Il 2011 volge al termine, lasciandosi dietro tantissimi avvenimenti destinati, nel bene e nel male, a restare nella storia.
L'Italia e il mondo intero hanno dovuto subire significativi e veloci cambiamenti, soprattutto sull'onda della gravissima crisi economica avviatasi nel 2008 che proprio quest'anno ha toccato i picchi di maggiore intensità. Fra i fatti che meritano di essere ricordati, accanto a singoli episodi comunque importanti come l'uccisione del "Re del terrore" Osama bin Laden o come la scomparsa del "genio futurista" Steve Jobs, ve ne sono alcuni che investono settori decisivi dell'esistenza umana quali l'affermazione di nuovi spazi partecipativi, le conquiste in tema di diritti e i progressi nel campo scientifico.

Democrazia e partecipazione
Andiamo per ordine. L'anno agli sgoccioli è stato scandito dalla nascita di vari movimenti spontanei di lotta e di sensibilizzazione, sospinti dalla forza divulgativa dei social network. Nel nostro paese, il potere ha dovuto ripetutamente fare i conti con quanti hanno deciso di organizzarsi per rivendicare il diritto di decidere autonomamente del proprio futuro. Da "Se Non Ora Quando" a "Il Nostro Tempo è Adesso" ai "Draghi Ribelli", le donne e i giovani, i precari e gli studenti si sono battuti solo all'insegna della "buona politica" e in nome della giustizia sociale.
Come dimenticare la ventata referendaria che ha travolto l'Italia col clamoroso risultato sul nucleare, l'acqua pubblica e la giustizia? O le vittorie altrettanto sorprendenti di Pisapia e De Magistris alle amministrative, con quell'infinita "onda arancione" che ha contagiato tutta la Penisola? Semplicemente persone, centinaia di migliaia che riunendosi in comitati e associazioni hanno spiazzato la politica ufficiale dimostrando che si può ancora contare dal basso.
Oltre la deleteria partitocrazia italiana senza partiti e fino all'ultimo grande traguardo della scorsa estate: il milione e passa di cittadini che hanno firmato per abrogare la legge elettorale "porcata". Un'intelligenza collettiva, animata da tanti corpi intermedi che vogliono vivere in una società trasparente, aperta e realmente libera. E che utilizzano i nuovi strumenti digitali per fare "Rete", confrontantosi a livello globale e superando l'autoreferenzialità dei vecchi e rigidi apparati decisionali (partiti e sindacati su tutti) buoni solo a resistere a ogni cambiamento.
E' lo stesso metodo che ha mosso e continua a muovere i protagonisti di "Occupy Wall Street", indotta all'azione dalle macerie sociali prodotte dalla voracità della finanza e che tanti emuli ha incoraggiato pure in Europa, o della cosiddetta "Primavera Araba", capace di abbattare diversi regimi dispotici in Nord Africa e in Medio Oriente ma non ancora di rimpiazzarli con sistemi compiutamente democratici.
Molti degli effetti di questi avvenimenti sono ancora in corso e certamente domineranno il dibattito pubblico anche nei prossimi mesi. Anzi è il dissenso, assieme alla voglia di un futuro migliore, che si fa esso stesso argomento di discussione nell'agenda dei media e delle istituzioni.
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