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 Home page > Tribuna Libera > Ceta: un trattato che non va d’accordo con la buona tavola

Ceta: un trattato che non va d’accordo con la buona tavola

Giovedì 21 settembre è stato applicato, in via provvisoria, il Ceta, trattato di libero scambio tra il il Canada e l’Unione Europea. Ci vorrà il 26 settembre perché il Senato approvi in via definitiva il testo che prevede l’abolizione dei dazi doganali e immetterà sul mercato più prodotti agricoli e ortofrutticoli. 

Greenpeace non ha dubbi: a pagarne le conseguenze saranno i consumatori, per via di un consumo doppio di carne agli ormoni e generi ortofrutticoli trattati con potenti pesticidi. Il settore agro alimentare, il nostro fiore all’occhiello, corre seri pericoli in quanto, a influenzare le politiche di settore, saranno le multinazionali, che troveranno il modo di risparmiare aggirando qualsiasi regola atta a contrastare il loro operato. Inoltre l’accordo prevede che, se ci saranno dispute, le multinazionali non incorreranno in sanzioni previste per legge da uno stato, ma ci dovrà essere un arbitrato con soggetti terzi che non lederanno gli interessi delle multinazionali stesse.

I maggiori effetti positivi ricadranno sul Canada per quanto riguarda l’immissione sul mercato di carne di manzo e di maiale, nonché di salmone OGM che arriverà sulle nostre tavole senza neanche sapere cosa stiamo mangiando. Le nostre tavole avranno un futuro non roseo con carni di animali clonati e trattate con gli ormoni, prodotti infestati di additivi chimici, con buona pace del colosso alimentare americano che avrà la possibilità di premere per aggirare norme che prevedono anche l’etichettatura dettagliata del prodotto consumato. E’ un attacco al nostro made in Italy, anzi ci sarà sempre più la possibilità di taroccare i nostri prodotti d’eccellenza e, se fin’ora si è sempre puntato sulla qualità, con questo trattato viene meno la possibilità di mangiare sano. I prodotti italiani protetti saranno 41, come la mozzarella di bufala, ma tempi grami si prevedono in Calabria per quanto riguarda l’eccellenza alimentare come la soppressata, i fichi secchi, la cipolla rossa, la nduia; non a caso la Coldiretti calabrese è sul piede di guerra per un accordo che legittima la pirateria alimentare e la concorrenza sleale che danneggia i produttori.

Per un’economia debole come quella calabrese questo accordo è un vero colpo al cuore, anche per l’occupazione che vedrebbe scemare molti posti di lavoro favorendo la delocalizzazione. Con questo trattato il Canada favorisce gli appalti pubblici e valorizzazione di manodopera specializzata come ingegneri, architetti, contabili che avranno riconosciuta la loro qualifica professionale. Dire “appalti” in Calabria sappiamo cosa significhi; chi è entusiasta del trattato sono politicanti affaristi che hanno intravisto un business e si appellano a giustificazioni come internazionalizzazione delle imprese, apertura di nuovi mercati, ignorando di quanto letale si stia rivelando la filosofia di mercato unico, che ragiona in termini di speculazione e profitti da raggiungere.

A rimetterci ancora una volta l’ambiente. Lo sfruttamento intensivo dell’agricoltura con pesticidi, prodotti OGM, animali trattati con gli ormoni e clonati, tutto ciò non fa che rendere insostenibile uno sviluppo che rischia di essere un cappio al collo. Territori sempre più a rischio, mancanza di regole, inquinamento sono tra le cause dei cambiamenti climatici, ma a quanto pare, quando si fanno accordi sul clima, chissà perché, spenti i riflettori, si ritorna a fare peggio di prima. La salute è una cosa importante e se è vero che noi siamo ciò che mangiamo da domani saremo più minacciati, perché contro la nostra volontà saremo costretti a ingurgitare ciò che le multinazionali metteranno sul mercato. Il cibo, al pari delle altre merci, è l’espressione di un territorio. C’è il serio rischio che si stia perdendo il gusto della tradizione e della buona tavola, grazie a prodotti che di naturale non hanno più niente, nemmeno l’etichetta che, falsata, non potrà nemmeno indicare la provenienza della materia prima.

Non ci rassicurano le parole del ministro Martina o di Calenda. Qui si tratta non di abbattere muri ma di capire che la terra non può essere mercificata e la natura non risponde a logiche di mercato. C’è un tempo per vivere, un tempo per morire, come avviene nei cicli della vita.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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