed è escluso il turno di ballottaggio.

    L’esaurirsi della spinta referendaria ha permesso al centrodestra di approvare, nel 2005, una mostruosa legge elettorale studiata a tavolino per rendere quasi impossibile la vittoria del centrosinistra. Quella legge, scritta dall’odontotecnico Roberto Calderoli, è stata finalmente dichiarata incostituzionale poco più di un mese fa. Tocca, pertanto, ai parlamentari in carica delineare ed approvare una legge elettorale che renda definitiva ed irrevocabile l’instaurazione, in Italia, di una democrazia dell’alternanza. L’ipotesi di riforma elettorale messa a punto nei giorni scorsi da Matteo Renzi e Denis Verdini s’ispira al sistema di elezione dei sindaci introdotto nel 1993. Non si rifà ad alcuno dei modelli elettorali in vigore negli altri stati occidentali, ma tenta di estendere a livello nazionale un sistema di elezione che ha funzionato e funziona bene a livello locale. Ci sono, però, due punti della suddetta proposta che vanno emendati: le liste bloccate di candidati ed una soglia bassa (35%) per l’assegnazione del premio di maggioranza al primo turno. Le liste bloccate di candidati rafforzano e perpetuano il potere oligarchico delle segreterie di partito, ma il voto di preferenza è un rimedio peggiore del male, perché è fonte di clientelismo e di corruzione. Solo i collegi uninominali proporzionali (con cui venivano eletti i senatori prima del 1992) assicurano una buona selezione del personale politico, dal momento che consentono ai cittadini di controllare maggiormente l’operato del deputato di collegio. La soglia del 35% dei voti validi per l’assegnazione del premio di maggioranza, poi, potrebbe essere giudicata troppo bassa dalla stessa Corte Costituzionale. Sarebbe opportuno portarla al 40%, proprio per evitare che, in futuro, la Corte possa ritenere eccessivo un premio di maggioranza pari al 18% dei seggi.

    Naturalmente, la sola approvazione della riforma elettorale non è sufficiente a sbloccare un sistema politico che attende di essere riformato da circa trent’anni. Sono falliti già 5 tentativi di riforma delle istituzioni repubblicane (la Commissione Bozzi del 1983, la Commissione De Mita-Jotti del 1993, la Commissione D’Alema del 1997, la velleitaria devolution bocciata dai cittadini, nel 2006, in sede di referendum confermativo e il comitato parlamentare per le riforme che non si è riusciti a costituire nel corso dell’anno appena terminato). Per evitare un ulteriore fallimento, si è deciso di dedicare l’anno in corso all’approvazione delle riforme più indispensabili: 1) il superamento del bicameralismo perfetto; 2) la riduzione del numero dei parlamentari; 3) la riscrittura del Titolo V della Seconda Parte della Costituzione; 4) l’abolizione delle inutili Province.

    Le riforme sopra elencate, unite a quella delle legge elettorale, possono sbloccare un sistema politico imballato e contraddistinto dalla bassa decisionalità impostagli dall’Assemblea Costituente per immunizzarlo da possibili svolte autoritarie di stampo fascista. Quest’esito è auspicato soprattutto dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha ripetutamente chiarito di non volere esercitare il suo potere di scioglimento delle Camere in assenza dell’intervenuta approvazione delle modifiche costituzionali più urgenti. La risoluta posizione del presidente della Repubblica, cui molti rimproverano pretestuosamente un’interpretazione monarchica del suo ruolo, è motivata dalla sua patriottica preoccupazione di fare l’interesse della Nazione, che, in questo momento storico, consiste nella compiuta affermazione di quella democrazia dell’alternanza teorizzata dalle menti più lucide della morente Prima Repubblica.

    Alfred Tennyson ha scritto che l’autorità dimentica un re morente. Ma oggi, in Italia, l’autorità non può non ascoltare il re morente, perché le sue parole sono le uniche ispirate dalla ragionevolezza e dal buon senso.

