Ci troviamo ad Allumiere, in provincia di Roma, un piccolo comune a pochi chilometri da Civitavecchia, in collina, quindi a diretto contatto con tutte le emissioni delle centrali Enel (ciminiera da
E non è tanto sorprendente il tema del dibattito, da tempo alla ribalta delle cronache locali, quanto che ad organizzare l’assemblea pubblica siano state le donne di “Se non ora quando”. In una sala affollatissima, la presenza femminile è infatti il fatto nuovo, un segnale di qualcosa che lentamente si sta muovendo nell’addormentata società italiana, qualcosa che può far cambiare dal basso situazioni e comportamenti cristallizzati da secoli.
Alla domanda “Chi osserva l’Osservatorio” (è l’Osservatorio ambientale che rileva i dati sulla qualità dell’aria, gestito da un Consorzio tra i comuni dell’area), hanno tentato di rispondere, con scarso successo e tra molte polemiche, il Sindaco di Allumiere ed altri ospiti. Ma dagli interventi si è capito che nessuno osserva l’Osservatorio, mentre i dati sulla qualità dell’aria mostrano valori non preoccupanti per un territorio che comprende Tarquinia a Santa Marinella, Tolfa ed Allumiere sulle colline, con Civitavecchia al centro.
E tutto questo nonostante l’allarme sull’incremento di patologie a carico dell’apparato respiratorio e cardiocircolatorio, oltre che di tumori (ma non c’è ancora un Registro Tumori) , rilanciato recentemente dal dottor Ghirga e dal dottor Mocci, del Coordinamento Nazionale dei Comitati dei Medici per l'Ambiente e la Salute-ISDE, dal dottor Marco Di Gennaro, responsabile Cardiologia e DEA dell’Ospedale San Paolo di Civitavecchia.
A titolo di esempio, le centraline che effettuano il monitoraggio della qualità dell’aria hanno mostrato, su tutta l’area dei comuni interessati, solo cinque sforamenti del PM 10, in tutto il 2010. Un dato che appare poco credibile, se rapportato alla presenza delle due centrali elettriche TVN Enel e TVS Tirreno Power, con una capacità complessiva di 3.180 MW, oltre il porto e il traffico veicolare.
La conclusione è che c’è qualcosa che non convince e che meriterebbe molta più attenzione da parte non solo dei cittadini, troppo inclini a delegare e troppo poco a partecipare.
Nel corso del dibattito è intervenuto anche il professor Giuseppe Nascetti, pro-rettore dell’Università della Tuscia, che, pur non affrontando il problema dell’Osservatorio ambientale, ha sostenuto che qualcosa si sta facendo di positivo, illustrando una ricerca avviata sul metabolismo dei licheni. Questi sono considerati “bioindicatori”, in grado di accumulare sostanze inquinanti quantificabili, come ad esempio l’arsenico, da porre successivamente in relazione con il DNA umano per verificare i danni arrecati. Una ricerca che richiederà tuttavia anni e finanziamenti adeguati per arrivare ad accertare un rapporto credibile “causa-effetto” sulle patologie diffuse nell’area.