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di Tobia (sito) mercoledì 16 febbraio 2011 - 0 commento oknotizie
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Dell’Utri, della mafia e del PdL

Marcello Dell’Utri: una figura scura su uno sfondo ancora più cupo: la politica italiana degli ultimi vent’anni. I processi lo inchiodano, lui rimane al suo posto, "fiducioso" della prossima sentenza: la Cassazione.

“Io sono un politico per legittima difesa. A me della politica non frega niente. Mi difendo con la politica, sono costretto. Mi candidai nel 1996 per proteggermi.”

Cade ogni dubbio, la politica per Marcello Dell’Utri è solo una facciata, un mezzo attraverso il quale proteggersi dalla giustizia.

Già nel 1994 erano iniziate indagini a suo carico e nel ’96 era finito sotto accusa.

Il Tribunale d’Appello di Palermo, il 20 novembre 2010, ha rilasciato le motivazioni della sentenza che ha portato alla condanna per Dell’Utri - pronunciata il 29 giugno 2011 - a 7 anni di reclusione per “concorso esterno in associazione mafiosa”.

“Intrattenne stretti rapporti con i boss Provengano e Riina fino alle stragi di Falcone e Borsellino, nel ‘92”.


Le risultanze processuali individuano in Dell’Utri “uno specifico canale di collegamento” tra Berlusconi e i boss mafiosi: un mediatore negli accordi tra Stato e mafia, tra diritto e malavita. E’ accusato di aver “consentito all’associazione mafiosa, con piena coscienza e volontà, di perpetuare un’intensa attività estorsiva ai danni del facoltoso imprenditore milanese (Silvio), imponendogli sistematicamente il pagamento di ingenti somme di denaro, in cambio di protezione familiare e personale”.

Nonostante Dell’Utri non veda “come mi possano condannare sul nulla”, e affermi che la sentenza è copiata di sana pianta da quella di primo grado, la condanna definitiva è via via più “prossima” e si avvicina sempre più l’ultima istanza: la Cassazione.

Nato a Palermo l’ 11 settembre 1941 Marcello, partito come segretario di Berlusconi nel ’63, sale pian piano la scala del successo e approda, nel 1982, in Publitalia ’80, l’agenzia pubblicitaria di Silvio, dove si candida subito a dirigente.

Un anno dopo esser stato trovato, durante un blitz della polizia, nella residenza milanese del boss Gaetano Corallo, nel’85 diventa amministratore delegato di Fininvest.

Tutta la sua carriera è quindi profondamente legata a questo “grande imprenditore del nord”, che lo fa crescere e lo porta nel ’93 alla fondazione di Forza Italia, all’interno della quale Marcello continua la sua ascesa.

Un anno dopo esser stato eletto deputato nazionale nella lista di Forza Italia, nel 1997 inizia il processo di primo grado a seguito delle indagini che lo dipingevano mediatore tra i boss di Cosa Nostra e Silvio Berlusconi.

La sentenza è datata 11 dicembre 2004 e condanna l’imputato a 9 anni di reclusione con l’accusa di “concorso esterno in associazione mafiosa”.

Intanto Dell’Utri è diventato parlamentare europeo e, nel 2001, senatore della Repubblica.

Nonostante tutte queste indagini e queste prime sentenze, quindi, Marcello Dell’Utri continua spensierato la sua carriera, salendo sempre più e rafforzando il suo ruolo di “braccio destro di Berlusconi” e, perché no, braccio destro della mafia.


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