All’università, i corsi di archeologia e storia dell’arte cinese si focalizzano in larga misura su quello che la storia ha lasciato in eredità in queste province... In queste zone, infatti, sono stati ritrovati resti di culture Neolitche che testimoniano come esse siano state abitate già a partire almeno dal 2000 a.C. Nel corso dei millenni, numerosi e significativi eventi per la storia della Cina e dell'Asia hanno avuto luogo in queste zone montagnose. L'arte qui prodotta ha influenzato diverse regioni asiatiche ed ha un valore incalcolabile. Cosa rimane oggi?
La città di Xi’an, nello Shaanxi, è stata più volte capitale dell’impero ed è inserita oggi in tutti gli itinerari turistici per cinesi e stranieri. All’epoca Qin (221-206 a.C.) risale la costruzione del mausoleo di Qin Shi Huangdi; successivamente, i sovrani Han le diedero il nome di Chang’an (Pace perpetua) e ne fecero il punto di partenza della Via della Seta. Quest’arteria favorì l’intensificarsi degli scambi con l’Occidente e l’introduzione in Cina del Buddhismo, avvenuta intorno al 64 d.C.
All’epoca Chang’an era cinta da mura, circondata da un fossato ed attraversata da dodici porte. Vi erano ampi viali a tre corsie ed edifici anche a più piani, cinque palazzi imperiali e un enorme parco nella zona ovest. Durante il periodo Tang (618-907) l’impero vive il suo apogeo e Chang’an ne era il centro. Era una città di circa un milione di abitanti, aveva più di un centinaio tra templi buddhisti e taoisti, due mercati, palazzi e giardini imperiali. Gente di varie razze e religioni vi giungeva, mercanti stranieri e seguaci di diverse religioni facevano di essa una città culturalmente vivace e dal carattere internazionale.
Purtroppo, l’attività di recupero archeologico è oggi fortemente limitata dal crescente e caotico sviluppo della moderna città; solo una ricca documentazione letteraria permette la ricostruzione di alcune delle strutture portate alla luce oppure ad una costruzione ex novo per scopi commerciali. Il "Tang Paradise", ad esempio, è un ampio parco con entrata a pagamento in cui sono stati fedelmente riprodotti templi e padiglioni in stile imperiale circondati da decine di ristoranti, sale da the e bancarelle, in cui passeggiando si incontrano donne vestite col tradizionale qipao che posano per le foto con i turisti, e in cui alla sera si può assistere a spettacoli di opera tradizionale. E’ facile incontrare nei vicoli gruppetti di persone di mezza età che cantano e suonano gli strumenti tradizionali. Una donna, nella pausa tra un brano e l’altro, esprime il suo rammarico perchè il figlio e il nipote non hanno questa passione. "Tamen bu zaihu", a loro non importa.
Xi’an conta oggi più di 4 milioni di abitanti e non ha una rete di metropolitana. Il
crescente numero di auto private paralizza il traffico. La sfrenata corsa verso il benessere materiale e l’opera di distruzione sistematica di opere d’arte, templi e monumenti perpetrata dalle Guardie Rosse, hanno lasciato ben poco spazio all’arte. Se si viene a Xi’an in cerca di meraviglie del passato, il risultato sarà probabilmete deludente.
La città di Luoyang, nell’odierno Henan, è una delle quattro antiche capitali della Cina. Fu per secoli ritenuta il centro culturale e geografico dell’impero, qui fu costruito nel 68 a.C il Baima Si (Tempio del Cavallo Bianco), che secondo la tradizione fu il primo buddhista. Luoyang è più piccola di Xi’an, ma il caos per le strade raggiunge ugualmente livelli esponenziali.