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di RobertaLemma mercoledì 18 agosto 2010 - 0 commento oknotizie
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Con la bomba P3 la volontà di un cambio di guardia, con quale garanzia?

Era l’otto luglio quando la bomba politica esplodeva, una mano invisibile ne vibrava il lancio; l’eolico in Sardegna e il comitato d’affari controllato da Flavio Carboni, coinvolti il coordinatore del Pdl e presidente del Credito cooperativo fiorentino, Denis Verdini, il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, il suo assessore Gabriele Assunis, il geometra “prestato” alla magistratura Pasquale Lombardi. Niente di non già visto, niente di tanto scandaloso, infatti l’opinione pubblica non si lascia scuotere. Affari di politica, diranno alcuni, scaramucce interne, diranno altri; tutti convinti che non riguardi la Nazione, tanto meno valga la loro attenzione. Violata la legge Anselmi, quella che proibisce la costituzione di lobby segrete, si aggiungono corruzione e associazione per delinquere, riciclaggio e abuso di ufficio. Solo 10 indagati, quando è impossibile non pensare siano coinvolte cda di imprese, aziende, banche, organi di partito. Stessa strategia; si tessono le tele, si preparano archivi segreti da usare a tempo debito, si innescano bombe quando, tirata troppo la corda, occorre mettere a tacere lo scandalo consegnando pochi martiri all’altare della giustizia. Contenti così. L’asse da consegnare in pasto alla stampa e ai media è tracciato: Verdini – Carboni. Il primo presidente della banca credito cooperativo fiorentino, nonché coordinatore PDL, l’altro faccendiere coinvolto nei più gravi scandali e misteri legati alla prima e seconda Repubblica.

La controparte non si lascia trovare impreparata ed esce un secondo, più velenoso, dossier; alti magistrati risulterebbero comprati, si parla del CSM? È il Consiglio Supremo della Magistratura ad aver interferito con il lodo Alfano? Con le nomine dei magistrati nei distretti giuridici di Italia? Con il dossier per infangare Caldoro? Per riammettere la lista di Formigoni alle regionali per la Lombardia? Chi altri avrebbe tanto e incontrollato potere se non il controllore di tutti i controllori?
Chi aveva chiesto di indagare su Verdini, di seguirlo, ascoltarlo? Una indagine parte quando qualcuno muove denuncia, questo è un dato che manca ma che possiamo ipotizzarlo, certamente l’innesco è interno. Incontri in casa di Verdini a Roma, colazioni alle quali partecipano Giacomo Caliendo, sottosegretario alla giustizia finito sul registro degli indagati e costretto alle dimissioni, Arcibaldo Miller, magistrato e capo degli ispettori del ministero della Giustizia. Antonio Martone, ex avvocato generale della Corte Suprema e aspirante procuratore generale. Il famigerato senatore Marcello dell’Utri. Vincenzo Carbone, oramai ex primo presidente della Cassazione, conversazioni nelle quali l’alto magistrato discute con Lombardi pure del suo futuro al momento della pensione. E il sospetto che il ricorso della Mondadori, per evitare il pagamento di 200 milioni di euro di tasse evase, sia stato trasferito ”ad arte” dalla sezione tributaria a quelle unite della Cassazione. I carabinieri scrivono sul fascicolo Caliendo: «vicino al gruppo» di Flavio Carboni, uno di quelli «che prendono parte alle riunioni nel corso delle quali vengono impostate le principali operazioni o che paiono fornire il proprio contributo alle attività d’interferenza». Lombardi viene definito da tutti i protagonisti della vicenda un millantatore. Caliendo in testa. Eppure è all’ex sottosegretario che il geometra finito in carcere dice al telefono: «Ormai guagliò ti è spianata la via per i’ a fà o’ ministro, o’ vuoi capiscere o no?». E sempre Lombardi, al telefono con Marra dice: «Poi ho parlato con Giacomino e.. stiamo operando». Interviene il Csm, con i trasferimenti per incompatibilità ambientale e l’Associazione nazionale magistrati. Il costruttore Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi si interessano per la riammissione della lista Pdl in Lombardia, dagli atti emerge che analoghe manovre sarebbero state messe in atto per correggere la decisione del Tribunale di Roma che escluse le liste nel Lazio. E i giudici del Riesame chiamati a pronunciarsi sulla scarcerazione di Carboni e Lombardi scrivono: «Pur in assenza di una qualunque competenza o incarico che minimamente la giustificasse, il gruppo ha portato avanti una metodica azione d’interferenza sull’esercizio delle funzioni di organi costituzionali e di amministrazioni pubbliche, venendo incredibilmente accettato come interlocutore accreditato». Una questione morale prima che politica? No. La questione è tutta politica e ha a che fare, strettamente, con l’argomento riforme. Infatti soltanto riformando tutte le leggi che regolamentano le funzioni istituzionali è possibile prevenire la corruzione e l’uso improprio di importantissimi apparati istituzionali, quali il Csm ad esempio o come Bankitalia. Invece diventa solo questione morale e il governo trema. Ma come ti trasformo una banca cooperativa nel forziere personale del presidente e dei costruttori suoi amici? Dalla relazione ispettiva di Bankitalia al Credito cooperativo fiorentino emerge una banca stravolta, piegata agli interessi del ventennale leader Denis Verdini e agli affari dei suoi amici, tanto che "si è sostanzialmente azzerata la redditività, e si è assottigliata ai minimi l’eccedenza patrimoniale". Bankitalia avrebbe il dovere di passare al setaccio, ciclicamente, ogni banca e la politica ha il dovere di riformare le leggi che regolamentano i cda delle banche vietando, agli eletti, di farne parte o che almeno si inaspriscano le leggi giuridiche.


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