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di Nicola Di Turi (sito) giovedì 16 luglio 2009 - 6 commenti oknotizie
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Chi ha paura di Beppe Grillo?

Se un comico mette paura a politici di professione.

Confesso che anche io all’inizio non credevo agli anatemi di un comico, lanciati via internet seduti comodi davanti uno schermo, a battere su una tastiera.

Mi ero lasciato persuadere da quei vecchi lupi di mare della politica, che un giorno si e l’altro pure gli davano del capo-popolo, del populista, del qualunquista, del Re dell’antipolitica, dell’affarista ben pagato dai suoi sostenitori-spettatori (embè?), per ultimo del “comico che lancia boutade”(P.Fassino).

Ebbene si, mi ero lasciato convincere da chi lo dipingeva così: “Grillo è l’arci-italiano del peggio, sempre vittima e mai carnefice” (sua santità, minuscolo in attesa d’improbabili sviluppi, E.Scalfari).

Poi però cerchi di pensare con la tua testa, per una volta.

E scopri che il Re dell’antipolitica ha una professione, anzi più d’una dato che è comico (tiene spettacoli in tutta Italia, essendo stato appositamente epurato dalla Rai), blogger di successo (400 mila accessi quotidiani al suo blog, Repubblica.it ne registra 1 milione circa), promotore di referendum (qualcuno riuscito, ma in attesa di discussione dentro un cassetto del Senato da 2 anni, qualcuno meno), apprezzato all’estero (per Forbes è il 7° blogger più influente del mondo) tant’è che viene intervistato da CNN e Al Jazeera. Nemo propheta in patria, dicevano gli antichi. Vale anche oggi, soprattutto in Italia.

Tuttavia, c’è della pregnanza in un uomo che è sempre riuscito ad emergere nel libero mercato più truccato dell’Occidente; Grillo esiste perché c’è qualcuno che paga per vedere i suoi spettacoli, compra i suoi dvd e lo segue giornalmente sul blog (l’ultima performance è gratis, finora).

Prima obiezione: Fassino, D’Alema & co., che ruolo avrebbero nella società se non si fossero fatti eleggere vita natural durante in Parlamento (con mogli al seguito, vedi soldato-Piero)?

Che ruolo avrebbero nella società se fossero passati al vaglio degli elettori, rinunciando al blocco delle preferenze vigente nella legge elettorale, che gli ha garantito un comodo scranno da deputati?

Chiediamo troppo, questo non ci è dato sapere.

Si dice di lui che sia il Re dell’antipolitica. Se così fosse, perché temere la candidatura a segretario del PD di un uomo privo di programmi politici? Che argomenti di persuasione potrebbe usare il buon uomo in questione? Non sarebbe forse più innocuo di un fiammifero dentro ad un oceano di idee già consolidate?

Seconda obiezione: nel silenzio generale dei media (a proposito, ultimamente rimpolpati dal Governo con un’iniezione di 140 milioni spalmati in due anni alla voce “ aiuti all’editoria”, come si dice, a buon rendere), Grillo ha aperto un fervido dibattito di idee sul suo blog, aperto a chiunque fosse interessato.

Temi discussi per mesi da esperti (premi nobel dell’economia come Geremy Rifkin) e semplici cittadini, che hanno portato a stilare la Carta di Firenze, dodici punti di programma politico per le Liste a Cinque Stelle presentatesi alle amministrative di Giugno 2009, con 42 consiglieri eletti sparsi per l’Italia.

Dodici punti in cui si parla di decrescita economica, modelli di sviluppo alternativi ad una produzione male canalizzata come la nostra, acqua pubblica e non in possesso di società private quotate in Borsa, energie rinnovabili, eolico e solare, biomasse, raccolta differenziata, internet senza fili ovunque e gratuito per tutti.

Insomma Grillo propone programmi seri e con una discussione alle spalle degna di premi Nobel.

Avete per caso sentito Bersani, Franceschini, Marino parlare di programmi proponendo le candidature?

O forse, da quelle parti si è sentita solo l’eco di litigiosità sulla spartizione del partito, sull’eterno dualismo Veltroni-D’Alema che ha dilaniato quel che resta (dispiace dirlo) della sinistra italiana?

Ecco allora il problema: i big del Partito hanno il terrore che possano essere spazzati via da un comico, da uno qualunque, da un qualunquista Re dell’antipolitica che ha dei programmi e disquisisce di economia con un Nobel.

Certamente incredibile, ma anche inaccettabile, per qualcuno.

Il Giullare di turno viene bollato come pazzo. Non è stato forse il destino dei più grandi protagonisti della storia essere fotografati come tali?

Possono personaggi del calibro della Finocchiaro avere paura di un commediante che ha pur sempre scoperto truffe come Cirio e Parmalat prima della magistratura?

Si, possono e la stanno avendo.

Per giunta si tratta sempre degli stessi democratici che si riempiono la bocca di “primarie aperte a tutti” e “democrazia interna al partito”.

Salvo poi attaccarsi a cavilli burocratici per proteggersi da un comico e rintanarsi dentro al loro confortevole loft, discutendo se sia giusto o meno firmare una tregua con un corruttore al capo del governo, su precise indicazioni del garante terzo della Costituzione Giorgio Napolitano, che evidentemente non ha di meglio da fare.

Per finire, sull’attendibilità o meno della candidatura di Grillo decideranno gli elettori stessi del PD, se gli sarà consentito farlo dai Leader Maximi del XXI secolo.

Comunque vada sarà un successo per lo sconquasso causato nelle torbide acque democratiche ,ma soprattutto per le idee messe in campo di cui ci si auspica venga fatta man bassa da partiti di ogni colore, vista la validità comprovata delle stesse.

Nell’attesa una cosa è certa: non fidarsi di ciò che dicono soloni incartapecoriti nei loro ruoli, ammuffiti da un sistema aperto a parole e chiuso nella pratica, non è una scelta. E’ un dovere.

di Nicola Di Turi (sito) giovedì 16 luglio 2009 - 6 commenti oknotizie
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