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Continua la ricerca dell’infoibato che non c’è. Una proposta di legge che proroga i termini e non solo

 
Giorgia Meloni, definita dal circuito mediatico come la Le Pen italiana, ma trattasi di sopravvalutazione, come è noto è alla guida di un partito quale Fratelli d'Italia che alle Europee ha ricevuto circa un milione di voti. Ciò grazie anche ai media che le hanno dato la possibilità, invitandola continuamente, cosa che sussiste ancora oggi, nei principali programmi televisivi mediatici, di avere enorme visibilità, stesso discorso accade strumentalmente con Salvini e con il suo partito che era sull'orlo dell'estinzione, soggettività che potrebbero essere semplicemente ignorate ma che trovano invece sempre ingiustificato spazio, ebbene, la "Le Pen" italiana ha presentato una proposta di legge che forse farà discutere.
 
Alla strumentale, per ragioni nazionalistiche, legge sul giorno del ricordo, si vuole aggiungere un comma che così afferma: “ In mancanza di parenti in vita, o in mancanza di esplicito interesse da parte degli stessi, la domanda di cui al comma 1 può essere presentata altresì da enti pubblici o privati, quali amministrazioni pubbliche, enti locali, associazioni culturali, centri di ricerca, università e altri che, a vario titolo, si occupano di ricostruire le vicende storiche dell’epoca e delle vittime di quelle tragedie”. Il comma 1 dell'articolo 3, attuale, afferma, invece, che: “Al coniuge superstite, ai figli, ai nipoti e, in loro mancanza, ai congiunti fino al sesto grado di coloro che, dall'8 settembre 1943 al 10 febbraio 1947 in Istria, in Dalmazia o nelle province dell'attuale confine orientale, sono stati soppressi e infoibati, nonché ai soggetti di cui al comma 2, è concessa, a domanda e a titolo onorifico senza assegni, una apposita insegna metallica con relativo diploma nei limiti dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo7, comma 1.”
 
A dieci anni dall'entrata in vigore di tale legge sono state concesse e consegnate 838 medaglie con relativo diploma. Ma non dovevano essere centinaia di migliaia? Ed allora non riuscendo ad ottenere numeri utilizzabili per la propaganda nazionalistica finalizzata a fomentare tensioni in quelle terre che vengono ancora oggi contese, cosa si decide di fare? Che all'insaputa dei diretti interessati (parenti ed eredi), senza contegno alcuno, tramite l'opera, la mano, delle realtà, che già ricevono corposi finanziamenti dallo Stato italiano in materia, ma anche da parte di altri e chi sarebbero questi altri non è dato sapere, di ampliare la lista delle persone così dette infoibate.
 
A ciò si aggiunge la previsione di un maggior contributo integrativo a favore della Società di studi fiumani che ha la proprietà dell'archivio museo storico di Fiume, pari ad euro 70.000 euro annui a decorrere dall’anno 2014.
 
Nel sito catalogo archivio del novecento, a proposito di queste realtà si legge che: “La Società di studi fiumani nacque a Fiume (oggi Rijeka in Croazia) nel 1923, dalla disciolta Deputazione fiumana di storia patria istituita nel 1909 soprattutto per l'incitamento del giovane intellettuale fiumano Egisto Rossi (1881-1908), il quale sperava che si realizzasse una storia di Fiume e che si creasse al contempo un archivio storico della città. Al principio del II conflitto mondiale la Società era stata costretta a sciogliersi e fu assorbita dalla Deputazione di storia patria delle Venezie. Il 27 novembre 1960, dietro espressa iniziativa di Attilio Depoli e di altri intellettuali fiumani (Enrico Burich - in quegli anni direttore dell'Istituto italo-germanico di Roma - Giorgio Radetti, Gian Proda, Casimiro Prischich e Vincenzo Brazzoduro) la Società fu ricostituita a Roma: il primo presidente eletto fu Attilio Depoli. Il contesto storico che fa da sfondo alla sua ricostituzione è la tragedia, alla fine del secondo conflitto mondiale, dell'esodo dei fiumani, giuliani e dalmati dalle terre d'origine.La sconfitta dell'Italia comportò l'occupazione da parte delle truppe jugoslave di Tito delle terre che vennero incorporate definitivamente nella nuova Jugoslavia federativa in seguito al trattato di pace di Parigi (10 febbraio 1947). Il regime comunista jugoslavo, instauratosi a Fiume dal 3 maggio 1945, risultò assolutamente incompatibile con i sentimenti, le speranze e le abitudini di vita dei fiumani italiani, che gradualmente iniziarono ad abbandonare la loro città (…) Dal 1963 la Società si è fatta carico di gestire l'Archivio Museo storico di Fiume, al fine di valorizzare al meglio e di tramandare alle future generazioni la storia e l'identità culturale fiumana, istriana e dalmata di tradizione italiana. L'archivio fiumano è stato poi dichiarato di "notevole interesse storico" dalla Soprintendenza archivistica per il Lazio con decreto 103111 del 20/02/1987. Infine l'Archivio Museo storico di Fiume è riconosciuto e tutelato nell'ambito della legge 30/03/2004 n. 92, che ha istituito il "Giorno del ricordo" in memoria delle vittime delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e stabilito la concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati". Alla faccia della oggettività storica. 
 