    Rocco Di Rella - rocco.di.rella@libero.it

    • Di Persio Flacco (---.---.---.123) 3 febbraio 2014 00:17

      In democrazia la pluralità delle opinioni è un valore imprescindibile perché è solo da questa, dalla possibilità di confrontare idee diverse, che si può ottenere la migliore capacità di elaborare le decisioni più adeguate.
      Per questo le minoranze devono essere tutelate e garantite e a nessuno deve essere impedito o limitato il diritto ad accedere all’Agorà e ad esprimervi le sue idee.
      Qualunque mezzo che limiti questo diritto sia adottato, per qualunque motivo, limita la democrazia.
      Nell’organo legislativo dovrebbe quindi essere rappresentata il più possibile la varietà di opinioni esistenti nel popolo: il sovrano democratico che decide a maggioranza.

      Secondo me il miglior metodo per la formazione della rappresentanza sarebbe dunque il proporzionale puro, senza soglia minima, senza limitazioni di collegio, senza ballottaggi e premi di maggioranza.

      La stabilità del governo non dovrebbe essere garantità attraverso la semplificazione forzata della composizione parlamentare, dovrebbe essere garantita in altro modo. Innanzitutto riportando alla sua funzione originaria l’organo esecutivo. Il Governo non può e non deve sostituirsi al Parlamento, salvo nel caso in cui si verifichino eventi eccezionali che richiedono e giustificano l’emanazione di leggi nel più breve tempo possibile. Nella gestione ordinaria il Governo deve limitarsi ad attuare le leggi emanate dal Parlamento. Può sollecitare al Parlamento l’emanazione di leggi di cui rileva il bisogno durante lo svolgimento dei suoi compiti, ovviamente, ma non dovrebbe proporne il testo né tantomeno farne di proprie.

      Di fatto invece nell’ordinamento materiale del nostro Paese il Governo si è gradualmente sostituito al Parlamento, che è ridotto ormai a notaio dei suoi provvedimenti legislativi.

      Per questo motivo è anche comprensibile che il Governo diventi instabile quando l’azione legislativa che pone in essere non è condivisa da chi sarebbe propriamente designato ad esercitarla in qualità di rappresentante dei cittadini. Se il Governo si limitasse ad attuare le leggi nell’amministrare lo Stato non vi sarebbe motivo per il Parlamento di sfiduciarlo. Così come non vi è motivo di prevedere la sfiducia della Magistratura: dal momento che deve limitarsi ad applicare la legge non può entrare in conflitto con i rappresentanti del Popolo.

      Così, se non vi fosse conflitto di poteri legislativi, e il Governo si limitasse alla sua funzione esecutiva, non vi sarebbe motivo di mantenere per tutta la legislatura la possibilità per il Parlamento di togliere la fiducia al Governo. Salvo casi eccezionali al Governo dovrebbe essere data la fiducia una sola volta, al suo insediamento e dovrebbe poter essere sfiduciato solo con un voto a maggioranza del Parlamento.

      Anzi, a mio avviso la fiducia dovrebbe essere data al Capo del Governo e gli eventuali rimpasti dovrebbero essere ratificati dal Parlamento a maggioranza per avere effetto.

      Il garante della corretta dialettica tra Parlamento e Governo dovrebbe rimanere il Presidente della Repubblica, che scioglie le Camere quando queste sono impossibilitate a svolgere la loro funzione; che destituisce il Capo del Governo in presenza di gravi violazioni dei limiti costituzionali; che interviene nel regolare i rapporti tra i poteri dello Stato secondo una precisa normativa che limita i suoi poteri e li subordina alla ratifica del Parlamento: organo sovrano per eccellenza.

