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  Home page > Attualità > Cronaca Locale > Chiomonte: tutti Blackbloc... decine di migliaia di Blackbloc!
di Karim METREF (sito) sabato 9 luglio 2011 - 1 commento oknotizie
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Chiomonte: tutti Blackbloc... decine di migliaia di Blackbloc!

Erano decine di migliaia. Erano arrivati a Chiomonte, in Val di Susa da mezza Italia (qualcuno anche dall'estero). Donne, uomini, giovani, anziani, militanti, attivisti, contadini e piccoli borghesi... Tutti Blackblock. Tutti intenzionati a far rispettare la volontà popolare contro la prepotenza del capitale.

Siamo arrivati a Chiomonte, con un gruppo di amici torinesi, verso le 9.30 del mattino quando la piccola borgata valsusina era già gremita di gente. Avendo aspettato altre persone che arrivavano da Torino sul treno seguente, ci siamo ritrovati quasi in coda della manifestazione. Appena usciti da Chiomonte abbiamo visto che i primi del corteo erano già arrivati al principale punto di raduno: la stazione idroelettrica di Chiomonte. Un corteo lungo 10 chilometri (Chiomote – Exilles – Centrale idroelettrica). Rimanendo su una media bassa di 4 persone/metro. Stiamo parlando di un minimo di 40.000 persone.
 
Quarantamila persone giunte da tutta l'Italia, ma principalmente dalla valle. Per dire no alla TAV, no allo spreco, no alla gestione mafiosa dei beni pubblici, no alla cementificazione infinita, no alle bugie, no alla violenza dello stato... 40.000 no alla prepotenza del capitale e delle mafie.
 
L'invito a venire in Valsusa, da parte del movimento No-Tav, non era per fare una passeggiata domenicale in mezzo al verde. L'invito era chiaro: “lo stato ci ha cacciati via con un uso illegale della forza dalla Maddalena, aiutateci a riconquistarla. (video perino). Chi è venuto in valle a manifestare sapeva cosa faceva ed era venuto per tentare di riconquistare le postazioni occupate. Quasi tutti i manifestanti speravano di arrivare alle recinzioni, sfondarle e poter rientrare nel campo e nel luogo del presidio, sgomberati con uso di una forza spropositata pochi giorni prima.
 
Fatto sta che il compito era arduo. C'era da camminare una media di 10 chilometri sotto il sole, su una strada abbastanza piatta per il percorso morbido (Exilles - Centrale) o con un dislivello (in salita poi in discesa) di circa 400 metri per il percorso duro (Exilles – Ramats – Maddalena). Il corteo si è spezzato in due perché c'era bisogno di gente su tutti i fronti.
 
Io ho scelto il percorso duro, via Ramats, quello che la stampa agli ordini ha chiamato “percorso dei cattivi”. Accanto a me, sul percorso dei cattivi, ho visto donne, uomini, anziani, giovani, geometri, architetti, contadini, medici, impiegati di banca e delle assicurazioni, maestre, musicisti, disoccupati, pensionati, precari, cassintegrati...
 
Dall'alto, sul “percorso dei buoni” ho visto donne, uomini, anziani, giovani, geometri, architetti, contadini, medici, impiegati di banca, impiagati delle assicurazioni, maestre, musicisti, disoccupati, pensionati, precari, cassintegrati... e anzianissimi e bambini. Forse erano questi ultimi due le uniche differenze tra i due spezzoni.
 
Ma, mano a mano che ci si avvicinava verso le recinzioni delle zone militarizzate, si creava una nuova discriminante: resistenza allo sforzo (molti si erano fermati, per la fatica) caschi e maschere anti-gas. Dalla parte della Maddalena non sono nemmeno riuscito ad avvistare le recinzioni talmente era fitta la nebbia di gas velenosi che me ne separava. In quell'inferno c'entrava solo chi era venuto attrezzato.

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di Karim METREF (sito) sabato 9 luglio 2011 - 1 commento oknotizie
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