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Coronavirus in Lombardia, cronaca di un delirio collettivo

Cosa c’entra l’immagine di una mimosa fiorita con l’emergenza coronavirus, che in particolare in Lombardia sta portando a misure drastiche e immediate e scatenando il panico nella popolazione?

di Anna Polo

 

(Foto di Thomas Schmid)

C’entra, c’entra, anche se a prima vista il nesso non si vede. Da giorni, ma soprattutto in questo fine settimana, le notizie arrivano a getto continuo, come un bollettino di guerra sempre più incalzante, o una valanga che si ingrandisce man mano che precipita a valle. Sotto questo bombardamento mi sono fatta una serie di domande: perché il caldo primaverile, le mimose fiorite e le primule spuntate già da settimane vengono guardati quasi con piacere, come se non fossero manifestazioni in apparenza innocue di un problema reale?

Perché le due vere emergenze di questo momento – il cambiamento climatico e la presenza di migliaia di bombe nucleari soprattutto statunitensi (di cui 150 in vari paesi europei e tra 60 e 90 in Italia) – vengono ignorate? Perché non si fa niente al riguardo, a parte dichiarazioni di facciata a cui non seguono azioni commisurate alla gravità della situazione?

Perché non si ascoltano gli ammonimenti di personalità autorevoli come Giovanni Maga, responsabile dell’istituto di genetica molecolare del CNR, che in una nota stampa ufficiale afferma “Per evitare eccessivo allarmismo è bene ricordare innanzitutto che 19 casi su una popolazione di 60 milioni di abitanti rendono comunque il rischio di infezione molto basso”, o di Maria Rita Gismondi, direttrice del laboratorio dell’ospedale Sacco di Milano occupato a esaminare da giorni i campioni di possibili casi di coronavirus, che scrive su Facebook: “Durante la scorsa settimana la mortalità per influenza è stata di 217 decessi al giorno! Per Coronavirus 1. A me sembra una follia. Si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale. Non è così.”?

E invece ecco le decisioni prese dal sindaco di Milano e dal governatore della Regione Lombardia: scuole, musei e luoghi di aggregazione chiusi per una settimana, sospesi partite di calcio, manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, eventi e ogni forma di riunione in luogo pubblico o privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, anche se svolti in luoghi chiusi aperti al pubblico.

E non basta: con l’intervento dell’esercito il governo ha istituito zone rosse in alcuni Comuni della Lombardia, dell’Emilia e del Veneto, dove i treni e i mezzi pubblici non arriveranno e scuole, uffici e aziende dovranno restare chiusi, mentre la gente viene invitata a restare a casa.

Le indicazioni riguardano anche il comportamento personale, sfiorando in alcuni casi il ridicolo, per esempio quando si raccomanda di non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani.

Ebbene, qual è l’effetto più ovvio di un simile allarmismo? Il dilagare di una paura irrazionale non solo verso gli altri e verso qualsiasi forma di socializzazione, ma anche verso se stessi. Tutto diventa un pericolo, a cominciare dal proprio corpo. Meglio restare da soli, chiudersi in casa, andare in giro in macchina evitando i mezzi pubblici e diffidare di chi ha un semplice raffreddore e starnutisce per strada.

Probabilmente questa “emergenza” si esaurirà e tra non molto si tornerà alla normalità, ma i suoi effetti pericolosi potrebbero durare a lungo: una volta che una popolazione ha sperimentato un terrore vero o immaginario, sarà più incline a cadere nella trappola di un nuovo pericolo, a trovare colpevoli e a lasciarsi prendere da un delirio collettivo come quello che in questi giorni sta svuotando le farmacie delle mascherine.

La storia purtroppo è piena di esempi di questo tipo; l’ignoranza e la manipolazione hanno prodotto tante volte falsi colpevoli, persecuzioni e roghi. Non siamo più agli untori e alla caccia alle streghe, ma la reazione compulsiva e irresponsabile di chi dovrebbe curarsi del benessere collettivo, amplificata dai social media e dai mezzi di informazione, può portare a fenomeni altrettanto nefasti.