      Quella che oggi viene spacciata come esigenza di assicurare stabilità e governabilità al Paese è invece il tentativo di rendere istituzionale uno stato di fatto in cui l’ordinamento è stravolto da una prassi che vede il Governo accentrare poteri legislativo ed esecutivo insieme ed essere sempre più espressione non della volontà popolare bensì espressione dei partiti politici. Per questo quei partiti hanno la necessità di pararsi dalla volontà popolare espellendo dal Parlamento tutte le forze politiche a loro contrarie.
      A questo servono liste bloccate, i collegi ritagliati per sbarrare il passo alle rappresentanze spurie, i doppi turni, gli sbarramenti ecc.

      Se questo non è un tentativo di colpo di stato poco ci manca.

    • Di (---.---.---.46) 3 febbraio 2014 21:15

      Caro Persio Flacco, lei ha una concezione giacobina della democrazia ed ignora il fatto che, dietro un governo, c’è una maggioranza parlamentare ed un indirizzo politico comune ad unire l’uno e l’altra. Anche il presidente della Repubblica è espresso da una maggioranza parlamentare alla quale è unito da un comune indirizzo politico.
      Io ho una concezione liberale della democrazia; per me democrazia non è esercizio del potere da parte del popolo, ma espressione del giudizio popolare verso l’operato di un governo e di una elite politica. La differenza tra proporzionalisti e maggioritari è tutta qui: i primi s’illudono che il popolo possa comandare; i secondi si accontentano di poter esprimere un giudizio vincolante sull’operato del governo in carica. Io, quando vado a votare, voglio solo poter giudicare positivamente o negativamente l’operato del governo in carica.
      Rocco Di Rella - rocco.di.rella@libero.it

    • Di Persio Flacco (---.---.---.125) 4 febbraio 2014 10:37

      La mia non è una concezione giacobina della Democrazia, è semplicemente una concezione coerente della Democrazia. Conforme peraltro alla Carta Costituzionale che su questo non lascia dubbi.

      La sua invece non è né liberale né democratica. Non è liberale perché il liberalismo si occupa fondamentalmente dei rapporti tra Stato e Cittadino asserendo la neutralità del primo rispetto alle libertà del secondo; non è democratica in quanto lei attribuisce ad una elite il diritto di governare e fare leggi in nome del Popolo, che ritiene incapace di governarsi da sé.
      In questo senso è una visione oligarchica camuffata da Democrazia. 

      E, di fatto, corrisponde allo status quo, che vede una Partitocrazia al potere che rende conto al Popolo solo quando vuole o quando vi è costretta.

    • Di (---.---.---.104) 4 febbraio 2014 11:27

      La sua "concezione coerente della Democrazia e conforme alla Carta Costituzionale" produce parlamenti ingovernabili ed involuzioni autoritarie.

      La sua "concezione coerente della Democrazia e conforme alla Carta Costituzionale" produce la paralisi decisionale ed attribuisce poteri di veto spropositati ad infime minoranze di ricattatori.

      Le dittature sono state partorite da sistemi proporzionali, non sono nate in democrazie liberali dell’alternanza. Associare il sistema elettorale maggioritario a Hitler, come fa l’autore di questo articolo, è una truffa intellettuale. Hitler è stato partorito da una democrazia proporzionalista, quella di Weimar, che si è avvitata su sé stessa.

      Le utopie egualitarie generano mostri: il nazismo è figlio di una concezione utopica della democrazia; il comunismo è figlio dell’assolutizzazione e dell’idealizzazione dell’uguaglianza economica.

      Una democrazia funzionante, secondo me, è quella che rende possibile l’alternanza al potere tra le minoranze politicamente impegnate. I cittadini, per controllare l’operato del partito/coalizione al potere, non devono disporre solo della possibilità di votare per un diverso/partito coalizione, ma devo poter abrogare con più facilità le cattive leggi che possono essere promulgate dai detentori del potere. A tal fine va potenziato lo strumento del referendum abrogativo, eliminando l’odioso quorum di partecipazione. Grillo avrebbe potuto ottenere dal PD l’abrogazione del quorum referendario all’inizio della legislatura. Non ha voluto allearsi col PD e si è autoisolato. Urla così tanto perché la sua strategia politica si sta rivelando fallimentare (glielo scrive uno che non era certo prevenuto verso il M5S http://www.agoravox.it/Ascolta-il-tuo-cuore-e-la-tua.html ).

