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  Home page > Attualità > Società > Dieci anni dopo Genova, parlando del movimento dei movimenti
di Matteo RadioBozen giovedì 21 luglio 2011 - 0 commento oknotizie
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Dieci anni dopo Genova, parlando del movimento dei movimenti

Ieri era il 20 luglio. E' stato un giorno normale ma anche particolare questo 20 Luglio, normale perché è una giornata di luglio come tante altre e particolare perché ricorreva il decennale della morte di Carlo Giuliani. L'intento delle mie parole non è quello di entrare nel merito della sua morte ma di parlare dello stato del movimento dei movimenti. Per essere più preciso vorrei parlare dello stato delle persone nel movimento dei movimenti.

Eravamo andati a Genova (o meglio eravate, purtroppo io ero molto giovane, ho scoperto solo anni dopo cosa era successo esattamente e che significato aveva la sfida dei movimenti ai grandi della Terra) seguendo un filo rosso lungo la Storia che opponeva sempre due istanze sociali, gli oppressori e gli oppressi. Nel testo dei WuMing, “Dalle moltitudini d'Europa in marcia contro l'Impero e verso Genova (19-21 luglio 2001)“, che è un esempio molto ben fatto di "mitopoiesi" (riproduzione del mito), questa lettura della storia è diretta ed efficace come un pugno nello stomaco. Il mito in sé è la “narrazione prima”, o se volete la “narrazione ultima”, ovvero la narrazione che contiene in sé l'essenza del progredire stesso dell'umanità, una sorta di narrazione fondante.

I WuMing succesivamente si sono quasi "pentiti” di avere cercato la mitopoiesi e quindi avere artificialmente riprodotto il mito (voglio fare anche notare che ieri i WuMing hanno deciso di far sciopero). Io di certo non gliene faccio una colpa, il movimento nel suo insieme era giovane, pieno di speranze, incazzato ma anche molto naif e forse un po' sprovveduto perché non aveva tutte le visioni di lungo periodo necessarie per attuare una politica funzionale e funzionante contro il modello neo-liberista.

In questi dieci anni però sono successe molte cose, forse addirittura troppe. Perdonatemi se non entro in lunghi elenchi di eventi storici più o meno significativi perché non voglio fare torto a nessuno. Il motto dei new-global a partire dai Seattle e arrivando poi anche a Genova era “un altro mondo è possibile”, non uso il termine noglobal perché essenzialmente non mi appartiene; perché non sono un localista xenofobo e razzista che non vuole contaminarsi con le altre culture e tradizioni. La contaminazione culturale è una costante nella storia dell'Umanità e non vedo perchè proprio oggi che potrebbe rivelarsi meno difficile e più civile dovrei dichiararmi contrario.

Esattamente su questo punto arriva la parola “newglobal” ovvero “nuova globalizzazione” cioè la consapevolezza che il colonialismo culturale, economico e dell'immaginario, che le nostre ricche (materialmente) società occidentali hanno prodotto e riprodotto in varie parti del mondo, era profondamente iniquo, gerarchico, violento e antiecologico (intendo qui la biodiversità delle culture umane con le loro ricchezze e le loro povertà).

Noi - e dico noi perché c'entriamo tutti in questa cosa, essendo noi stessi veicoli di questa data cultura - abbiamo, a volte, donato dei benefici in alcune zone del mondo, ma spesso e volentieri abbiamo promesso la nostra ricchezza per poi portare solo la nostra povertà. Abbiamo sostanzialmente prodotto illusioni che sono poi sfociate in frustrazione e sfruttamento.


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