Ed il tutto accade mentre più voci propongono di realizzare reazionarie liste di proscrizione, nei confronti di chi sostiene, attraverso fatti, documenti, elementi oggettivi, una ricostruzione storica delle vicende del confine orientale, per usare un termine di Wu Ming, priva di tossine, tossine nazionalistiche, tossine reazionarie, tossine che fomentano la propaganda della menzogna per quella memoria condivisa che vuole trasformare la resistenza in guerra civile, ad esempio,che vuole terre vissute da secoli da comunità slovene, croate, serbe, come da sempre italiane, memoria condivisa che vuole deresponsabilizzare l'Italia, nel nome di quel vittimismo che ha coperto atrocità e crimini contro l'umanità ancora oggi impuniti e conferendo la colpa sempre a quell'altro, altro che poteva essere un precedente alleato colpito alle spalle, altro che poteva essere un simbolo da emulare e poi ripudiare,altro che era ed è il parafulmine delle proprie colpe.
 
Marco Barone
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Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.41) 23 gennaio 2015 08:14

    Sai tentato di dialogare civilmente con lei...ma la " pochezza intellettuale " del suo articolo sulla Società di Studi Fiumani, mi porta a dirle solamente di documentarsi meglio su quello che scrive. Da ricercatore storico , autore di 5 libri sulle foibe e l’esodo giuliano-dalmata, accreditato c/o L’Archivio Storico della Farnesina, non posso che consigliarle la lettura del mio libro: "La memoria non condivisa" del 2007...imparerà qualcosa. Eviti la prego di legarmi a Forza Nuova o Casa Pound e eviti di dire che la Casa Editrice è " di destra"...faccia uno sforzo di umiltà. Da tempo la S.S.F di Roma ha visto ridotto qualsiasi contributo e il Museo è assolutamente gratuito e vi lavorano più persone , senza contare la manutenzione ordinaria a carico esclusivo dei soci. Evito di commentare oltre le sue osservazioni " storiche" finali, del tutto prive di senno...ma , la prego, faccia pace col suo cervello...le centinaia di migliaia di vittime delle quali lei parla sono esclusivamente gli esodati dal 1943 al 1960, gli infoibati e i morti italiani in foiba o nei gulag di Tito, si aggirano sulle 20.000 unità e comunque legga i dati del C.L.N. che a Parigi, nel 1947, portò elenchi pari a 12.000 infoibati o soppressi sommariamente dall’ OZNA titina. Si documenti e non faccia propaganda.

    Vincenzo Maria de Luca.

  • Di (---.---.---.77) 23 gennaio 2015 15:41

    A proposito di documentarsi e non fare propaganda... il dottor De Luca parla di 12.000 infoibati dall’Ozna (!) secondo dati "del CLN" (quale CLN?) e di 20.000 secondo non si sa quale fonte.