      Per farla breve: democrazia dell’alternanza e referendum abrogativi senza quorum di partecipazione possono dare ai cittadini molto più potere di quello che lei vorrebbe democraticisticamente ed illusoriamente loro attribuire con una legge elettorale iper-proporzionale.

      Rocco Di Rella - rocco.di.rella@libero.it

  • Di (---.---.---.10) 1 febbraio 2014 11:51

    Sig. di Rella,

    le "riforme sopra elencate" possono sbloccare un sistema a bassa decisionalità (quale non mi sembra quello attuale, detto per inciso). Possono pure prendere una deriva autoritaria (che secondo me hanno già palesemente in germe). Le riforme stanno per essere discusse da un parlamento di livello infimo, pieno di condannati e clienti, eletti con una legge anticostituzionale. Le riforme sono sostenute e proposte da un personaggio interdetto dai pubblici uffici, carico di processi, tirato in ballo da un altro personaggio che ha raccontato cose per farsi eleggere e poi ne ha fatte altre. Il tutto caldeggiato da un presidente discutibile come minimo che, invece di rappresentare l’Italia e difendere la costituzione, rappresenta la sola maggioranza e nomina una giuria di "esperti" per riscrivere la Costituzione che dovrebbe difendere (le ricordo che le iniziative sulla costituzione e la legge elettorale sono prerogativa del parlamento). Sono sicuro che le parole di Napolitano non sono ispirate da ragionevolezza e buon senso, ma da qualche interesse innominabile di cui vediamo solo i barlumi.

    Insomma, sig. di Rella, lei conosce il passato ma non vede il presente. Si fa anche lei imbottire la testa da concetti come la governabilità, che dovrebbe essere attuata da un dei due partiti: o quello del condannato, massa di pecoroni corrotti, per altro spaccatosi recentemente, o dal PD, che non è un partito ma almeno quattro. Bella analisi la sua. Abbiamo bisogno di etica e democrazia, non di superuomini che ci impongono le cose dall’alto.

    Si ravveda, saluti,

    Gottardo

    • Di Rocco Di Rella (---.---.---.173) 2 febbraio 2014 18:17
      Rocco Di Rella

      Guardi, Gottardo, che io mi ricordo perfettamente le prime campagne elettorali cui assistevo da ragazzo negli anni ottanta: tutti dicevano di avere vinto, ma, in realtà, non vinceva mai nessuno. Con i referendum sul maggioritario, con la legge Mattarella, con l’elezione diretta dei sindaci abbiamo iniziato a capire chi le elezioni le vince e chi le perde. Se passa la legge elettorale Renzi-Verdini-D’Alimonte, potremo finalmente sapere, la sera stessa delle elezioni, chi ha vinto e chi ha perso. Non è una legge perfetta. Io avrei innalzato al 40% la soglia per l’attribuzione del premio al primo turno ed introdotto i collegi uninominali proporzionali. Avrei anche impedito le alleanze tra partiti prima del primo turno e le avrei consentite solo tra primo e secondo turno e solo tra i partiti che avessero superato lo sbarramento del 5%. Malgrado questi difetti, va bene e può funzionare. Mi spiace che lei non si sia accorto che il nostro sistema costituzionale è a bassa decisionalità. I cambiamenti sono lenti e i veti sono sempre troppi. Lei come lo definirebbe un sistema così? La difesa acritica e retorica della Costituzione è noiosa ed inopportuna. Scrissero una buona prima parte della Costituzione, ma la seconda parte lascia a desiderare in parecchi punti. Non posso farci niente se molti italiani continuano a votare Berlusconi, malgrado sia stato condannato ed espulso dal Parlamento. Da qualche parte i voti per cambiare bisogna andare a prenderli. Grillo i suoi voti li ha messi nel congelatore ed è diventato un proporzionalista come lo era Craxi. Io sostengo il maggioritario da 24 anni: ho firmato il primo quesito referendario presentato nel lontano 1990, a 19 anni. Non mi faccio, quindi, imbottire la testa da nessuno e porto coerentemente avanti le mie battaglie, come quella per la processabilità di Berlusconi, per la quale ho partecipato, a Roma, sia alla festa di protesta di Nanni Moretti del settembre 2002, sia al corteo del popolo viola nel dicembre 2009. Un cordiale saluto a Lei e alla redazione di Agoravox.it, che, per la prima volta, non ha pubblicato un mio articolo. 

