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Dentro l’IIT, reportage, prima parte. Un giorno con i ricercatori

 «Con il cane-robot e i ricercatori che ringhiano.»

Se chiedi ad alcuni ricercatori del CNR (Consiglio nazionale delle ricerche) cosa ne pensano dell’Istituto italiano di Tecnologia, ti rispondono “L’IIT ha un livello di produzione (numero di paper) molto basso, hanno avuto troppi fondi e tutto ciò è sintomo che non sono molto bravi”. Leggi poi Repubblica, l’articolo “diffidente” dal titolo “Ecco i campioni della ricerca…” a firma Elena Dusi, è tutto un buttar fango sull’IIt: “la produttività di ogni ricercatore è di appena 0,34 articoli all’anno”. Tanto basta per (1) farsi un giro a Genova la città del “mugugno”, (2) andare dentro la sede principale dell’Istituto Italiano di Tecnologia, (3) parlare con i ricercatori e farsi un’idea più chiara.

L’IIT è un mastodonte da 30mila metri quadri che spunta fra le terrazzate genovesi, svariate centinaia di persone al lavoro, un’ottantina di parcheggi in tutto, la mensa è ancora in costruzione. I ricercatori più giovani toccano a malapena 1250 euro al mese, no buoni pasto, no alloggi, e niente parcheggi. Carico di lavoro da 10-12 ore al giorno di media. Poi se gli dici che non producono abbastanza, s’incazzano.

Ho passato una giornata con uno di loro. Michele è orginario di Rimini, 30 anni: un minuto gli dura trenta secondi, vive per la ricerca. Innamorato di una scienziata dell’IIT, ma non riesce a vederla abbastanza. Perché? “Passa troppo tempo in laboratorio con i topi”. Michele corre come Forrest, forse non vedrà tutti i risultati del suo lavoro, “perché la scienza ha tempi lunghi”. Diversi i tempi di cottura del cibo: una grave perdita. Alla sua tavola mangiamo pollo crudo e pane in cassetta: “è il cibo del ricercatore, devi farci l’abitudine”. Altrimenti c’è il catering che serve l’IIT, è uguale o peggio: cibo in vaschette di plastica riscaldate.

Corriamo al Centro. Entrare dentro l’IIT? Come in Ritorno al futuro, ci manca poco che fra una porta tagliafuoco e l’altra ti vedi spuntare “Doc” e Martin Mc Fly. Superi i controlli di routine e sei nel dipartimento di Advanced Robotics. Gli occhi umanoidi guardano misteriosamente i tuoi, sulle scrivanie i loro arti sono poggiati senza vita. Ti chiedi dove sia l’Avatar convinto di trovarlo da qualche parte nei laboratori, e sbatti il naso su una stampante 3D per i prototipi degli scienziati. Chiedo come funziona: “facilissimo, la plastica liquida viene depositata per livelli e crea l’oggetto che hai disegnato in 3D al computer”. Amazing. Nell’altra stanza c’è HyQ, cane-robot, il cervello gli penzola per terra, “lo stiamo operando”.

I ricercatori, tutti sulla trentina, parlano inglese, scarabocchiano formule matematiche sulle porte a vetri degli uffici, entusiasti guardano al futuro e alla green-economy. Fuori dal centro, a pranzo in una modesta trattoria, alcuni mi assicurano la loro libertà nella ricerca, “in altri posti è diverso”.

Su Facebook Michele ha commentato duramente l’articolo di Elena Dusi: “Sembra uno schiaffo all’impegno e ai sacrifici di tanti giovani che ci lavorano”. Gli chiedi perché? “Per calcolare la produttività media in termini di paper, hanno preso il numero di pubblicazioni del 2009 – quando il centro era mezzo vuoto – e l’hanno diviso per il numero di assunti attuali: 811. - Lo sguardo è irritato - “Molti dipartimenti come quello di neuro-scienze, richiedono anni di sperimentazione per arrivare a risultati pubblicabili, noi siamo partiti praticamente da zero tre anni fa e nel 2009 stavamo ancora comprando le attrezzature per i laboratori e assumendo persone”. “Riguardo ai costi elevati per pubblicazione - insiste - è chiaro che lievitano alle stelle se conteggi anche i costi fissi iniziali necessari a comprare le attrezzature per poter lavorare”.

I ricercatori dell’Iit soffrono insomma del peso di un Governo mal visto in tutto il mondo e ogni momento è buono a certa stampa per attaccare di conseguenza il loro lavoro, tuttavia “la perla di Tremonti”, malgrado alcuni difetti, riattrae i cervelli in fuga e ha comunque un respiro internazionale. Chi ne fa le spese alla fine sono sempre i ricercatori. I passi in avanti nella ricerca del dipartimento di Advanced Robotics, diretto da Darwin Caldwell, sono interessanti: HyQ, Arbot e la Micro-turbina, i progetti che scopriamo.

(continua...)

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.6) 12 maggio 2011 14:20
    Damiano Mazzotti


    Spesso e volentieri i giornalisti vanno di fretta... Anche loro devono fare la fila per leccare... O al supermercato... E di certo non vengono selezionati in base al Quoziente Intellettivo

  • Di (---.---.---.236) 13 maggio 2011 09:48

    Bravi bravi, intervistate i "poveri" ricercatori che guadagnano 1.250 euro (ed hanno peraltro il posto a tempo indeterminato, ndr), dipingendoli come dei poveretti sottopagati, costretti a lavorare tutot il giorno, senza buoni pasto (nessun dipendente universitario ce li ha, ndr), senza alloggio (e da quando il datore di lavoro trova le case ai dipendenti?, ndr) e senza parcheggio (in realta’ i parcheggi all’iit ci sono, come fate a non vederli?...)

    I ricercatori dell’iit tutto sommato sono di qualita’, ma perche’ invece non andate ad intervistare i superprofessoroni dell’iit, che guadagnano 10 mila euro netti al mese, non fanno NULLA dalla mattina alla sera, e schiavizzano i loro studenti e i suddetti ricercatori per poi appropriarsi delle loro pubblicazioni?
    Sono loro, i cattedratici, ad essere dei PARASSITI allucinanti che rendono l’iit un luogo di spreco di denaro pubblico, non di certo i ricercatori che tutto sommato il loro lavoro lo fanno!

    Insomma, ditela tutta la verita’ sull’iit.

  • Di (---.---.---.72) 16 maggio 2011 01:09

    Mi spiace deludere xxx.xxx.xxx.236, ma purtroppo il posto a tempo indeterminato non ce l’ha quasi nessuno (dei ricercatori) all’IIT.
    Secondo. Riguardo all’alloggio uno non si aspetta che glielo trovi il datore di lavoro ma almeno che, dopo un mese di ricerche indefesse, si abbia la possibilità di trovare una soluzione non ottima ma che raggiunga i livelli minimi di decorosità a un prezzo umano. Tuttavia, data la bassa (per non dire nulla) ricettività della regione liguria a livello abitativo, ciò non si verifica quasi mai. Terzo. Inviterei xxx.xxx.xxx.236 a farsi un giro in via Morego 30 a Genova e vedere la quantità di parcheggi disponibili che ci sono a una distanza "accettabile" dal posto di lavoro ("accettabile può avere tante accezioni ma a Genova purtroppo significa entro il raggio di 1-2 km!), nonchè la quantità di multe e gli atti di vandalismo arrecati dagli abitanti dei vicini condomini ai danni dei poveri disgraziati che hanno l’ardire di parcheggiare lungo la strada (che comunque per i parametri di Genova raggiunge quasi la larghezza di un autostrada...).

    un dottorando

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