    Ora, innanzitutto nessun "CLN" portò alcun dato a Parigi (a quale titolo lo avrebbe fatto?), per cui si presume che il "ricercatore accreditato" presso la Farnesina si riferisca a quel documento che fu redatto nel 1947 in previsione della conferenza di pace di Parigi dal Ministero per gli Affari Esteri (cioè la stessa entità presso cui sarebbe accreditato il dottore) ed intitolato "Trattamento degli italiani da parte jugoslava dopo l’8 settembre 1943" (recentemente ristampato a cura dell’Associazione nazionale dalmata e, purtroppo, con il contributo economico della Regione Lazio). Tale documento è però talmente ricco di bufale, nonché di citazione di documentazione apocrifa, che non può in alcun modo essere considerato un testo attendibile.

    E’ in esso che viene nominata per la prima volta la famosa "relazione Chelleri" (che dovrebbe dimostrare sia i presunti infoibamenti di Basovizza, sia la vicenda del "sopravvissuto" alla foiba, che in altre sedi abbiamo smentito in base a documenti – non apocrifi, va detto), attribuita al capitano Carlo Chelleri di Isola d’Istria, che però, interrogato in merito, ha SMENTITO di avere scritto quella relazione (si veda Roberto Spazzali in "Foibe un dibattito ancora aperto", edito dalla Lega nazionale nel 1990). E’ sempre in questo documento che troviamo una "testimonianza" attribuita al “sottocapo meccanico Federico Vincenti” che parlava di “trattamento disumano” riservato ai prigionieri italiani nell’isola di Lissa (Dalmazia) da parte jugoslava. Federico Vincenti, pluridecorato partigiano friulano, non solo ha SMENTITO di avere rilasciato quella testimonianza, ma oltretutto NON E’ MAI STATO prigionieri a Lissa (si veda il link http://www.storiastoriepn.it/blog/?p=3617).

    Inoltre in questo documento vengono attribuiti agli "jugoslavi" anche i crimini commessi dagli ustascia contro la popolazione serba: cosa che oltre a non essere pertinente con il tema del rapporto, costituisce una mistificazione a dir poco grottesca. Il governo ustascia di Ante Pavelic, che tanti crimini commise contro i civili, era stato messo in piedi dalla Germania nazista e dall’Italia fascista, che aveva addirittura nominato, in qualità di "re di Croazia", il principe Aimone di Savoia. Che, in quanto capo di stato, sarebbe stato lui responsabile dei crimini commessi dal suo esercito, nei confronti dei serbi ma anche degli italiani stessi massacrati nelle repressioni nazifasciste.

    Un tanto a proposito di fare pace col cervello. Che poi non si comprende perché il dottor De Luca si agiti tanto quando si dice che è stato relatore a conferenze di Forza nuova e CasaPound: se lo trova disdicevole, poteva fare a meno di andarci. Quanto al Settimo sigillo, è stato il suo fondatore Enzo Cipriano a scrivere: “Le edizioni Settimo Sigillo nascono a Brescia, dove allora ero esule in Patria nel 1982. Quattro amici (e perché no Camerati) si tassano per 500.000 lire a testa e nasce la casa editrice. Il primo libro editato Architettura e Tradizione di Carlo Fabrizio Carli. L’anno successivo, il 1983, durante una trasferta politica a Roma vengo a conoscenza della messa in vendita della Libreria Europa e fatti i bagagli mi trasferisco a Roma (…) Ho provato con Erra e Rutilio Sermonti a fare qualcosa di politico, in senso stretto, per unire o quantomeno cercare di non far litigare le varie anime della cosiddetta Destra. Operazione fallimentare” (http://www.mirorenzaglia.org/2009/03/enzo-cipriano-leditore-tra-storia-e-verita/.)

    Rutilio Sermonti, per la cronaca, è il novantenne pasdaran repubblichino accusato di essere l’ispiratore ideologico dei neofascisti dell’inchiesta Aquila nera che si proponevano, stando alle intercettazioni rese note, di far saltare in aria le sedi di Equitalia e delle Agenzie delle entrate con gli impiegati dentro. Naturalmente sto andando fuori tema, per cui concludo. Se davvero gli “infoibati” fossero stati 20.000 o anche “solo” 12.000, come mai a richiedere la medaglietta in ricordo sono stati poco più di 800 eredi (considerando che le medaglie vengono attribuite agli eredi e non al morto, abbiamo anche casi di cinque medaglie per un morto solo)?