  • Di (---.---.---.230) 2 febbraio 2014 19:23

    Accrocco >

    Matteo Renzi afferma che la politica, dopo anni di immobilismo, con lui ha ritrovato la “capacità” di decidere. Dimostrare “capacità” di decisione è cosa ben diversa dalla semplice “voglia” di decidere.
    Sotto questo profilo l’accordo raggiunto sulla legge elettorale solleva diverse perplessità.
    A cominciare dal ricorso al ballottaggio (garanzia governabilità) e dalle soglie di sbarramento (anti-ricatto partitini).

    Con il ballottaggio, partecipando anche meno della metà del corpo elettorale, la forza politica che vince può vedersi “premiare” con un raddoppio dei seggi avuti al 1° turno.
    Ancora.
    Dopo aver fissato all’8% la soglia che un singolo partito deve raggiungere a livello nazionale si è “deciso” di consentire comunque l’accesso a fronte di un 9% di voti ottenuti in almeno 3 Regioni. Equivale a ridurre perlomeno a 1/3 il pacchetto di consensi da conseguire.
    Non solo.
    Dovendosi scegliere, all’interno delle coalizioni, tra la soglia del 4 o del 5%, alla fine si è “deciso” per un salomonico 4,5%.
    Da notare infine che, a distanza di un paio di settimane dalla “blindatura” dell’asse targato Berlusconi-Renzi si parla ancora di possibili aggiustamenti.

    Postilla.
    Il sistema elettorale è lo strumento base che, tramite una “rappresentanza” politica, serve a dare volto e voce alla volontà popolare. Di sicuro non è di un qualche “nuovo” accrocco di formule/accorgimenti vari che si sentiva la mancanza.
    Il tempo non cancella le Voci dentro l’Eclissi esempio di coerenza, responsabilità …

  • Di (---.---.---.200) 2 febbraio 2014 19:24

    Sig. Rocco,

    le dichiarazioni dei partiti, dopo le votazioni, me le ricordo benissimo, come lei. Ma guarda caso, le ho continuate a sentire sempre, anche dopo, anche alle votazioni dello scorso marzo e alle ultime comunali di Roma. Quindi direi che è un vizio generale, non un vizio della legge elettorale.

    Anche io, come lei, votai per il maggioritario al referendum. Ma dopo pochi anni avevo già cambiato idea perché lo spettacolo era lo stesso di sempre. E’ vero che non abbiamo mai avuto una legge come questo Italicum, lo si dovrebbe provare per essere certi che essa assicuri governabilità. Pure lei la critica, almeno su certi aspetti. E io dico: ma possibile che bisogna sempre turarsi il naso? No, mi dispiace; non posso mandare giù una legge elettorale come questa, fatta da queste persone, con questo procedimento che è stato usato. Chiunque chiuda gli occhi su queste cose, secondo me, si sta turando il naso (come facciamo da vent’anni). La verità è che ogni partito spinge per una legge che lo avvantaggi - nessuno cerca ciò che sarebbe veramente giusto (discorso a parte per per il movimento 5 stelle).

    Lei e io non possiamo fare niente se molti italiani continuano a votare Berlusconi, ma io almeno critico chi si accorda con lui. Fra parentesi, visto che lei studia il passato per prevedere il futuro, non le viene in mente che tutte le volte che il PD ha cercato di collaborare col Berlusca, alla fine è stato fregato? Massì, pazienza!

