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Chi tocca Lady Bossi, è un uomo "morto"

Era successo altre volte, e ieri di nuovo. Come accade nelle migliori organizzazioni, chi tocca la donna del Capo è un uomo morto. A volte è la mamma, a volte è la bambola di turno, questa volta è la moglie: Manuela Marrone, in arte Lady Bossi.

Colei che dalle poche immagini pubbliche che la ritraggono, mi ricorda l’irresistibile mamma della “Banda Fratelli” del celeberrimo film I Goonies. La donna che secondo alcuni, dal giorno in cui Umberto Bossi fu colpito da un devastante ictus, ha preso sempre più potere nel movimento padano, imponendosi ai propri uomini, dettando la linea politica, decidendo alleanze e rapporti con il Governo.

Quella che, in sostanza, per garantire un futuro al figlio Renzo, pluri bocciato ed evidentemente non dotato di particolari meriti e qualifiche, lo ha fatto eleggere come Consigliere Regionale della Lombardia al fianco dell’ex fiamma di Silvio Berlusconi: Nicole Minetti. Tutto a spese, sia chiaro, del contribuente lombardo, italiano e pure padano.

E’ bastato che poche settimane fa “Panorama” scrivesse un ritratto al vetriolo di Manuela Marrone, definita “l’Imperatrice della Padania”, e “l’anima nera del movimento” perché nella Laga Nord montasse una rivolta contro chi aveva osato infangare il buon nome della Famiglia Bossi. Maroni e Calderoli furono costretti a chiedere spiegazioni direttamente a Silvio Berlusconi, che imbarazzato si dissociò dall’articolo prendendo in considerazione la rimozione del Direttore del settimanale di famiglia.

Martedì scorso il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha ricordato imprudentemente durante Ballarò come Lady Bossi sia andata in pensione all'età di 39 anni nel lontano 1992 , assumendo un caso celebre per spiegare come i pensionamenti “facili” del passato abbiano generato l’insostenibilità del sistema previdenziale odierno.

 

Apriti cielo. La reazione leghista non si è fatta attendere. Ieri Marco Reguzzoni (che sarebbe stato messo a capo del gruppo leghista, proprio dalla moglie di Bossi) adontato dall’infame accusa, ha tuonato in aula contro Gianfranco Fini, colpevole di una imperdonabile scorrettezza politica.

In un emiciclo trasformato in corrida, mentre i gruppi di maggioranza intonavano in coro “dimissioni, dimissioni” verso Fini, i commessi venivano schierati in assetto anti sommossa, per non far venire alle mani i deputati del Fli con quelli padani. 

Il Presidente ha osato offendere l’onorabilità della donna del Boss? Per questo deve pagare e si deve dimettere. Questo il ragionamento alla base delle parole di Reguzzoni. Il Presidente in quanto super partes, non dovrebbe esternare opinioni di ordine politico. Non importa che i suoi predecessori Pier Ferdinando Casini, e Fausto Bertinotti anche essi Capi Partito (dell’Udc e del Prc) esprimessero come è giusto che sia, il proprio parere sui temi della più stringente attualità politica, Fini non dovrebbe parlare.

Il capogruppo del Pdl alla camera Fabrizio Cicchitto, che forse pensava che il pomo della discordia non fosse la moglie di Bossi, ma una delle innumerevoli donne del suo capo (Silvio Berlusconi) ha sentenziato che sull’imparzialità del Presidente della Camera verrà investito direttamente il Quirinale. Che Giorgio Napolitano si spinga fino a deporre Gianfranco Fini, su ordine della Maggioranza? Non esiste. Sarebbe la fine della Repubblica Parlamentare.

La rissa sfiorata ieri in Parlamento denota plasticamente la crisi di nervi che investe la maggioranza. Pressata dall’Europa, dilaniata al suo interno, sfinita dall’inadeguatezza nel produrre risposte credibili, non può che buttarla in caciara, per distogliere l’opinione pubblica dai veri problemi del paese.

Fini continuerà ad essere Presidente della Camera fino al termine (ormai prossimo) della legislatura. Mentre Lady Bossi continuarà a percepire il suo assegno mensile in virtù di una legge sbagliata che assegnava prematuramente alle madri ed ai padri quello che i figli non avranno mai la certezza di raggiungere.

E’ questo il vero scandalo. Ed è giusto che lo si dica in pubblico, anche se si rischia di offendere la presunta “pupara leghista” ed il suo premuroso marito.

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