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 Home page > Tribuna Libera > Chi l’ha detto?

Chi l’ha detto?

Vediamo queste dichiarazioni politiche, tratte da un discorso molto più ampio ma che mi sembrano estremamente significative e molto attuali. Fin troppo.

Un aiutino per indovinare: non è un politico italiano (e lo potrete notare ben presto leggendo).

Beh, leggiamo:

«(...) Abbiamo un ordinamento politico che non imita quello dei vicini, lungi dall’imitare altri, siamo noi d’esempio. Il suo nome è democrazia o governo del popolo, perché il governo è affidato a molti e non a pochi. Nelle controversie private a tutti è assicurata l’eguaglianza secondo la legge, mentre per ciò che riguarda la valutazione degli uomini, a seconda che qualcuno eccelle in qualche campo viene eletto alle cariche pubbliche, per i suoi meriti e non per la classe alla quale appartiene; e chi è in grado di fare del bene alla sua città, anche se povero, non trova ostacoli nell’oscurità della sua condizione sociale. Viviamo liberamente la vita pubblica e svolgiamo senza sospetti reciproci le nostre occupazioni quotidiane (...)»

Il suo nome è democrazia? Il governo è affidato a molti e non a pochi? Bell’ideale, cui tendere sempre... Facciamolo presente ogni tanto ai nostri rappresentanti al potere.

L’eguaglianza secondo la legge: beh, articolo 3, che altro dire? E’ inutile tentare di sfuggire a questa pietra miliare della democrazia, senza non si potrebbe parlare di libertà. E nessuno, in una repubblica, dovrebbe tentare di essere o di considerarsi più uguale degli altri o escluso da questa possibilità.

A seconda che qualcuno eccelle in qualche campo viene eletto alle cariche pubbliche, per i suoi meriti e non per la classe alla quale appartiene. Bella questa! Il merito... parola che nel nostro bel Paese suona un po’ estranea... forse bisognerebbe scolpire questa frase davanti ai nostri cari rappresentanti politici.

«Mantenendoci corretti nelle vicende private, in quelle pubbliche abbiamo paura di commettere illegalità e prestiamo obbedienza a chi di volta in volta occupa le cariche e le leggi: soprattutto a quelle che sono state stabilite in difesa degli oppressi, e a quelle non scritte che comportano per chi le trasgredisce un discredito universale (...)»

Nelle vicende pubbliche abbiamo paura di commettere illegalità. Un’altra bella barzelletta! Oggi l’illegalità è la normalità in molte situazioni e la legge del denaro e del potere, che hanno sete soltanto di sé, non può che essere il fondamento di una cultura dove, sin dai livelli più bassi della gerarchia del potere, fatta la legge occorre trovare un inganno per trasgredirla, fino ai livelli politici dove è la legge che è sbagliata se si commette reato.

Prestiamo obbedienza a chi di volta in volta occupa le leggi. Direi che le continue dichiarazioni del governo e del premier sulle “toghe rosse, politicizzate, la loro dittatura” si commentino da sole.                       

«Teniamo la nostra città aperta agli altri, e non succede che con decreti di espulsione degli stranieri impediamo a qualcuno di apprendere o vedere qualcosa che se non rimane nascosto potrebbe essere di utilità a un nemico (...)»

Per favore, qualcuno lo faccia notare al caro Umberto. Altro che “fuori dalle balle”...

«E siamo i soli che aiutiamo un altro senza timore, non per un calcolo interessato, ma per la fiducia che deriva dalla libertà».

Calcolo interessato? Ma figuriamoci, avete mai visto calcoli interessati in Italia? Ops... forse sì, anche troppi.

Ah, torno alla domanda iniziale... sapete chi ha pronunciato queste parole? No, non un premier straniero, non un filosofo o un intellettuale illuminista, non un costituzionalista, non un magistrato delle “toghe rosse”,...

Un tale dell’antica Grecia, nel 429 avanti Cristo, ad Atene. La vigilia della propria morte, durante un’orazione per i morti in quella guerra che infuriava all’epoca.

Un certo Pericle.

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