    Ma lei è più interessato alla governabilità, a sapere, il giorno dopo le elezioni, chi finalmente imperversa. La governabilità (e anche il sapere tutto il giorno dopo) sono due chimere buone per riempire la testa degli italiani. Perché diverse forze politiche possono avere idee diverse su alcuni temi, ma in Italia siamo talmente disastrati che un parlamento serio, anche se composto da forze avverse, potrebbe lavorare per anni senza mai bisticciare. Ecco perché sostengo che, in questo momento, più che la governabilità sarebbe bene cercare una buona classe politica - e questa non si ottiene con le liste bloccate (specialmente se sono in mano a personaggi come Renzi e Berlusconi, entrambi condannati). Ma se proprio vogliamo la governabilità, se proprio vogliamo i listini bloccati, se proprio vogliamo una soglia di sbarramento inutile perché alla fine ci sarà una maggioranza certa, perché non si mette per legge l’obbligo di fare le primarie (meglio: parlamentarie)? Lo sa perché? Perché sarebbero di nuovo gli elettori a scegliere le persone.

    Termino con un pensiero sulla bassa decisionalità. Io penso che non sia vero. Quando "vogliono", i politici sanno fare in fretta. A volte, addirittura, prendono troppe decisioni: decidono una cosa, poi la rimandano, poi la cambiano, poi l’abrogano, poi la fanno rivivere con un altro nome. E intanto la gente impazzisce e le amministrazioni perdono tempo e soldi. Tutto questo non succede per colpa della legge elettorale, o per colpa della bassa decisionalità. Succede perché il parlamento è pieno di pecoroni eletti con liste bloccate dai loro padroni, i quali sono personaggi inquietanti che ragionano giorno per giorno su sondaggi elettorali e su finanziamenti delle lobby: non si spiegherebbero altrimenti certe scelte incredibili che, guarda caso, sono state proposte e approvate in un soffio (bassa decisionalità... sì...). Analizzi bene l’operato del governo di questi ultimi mesi, sostenuto da una ampia maggioranza che garantisce governabilità QUANDO vuole. Poi faccia il confronto con la scorsa elezione del presidente della repubblica: a volte una singola coalizione potrebbe essere decisiva, e invece si spacca. La governabilità è una chimera, stando ai termini attuali e futuri che può garantire questo Italicum. Invece questa legge una cosa la garantisce: che avremo di nuovo un parlamento di nominati che voteranno leggi ad personam (già: che cosa avrà chiesto Berlusconi a Renzi in cambio dell’accordo?) e regali a banche e lobby.

    Cordiali saluti,

    Gottardo

    • Di (---.---.---.173) 2 febbraio 2014 20:15

      Mettiamo per un attimo da parte la questione della legge elettorale. Ma si rende conto che è assurdo il bicameralismo perfetto??? Per approvare una legge ci vogliono almeno tre letture tra Camera e Senato, perché l’Assemblea che esamina la legge per seconda, in genere, la modifica. Così non si può andare avanti! Dipendesse da me, io abolirei completamente il Senato (ed anche le regioni, non solo le province). Almeno si provi a differenziare i compiti tra le due Camere. Questo significa sistema a bassa decisionalità: decisioni lente e condizionamenti interminabili. E Grillo che dice sull’abolizione/riforma del Senato??? Boh! Anche sul bicameralismo perfetto la "sacra Costituzione" è impeccabile ed inappuntabile??? A me pare proprio di no!
      Rocco Di Rella - rocco.di.rella@libero.it

  • Di (---.---.---.80) 3 febbraio 2014 09:50

    Sul senato sono d’accordo con lei (finalmente!). Ma forse è meglio fare una cosa per volta? La Costituzione impone un sistema che, probabilmente, andava bene quando è stata scritta e adesso potrebbe benissimo essere rivisitata (di nuovo: vede che i tempi cambiano e il pensiero di anni fa ora non è più attuale?). Nondimeno questa legge fondante è importante, mi preoccupa (per dire poco) vedere che gli si vuole mettere mano con gli attuali presupposti.

