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Donne in rivolta, dalla Turchia all’Algeria: libere di vestirsi come pare a loro

Prima la liberazione di “Khulood”, ripresa mentre si aggirava in minigonna per le strade di un sito archeologico. Poi le migliaia di donne algerine che si sono recate in spiaggia in bikini, in aperta sfida agli islamisti. E infine le centinaia di donne in marcia sabato scorso a Istanbul, sfidando gli uomini che vogliono imporre loro come vestirsi.

È ancora presto per dire che è alle porte una liberazione sessuale in Medio Oriente, ma sono notizie che in questa torrida estate costituiscono sicuramente una piacevole ventata di aria fresca. Perché mostrano un mondo, quello dove impera l’islam, in cui il maschilismo patriarcale incontra qualche difficoltà a continuare a coprire con un velo i desideri delle donne. E anche su questo fronte occorre ricordare che l’anno scorso, in Iran, vi furono addirittura uomini che sui social network si velarono per solidarietà con chi è obbligata a indossare il foulard.

Casi isolati? Forse. O forse qualcosa si sta pian piano muovendo. Non solo in Algeria, in Arabia, in Turchia: in tutti i paesi al di là del Mediterraneo quasi un quarto della popolazione è costituito da bambine, ragazze, adolescenti e giovani, spesso istruite. Vanno al cinema, vedono la televisione, navigano su internet, e si imbattono quindi in alternative che solo l’uso della coercizione può impedire che siano prese in seria considerazione.

Non è importante il numero di quante cambieranno modo di vestirsi. L’importante è che siano libere di farlo. Tutte.

Raffaele Carcano

(Foto: Steve Snodgrass/Flickr)

Questo articolo è stato pubblicato qui

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