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 Home page > Tribuna Libera > Dimissioni dei pdellini. E a ramengo l’Italia

Dimissioni dei pdellini. E a ramengo l’Italia

I parlamentari del PdL minacciano di dimettersi in massa, se il Senato dovesse votare la decadenza del fu presidente del Consiglio.

Siamo con il liquame al collo, dovremmo trattenere il respiro e sperare che nessuno faccia la minima onda. Dovrebbe riuscire a capirlo anche chi non ha ricevuto un Nobel, ma pare proprio non se ne renda conto nessuno, là, in quella specie di Sahara morale che è quel si spaccia per destra.

Il loro ducetto minimo (che avrebbe dovuto avere la decenza di andarsene per i fatti suoi, e dopo aver chiesto tante scuse) dovrà sloggiare, dopo che il Senato, non potendo proprio fare altro, salvo prendere a sputi negli occhi la già maltrattata decenza, ne voterà la decadenza.

E loro, stracatafottendosene delle conseguenze, che fanno? Prendono atto della cosa, si stringono intorno al proprio segretario (sarebbe Angiolino; lo so, non sempre ce se ne ricorda) e, fieri dei propri ideali, continuano la propria lotta politica? Ma quando mai. Sarebbero cose da partito normale in un paese normale. Decidono, per acclamazione, (e si vede che tanti hanno un passato di gruppettari, oltre che un presente da claque) che, in quest’eventualità, daranno in massa le proprie dimissioni. E a ramengo il governo. E a ramengo la legislatura. E l’Italia? Va beh, aumenterà di nuovo ‘sto spread, pagheremo fin che potremo, poi usciremo dall’euro, avvieremo le rotative per stampare una montagna di neo-lire e … andremo tutti a ramengo.

Non contenti, dimostrando d’aver imparato la lezione di Mr Kalashnikov, detto anche "Umberto ce l’ho duro", rassicurano l’opinione pubblica intenzionale, (ammesso che s'interessi a loro) con poche e misurate parole. Bazzecole che, se prese minimamente sul serio. dovrebbero indurre i loro elettori a salire immediatamente in montagna; espressioni che sono un vero e proprio invito alla guerra civile. Deliri di mentecatti, se non fosse che a delirare sono i rappresentati eletti di una frazione, certo assolutamente minoritaria, del popolo italiano.

Le perle? C’è solo l’imbarazzo della scelta. “La sinistra”, ha detto il Capo stesso medesimo, “ha un’ideologia criminale”, prima di annunciare che, appunto, sarebbe in atto “un’operazione eversiva”. Immediata erezione del duo Brunetta&Schifani, per grazia ricevuta membri del nostro Parlamento, che subito si distinguono per autonomia di pensiero. “Parlare di golpe”, assicurano, “è realistico”. Le migliori in assoluto? Madama Santanché, sempre imbattibile, accusa Giorgio Napolitano di essere “arrogante e non imparziale”. Hai capito: un Presidente della Repubblica più vicino ai giudici (beh, e di pochino pochino) che ad un pregiudicato. Inaudito. Falcone e Borsellino, Riina e Provenzano, per il Quirinale dovrebbero essere la stessa cosa. Che sia encefalite spongiforme bovina? E poi c’è sempre il Capo: “Mi vogliono cancellare dalla Storia”.

Tranquillo, Silvio (sempre modestino, eh) dalla storia del nostro avanspettacolo non ti cancella nessuno.

Mi permetterai però, di levarmi un sassolino dalla scarpa. Sono vent’anni che governi. Ordine e disciplina, suppergiù, sono tra i tuoi motti. Ricordi? Hai fatto le scarpe a Veltroni con una campagna tutta incentrata sulla sicurezza. Bene. In questi vent’anni, tu e i tuoi comparuzzi con la camicia verde avete vietato il vietabile, anche di mangiare per strada o di sedersi in tre su una panchina. Leggi e regolamenti che avete approvato avendo la perfetta coscienza che toccasse a questa magistratura, che definisci criminale, farli applicare. Beh, se credi a quel che dici ora, qualche problemino con la tua coscienza dovresti averlo. E se non ci credi, anche. Già, con la coscienza.

Angiolino ha guaito: “Non commetteremo gli errori dei partiti della Prima Repubblica”.

Intendeva non ruberemo? Non creeremo una montagna di debito pubblico sotto cui schiacciare il paese per generazioni? No, no. Intendeva dire che il gran Capo, lui e tutto il circo, non se ne andranno, a costo di sfasciare il paese. Che non hanno neppure quel minimo senso della decenza, e sempre a quello si torna, che mostrarono d’avere Forlani & co.

Non che della cosa si potesse ormai dubitare.

 

Foto: Maurizio Lupi/Flickr

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