    Claudia Cernigoi



  • Di (---.---.---.41) 23 gennaio 2015 21:20

    Ma cara la mia Cernigoi, sempre presente su tutti i siti " antagonisti" a spargere veleno anti-italiano...ma come sarebbe a dire : "...a che titolo il CLN lo avrebbe fatto?"Lei sa benissimo che il PCI triestino e, in genere quello giuliano, era fuori dal CLNAI , già dal 1944 in quanto, aveva più interesse a svendere la Venezia giulia ai comunisti titini che a vincere il fascismo. Tanto è vero che preferì asservirsi al CEAIS ( Comitato Esecutivo Antifascista Italo-Sloveno) piuttosto che difendere i confini orientali che, almeno per gran parte di quella che si chiamò Linea Wilson, erano indiscutibilmente abitati da italiani. Non penserà davvero che la Resistenza italiana non comunista (maggioritaria) appoggiasse le mire di Togliatti? Non penserà davvero che il CLN fosse omologato sulle tesi leniniste dell’ autodeterminazione dei popoli? Quindi di cosa va cianciando? In merito al "famigerato" documento che lei vorrebbe screditare, puntualizzerei che non venne redatto dal MAE bensì dai Servizi Segreti della nostra Marina Militare( non quella nera di Salò) 

     per essere poi diffuso nel circuito diplomatico che era quello, ovviamente deputato con De Gasperi, a difendere le istanze italiane. In merito alla "mera contabilità" dei morti, le cifre sono molto più serie delle sue illazioni e sarebbe anche il caso di tirare in ballo i rapporti del XIII Corpo Alleato al Comando Supremo del Mediterraneo come pure i rapporti di altri organismi internazionali come quello dell’I.R.O ( Organizzazione internazionale per i rifugiati) e poi, mi scusi, ma dove vuole andare a parare? in Venezia Giulia non sarebbe successo nulla a danno degli italiani? La gente non è morta? e se sono poco più di 500 , i morti, come scrive il suo amico Scotti, dove sarebbero tutti gli altri scomparsi? E almeno 250.000 italiani giuliani dove e perché avrebbero lasciato le loro case ...per turismo? Capisco che a lei piacciano solo le pubblicazioni dell’ Istituto Regionale del Movimento di Liberazione nel Friuli-Venezia Giulia, ma non funziona così, grazie al cielo. E lasci stare Pavelic , che è solo uno dei frutti della eterna faida inter-etnica slava ( il Comunismo ne ha messi in piedi ben altri di dittatori sanguinari) o Ajmone di Savoia, che non mise mai piede in Croazia...Quindi faccia lei pace col suo cervello e non continui a battere il tasto di Casapound o Forza Nuova con me, in quanto io vado a parlare ovunque e con tutti...non come lei o altri come lei che in nome di una " fantomatica" discriminante antifascista amate disertare incontri scomodi e difficili da sostenere. Ultimo accenno per la Casa Editrice Settimo Sigillo. Lei si riferisce agli anni 80. Il mondo è cambiato anche se lei è pervicacemente ancorata a dogmi , come quello comunista, stantii e logori...lo scrisse anche Biagi nel suo " Addio a questi mondi" e quelle che allora erano edizioni politiche e schierate, come lo erano tante altre case editrici di sinistra, oggi è una pubblicazione aperta a tutti, non solo a " bombaroli neri"...mi spiace per lei. Non scherzi sul numero dei morti e si ricordi degli archivi che sistematicamente i titini bruciavano per far scomparire traccia dell’ italianità dei luoghi che occupavano. il suo livore, non antifascista ma anti-italiano, mi sorprende sempre. Provi ad approfondire il terrorismo slavo degli anni 20 e 30 in Venezia Giulia ai danni dei suoi (?) connazionali italiani, approfondiamo la vita di suoi ( presumo) eroi nazionali come il Gortan, e proviamo a confrontarci sulle politiche anti-italiane messe in atto contro gli italiani in Dalmazia dalla monarchia serba prima e in Croazia poi da quel Pavelic che, secondo lei, era alleato dei fascisti...Vorrei tanto poterla ignorare sig.ra Cernigoi, ma quando la leggo non posso fare a meno di sottolineare sempre la sua faziosità.

    Vincenzo Maria de Luca.

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