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Carmine Tomeo

Sono nato a Vasto (CH) nel 1976. La sicurezza sul lavoro è la mia professione; la lettura la mia passione; la critica al sistema neoliberista il risultato della mia interpretazione del mondo.
Scrivo per piacere e per riflessione.
 

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Ultimi commenti

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    di Carmine Tomeo (xxx.xxx.xxx.254) 17 maggio 23:22
    Carmine Tomeo

    Considerazione interessante. E penso appunto all’Ispesl, che tu hai giustamente citato: praticamente unico ente di ricerca italiano in materia si sicurezza lavoro, che il precedente governo ha inserito tra gli enti "inutili" e che perciò accorpato all’Inail.

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    di Carmine Tomeo (xxx.xxx.xxx.94) 1 marzo 09:15
    Carmine Tomeo

    Perdonami, ma non ho capito, rispetto a quanto dici, perchè avrei sbagliato tutto. Nell’articolo ho scritto esattamente che la certificazione (qualunque essa sia e a maggior ragione quella per la qualità) non può essere garanzia di sicurezza nei luoghi di lavoro. E non lo può essere, indipendentemente dalla serietà con la quale il certificato viene ottenuto. Quindi, a maggior ragione, la certificazione non può essere garanzia di prevenzione e protezione dai rischi se questa la si ottiene come si comprassero le mele al mercato.

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    di Carmine Tomeo (xxx.xxx.xxx.94) 1 marzo 09:07
    Carmine Tomeo

    Caro LR,

    per chiarire, la certificazione, qualunque essa sia (qualità, sicurezza, ambiente, responsabilità sociale, ecc.) si ottiene adottando una serie di procedure, in maniera volontaria. A seguito di questa adozione, si contatta un Ente di certficazione accreditato, lo si paga per verificare il contenuto delle procedure e della loro corretta applicazione, rispetto ad una norma che è (è bene sottolinearlo) volontaria e non cogente. Dire si compra forse è esagerato, ma è pure vero che di fatto l’azienda paga l’Ente per farsi verificare e può cambiare Ente se non piace...

    Ora, la certificazione ISO 9001, riguarda la gestione per la qualità aziendale e cioè un Ente accreditato certifica che l’azienda tal dei tali adotta un sistema aziendale in grado di offrire un prodotto o un servizio che risponde alle esigenze del cliente (detto in forme grossolane). Non si trova traccia, nella ISO 9001, di riferimenti alla prevenzione e protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori. Quindi, un sistema ISO 9001, non contemplando la sicurezza sul lavoro, non può garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro.
    Il fatto è che, per i motivi di cui dicevo sopra, nemmeno la OHSAS 18000 (che riguarda la sicurezza lavoro) può garantire la protezione e la prevenzione dai rischi dei lavoratori.

    Sul TU sulla sicurezza lavoro. Dove ho scritto che il TU viene meno? Ovvio che rimane valido e ovvio è pure che rimane l’obbligo di applicarlo. Ma è pure vero che se un’azienda sa di non poter essere controllata, è indotta a non adottare misure di prevenzione e protezione dai rischi. Mi pare una banalità che non dovrebbe essere sottolineata.

    Hai letto il Decreto 81/08? Bene, allora ricorderai che non è vero quello che dici. L’81/08, così come il vecchio 626, prevede sanzioni a carico dei lavoratori. Inoltre nel 2009, con il decreto 106, quelle sanzioni a carico dei lavoratori sono state aumentate, mentre sono state ridotte quelle a carico di datori di lavoro e dirigenti. Inoltre, con il Decreto 106, è stata introdotta la norma salva-manager, oggi dimenticata, ma per la quale l’Italia è soggetta a procedimenti di infrazione da parte dell’UE.

    Non entro nel merito delle norme (che a dispetto della definizione non si limita al Testo Unico), perchè sarebbe davvero troppo lungo il discorso. Ma in realtà sono contenuti, nel TU, elementi importanti di flessibilità, senza contare che mancano ancora decreti attuativi che rendano realmente applicabile il TU stesso.

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    di Carmine Tomeo (xxx.xxx.xxx.94) 27 ottobre 2011 14:45
    Carmine Tomeo

    Sul primo punto 4) volevo dire che "So bene che i precari AVRANNO grandi difficoltà a percepire una pensione", mentre per errore ho scritto "non avranno".

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    di Carmine Tomeo (xxx.xxx.xxx.94) 27 ottobre 2011 14:42
    Carmine Tomeo

    Rispondo per punti. Intanto l’articolo, per essere falso, avrebbe dovuto fornire dati falsi. Si dimostri che un solo dato di quelli forniti non sia vero, altrimenti si dimostra che è invece il commento di Libero Mercato ad essere assolutamente pretestuoso.

     1) A morire sul lavoro, anche ultrasessantacinquenni, non sono solo lavoratori in attività usuranti. Ad esempio, edilizia ed agricoltura, settori ad alto rischio e molti incidenti e morti sul lavoro, non sono categorie considerate usuranti.

    2) Che l’Italia sia uno dei paesi con la migliore qualità della vita nel mondo non modifica i dati che ho elencato.

    3) Si vuol mettere mano al portafoglio di un ente in attivo di 1.300 milioni di euro e su una spesa pensionistica che incide sul Pil molto meno di quanto si va propagandando. I dati da me forniti sono quelli ufficiali dell’Inps.

    4) So bene che i precari non avranno grandi difficoltà a percepire una pensione. Non certo però per i conti dell’Inps, che sono in attivo. Invece segnalo che 100.000 ex dirigenti, solo loro, si spartiscono annualmente una quota di spesa Inps pari a 6.000 milioni di euro.

    4) Di grazia, dove si legge nell’articolo che la riforma obbliga chi è già in pensione a tornare a lavorare? Visto che non l’ho mai scritto, evidentemente ridicolo è il punto di commento che lo afferma.

    5) Conosco quel problema, ma non vedo come quello stesso problema possa escludere la verità dei dati oggetti che ho portato nell’articolo. Soprattutto non capisco il motivo per cui, se c’è gente che ha speculato con le baby pensioni, a pagare debbano essere onesti lavoratori che vogliono godersi una pensione a 65 anni e decenni di duro lavoro alle spalle.

    6) Per gente che da 30-40 si spacca la schiena in un cantiere o che lavora in una catena di montaggio che gli ha provocato disturbi muscolo-scheletrici, due anni non sono qualificabili con un “appena due anni”.

TEMATICHE DELL'AUTORE

Politica Cronaca Tribuna Libera Società Economia

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