Ora più che mai è fondamentale opporsi al dilagare dell’irrazionalità, non alimentare la paura, mantenersi lucidi e aperti e insistere sulle vere emergenze di questo momento. Una mimosa fiorita anzitempo è molto più inquietante di una finta pestilenza.

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.182) 24 febbraio 18:38
    Damiano Mazzotti

    Se i test su un virus nuovo funzionano male è chiaro che la mente funziona male:

    Estratto da un intervista al dr. Leopoldo Salmaso, epidemiologo su l’antidiplomatico www.lantidiplomatico.it/.../:
    "io non ho mai visto di persona, né trovato in letteratura, epidemie con morti senza il minimo indizio di contatto a rischio; "pazienti zero" senza sintomi né virus; tassi di letalità che aumentano di giorno in giorno fuori dall’epicentro (cioè in Italia ma non in Cina). Tutto ciò può sembrare ancor più angosciante, invece è rassicurante, e lo è per precise leggi di statistica (teorema di Bayes, Valore Predittivo di un qualsiasi test). Leggi che vengono incomprensibilmente ignorate dagli “esperti” nostrani e che cercherò di illustrare il più prosaicamente possibile, pur prevedendo le reazioni scandalizzate di colleghi perfezionisti:
    Prendiamo un test di gravidanza ideale (sensibilità e specificità = 99%), e lo applichiamo sui 15 milioni di donne italiane che non sono nella fascia di età 15-49 anni (quindi con probabilità trascurabile di essere incinte per davvero). Otterremo 14.850.000 (99% di 15 milioni) risultati negativi veri, ma otterremo anche 150.000 risultati positivi (1% di 15 milioni), praticamente tutti falsi.
    E se applichiamo alle stesse donne un test anti-coronavirus ugualmente ideale, ne troveremo ancora 150.000 falsamente positive."
    Detto in parole povere: NON ESISTONO AL MONDO TEST ATTENDIBILI SUL CORONAVIRUS ... allora di che parliamo?
    Ma ormai in Italia la psicosi è inarrestabile, io vivo al sud, in paese lontano 100km dal più vicino capoluogo e da giorni sono esauriti nelle farmacie e nei supermercati Amuchina e mascherine.

  • Di paolo (---.---.---.49) 25 febbraio 10:03

    Pensa un pò cosa sarebbe uscito dalla bocca di questi leghisti del cactus se il focolaio del virus fosse stata Roma, invece che il lombardo veneto. La perla dell’efficienza sanitaria nazionale (al netto di Formigoni e scandaletti vari) .

    Sicuro che avrebbero sbraitato contro la Raggi, chiedendone le dimissioni e l’immediata caduta del governo. " E poi chi ci dice che Di Maio, nei suoi frequenti spostamenti internazionali, non sia lui l’untore ? E Conte, dove lo mettiamo Conte, con tutte le mani che ha stretto in giro per il mondo, senza poi passare l’amuchina? E chi ci dice invece che non sia stato qualche immigrato sbarcato a Lampedusa piuttosto che a Catania a lanciare il virus a 1400 Km di distanza sul nord?."

    Il capitano di questa sciagurata truppa voleva il monitoraggio di tutti gli aerei, come se un infetto che arriva da Lugano in auto o in treno non fosse la stessa cosa. Ma questo intrepido gestore di cazzate non sente ragione. Per lui l’occasione è buona per fare l’unica cosa che gli riesce, dal momento che per il resto è tabula rasa, ovvero la "propaganda". Poi si risente se gli danno dello sciacallo.

    Questo paese è uscito, con molta e molta fatica, dal berlusconismo e dal renzismo. Se capita nelle mani dei leghisti sarà il reset finale, non si salverà niente e nessuno. Salvini premier, con questo codazzo di estemporanei , è roba da diagnosi neurologica solo a pensarlo.

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