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D’Annunzio e marcia su Fiume stanno all’antifascismo e ’68 come i pinguini stanno al deserto

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Presidio in commemorazione marcia su Fiume
Presidio in commemorazione marcia su Fiume, 12 settembre, monumento in Monfalcone, con decima mas ed altre realtà

Da una parte, presso il monumento ai legionari della marcia di occupazione di Fiume, tra Monfalcone e Ronchi, in occasione del 12 settembre, anniversario di quell'evento, il solito gruppo, tra stendardi della decima mas ed altri che ai più forse dicono poco, mantelli rossi, campane, una piazza che ha la giusta connotazione con simboli anche del ventennio, perchè quella è stata la rappresentazione della marcia di occupazione di Fiume, città oggi appartenente alla Croazia per chi non lo sapesse, una marcia che ha anticipato quella su Roma e che fungerà da facilatore per consegnare Fiume all'Italia fascista nel '24. Piazza insieme ai simboli della decima mas, noti sicuramente non per il loro antifascismo, che non ha nulla di strano, quella è la loro piazza, la loro manifestazione, la loro dimensione. Il problema è legittimarla quella piazza partecipandovi alla presenza di quei simboli.

E per l'ennesima si volta si è dovuta registrare la presenza di Sindaci anche con la fascia tricolore di alcuni Comuni della zona. E qui la democrazia non c'entra niente. Simboli che rappresentano una storia che i partigiani hanno combattuto, contrastato e sconfitto. Nel cuore di Ronchi, a pochi minuti da quel posto, vi è il celebre muscolare monumento alla Resistenza realizzato nel '67 ed il palazzotto municipale inaugurato proprio nell'anno in cui in modo scellerato Ronchi di Monfalcone diventerà dei legionari, associando il proprio nome ad una pagliacciata narcisistica come direbbe Pasolini, ma che ha anche cagionato morte visto che l'Italia ha dovuto mandare il suo esercito regolare per liberare Fiume occupata dalle truppe dei legionari. Come se oggi anche dei paramilitari occupassero una città straniera rivendicata da qualche capriccioso nazionalista e l'Italia mandasse l'esercito per contrastarli e liberare la città, sarebbe a dir poco incredibile, sconcertante legittimare gli occupatori. Il vento dell'odio fascista e razzista è partito o si è rinvigorito proprio in quel tempo e continua a soffiare ancora oggi.

Cosa c'entra il razzismo di D'Annunzio verso i croati, che definiva in modo squallido in diversi modi, con il '68? Visto che qualcuno sostiene addirittura che avrebbe anticipato il '68? Farebbero bene costoro a leggersi Pasolini per sapere cosa pensava di D'Annunzio.Cosa c'entra l'eversione militarista di Fiume con lo spirito dell'antifascismo? Niente. Qualche manciata di legionari, su poco più di un migliaio circa, diventeranno antifascisti, certo. Altri, come Giunta, giusto uno a caso, sarà il capo del fascio triestino e segretario del PNF e collocherà di persona la targa che ricorda la permanenza di D'Annunzio a Ronchi, perché nessuno di Ronchi si rese ovviamente disponibile.

Perché non lo si ricorda come legionario di D'Annunzio? Come diversi fascisti dopo l'8settembre del '43 cambieranno sponda per ragioni di opportunismo, e quindi? O vogliamo parlare della Carta del Carnaro? Il cui gran parte del contenuto diventerà ispirazione per il corporativismo fascista? Non a caso Mussolini recepirà tale disposizioni nel suo regime, affermando che il corporativismo "è la pietra angolare dello Stato fascista, anzi lo Stato fascista o è corporativo o non è fascista". Dicono che è mazziniana, certo, anche i casapoundisti, nel loro programma politico dicono di ispirarsi a principi "mazziniani, corridoniani, futuristi, dannunziani, gentiliani, pavoliniani e mussoliniani".Carta per diversi aspetti delirante e fortemente nazionalista. La storia parla chiaramente, aggrapparsi sugli specchi per cercare di dare legittimazione ad una roba che non può conoscere legittimazione nell'Italia che si ritrova nello spirito antifascista ed europeista di Ventotene è veramente surreale. Il fiumanesimo e D'Annunzio stanno all'antifascismo, alle rivoluzioni culturali e politiche del '68, come i pinguini stanno al deserto. Non si può tornare indietro. Da ricordare che l'ambasciata croata, a proposito di come la pensano in Croazia, disse, quando interpellata, che siffatte celebrazioni nella sostanza compromettono i rapporti amichevoli tra Italia e Croazia, una cosa da niente, giusto? E Boris Pahor che quella celebrazione non ha niente di europeista, è antistorica e nazionalista.
Marco Barone

 

Commenti all'articolo

  • Di Diogene (---.---.---.49) 14 settembre 16:02

    Non riesco a capire come mai sto Barone ce l’ha così tanto con l’Italia e con gli italiani. Se gli fa così schifo la sua patria perchè non espatria e chiede asilo politico alla Slovenia od alla Croazia che ha così tanto nel cuore.

    Ce ne faremo una ragione e sarà poca perdita.

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