    Cordiali saluti,
    Gottardo

    • Di (---.---.---.46) 3 febbraio 2014 21:19

      Dopo trent’anni di tentativi di riforma andati a vuoto, non si può più aspettare. Il Senato andrebbe spazzato via. Non serve a niente! E va spazzato via subito!
      Rocco Di Rella - rocco.di.rella@libero.it

    • Di (---.---.---.29) 4 febbraio 2014 18:11

      Caro di Rella,

      chiaramente sono opinioni non verificabili: perché il senato dovremmo prima abolirlo per poi verificare se le cose vanno meglio. Io sospetto che le cose non andrebbero meglio: a fronte di qualche spicciolo risparmiato si avrebbe una decisionalità più rapida, a lei tanto cara, che a me invece fa paura. Sì, perché da anni a questa parte io ho visto poche decisioni, sbagliate. Il mio sospetto è che una maggiore decisionalità porti a molte decisioni, sbagliate.

      E poi, ci sono anche tante altre cose per le quali abbiamo aspettato troppo, e che sono più semplici da attuare - quindi non vedo perché perdere tempo sul senato, quando si potrebbe per esempio buttare fuori i condannati dal parlamento (e i lobbisti pure), regolamentare i conflitti d’interesse, istituire il vincolo di due mandati e alcune cosette qua e là. Scommetto che dopo, come per magia, anche il senato diventerebbe sopportabile per ancora un paio d’anni (durante i quali fare innumerevoli cose utili, rese finalmente possibili).

      Colgo l’occasione per dire la mia su alcune sue affermazioni:

      " La Democrazia conforme alla Carta Costituzionale produce parlamenti ingovernabili ed involuzioni autoritarie."

      Io penso che non è la carta costituzionale ma la gente che finisce in parlamento, a renderlo ingovernabile. Sorvolo sulle "involuzioni autoritarie", ne abbiamo una proprio sotto gli occhi...

      "La concezione coerente della Democrazia e conforme alla Carta Costituzionale produce la paralisi decisionale ed attribuisce poteri di veto spropositati ad infime minoranze di ricattatori."

      Solenne cazzata, secondo me. I ricatti si possono fare quando un soggetto è ricattabile, e quindi non degno di stare in parlamento. Difatti, i ricatti dei piccoli partiti non sono mai stati rilevanti per una pura questione di numeri, ma per questioni di patti alleanze e coalizioni (quelle che piacciono a lei). 

      "Le dittature sono state partorite da sistemi proporzionali"

      A me non risulta, parlerei piuttosto di colpi di mano a suon di esercito e altri sistemi violenti e, questo sì, sovente se non sempre sono state coronate con l’istituzione di parlamenti di nome ma non fatto, tanto somiglianti al parlamento italiano, con tanto di votazioni che alla fine non portano a nessun cambiamento....

      Cordiali saluti,

      Gottardo

    • Di (---.---.---.235) 4 febbraio 2014 22:09

      Cosa vuole che le dica? Si tenga il Senato, i piccoli partiti insignificanti, i ricatti delle micro-corporazioni, la proporzionale e le non-decisioni e i rinvii di democristiana memoria.
      Si tenga pure il culto acritico della carta costituzionale (che è parzialmente buona) e la convinzione (erratissima) che i sistemi proporzionali non generano dittature. Si tenga le nauseabonde dichiarazioni di vittoria di tutti i partiti (e non dei soli veri vincitori) al termine della tornata elettorale. E soprattutto si tenga l’ingenua convinzione che basta mandarci "ggente onesta" in parlamento. Io, stavolta, provo a tenermi una possibile vittoria epocale e la realizzazione di una trasformazione istituzionale che aspetto da più di 20 anni.
      Rocco Di Rella - rocco.di.rella@libero.it 

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