alla mostra di Caravaggio...

Il popolo di Roma ha risposto in maniera entusiastica a tale esposizione.
Come
Mi hanno voluto dire per i mass media, ecc, ecc. Credo, piuttosto, per la speciale “figura” di Caravaggio. Non è un Michelangelo Buonarroti, con il suo Gerolamo Savonarola, così stretto. E’ una persona tra il bene ed il male, con un male tanto avvinghiato, da portarlo, non solo all’omicidio, ma ad una morte violenta.
Un uomo al servizio della Chiesa, che canta con il suo pennello, i misteri della cristianità. Una confusione tra il bene ed il male. In questi tempi, in cui la telepatia domina la nostra vita, la vita di noi piccoli, intendo, in cui vi è qualche bagliore, come la pittura Caravaggesca, dove ci appare che i grandi hanno paura della telepatia.
Un bagliore subito coperto dallo scuro, dal nostro scuro, che vogliamo mettervi sopra, non vogliamo sapere, ci squassa.
Una confusione, appunto, tra il bene ed il male, nella telepatia.
Voci che ci disturbano: sappiamo bene, che ogni parola, in telepatia è un attacco, qualcosa che ci diminuirà nella forza, nella stabilità emotiva, nella lucidità intellettuale. Eppure, se queste voci dolcemente ci suggeriscono o ci ordinano di fare qualcosa-” naturalmente per il nostro bene”, noi obbediamo, noi crediamo loro, ai nostri nemici, a coloro che ci attaccano, con le loro parole telepatiche.
E’ la confusione: è Caravaggio.
Così entriamo. Il famoso cesto o canasta di frutta si trova al secondo posto. Sono contenta di essere venuta: non è assolutamente le riproduzioni che ho visto; è leggerezza. Al primo posto vi è un giovane, che sembra offrire la cesta di frutta. Lo guardo attentamente. Ha una strana posizione, per essere un giovane che offre quella frutta. La tensione del quadro non è di porgere la frutta, non è in avanti. E’ come dentro il corpo, è come se il giovane volesse incorporare la frutta: che il suo corpo diventi frutta e che rimanga solo la sua testa.
La frutta: la frutta è la natura, la sua leggerezza.
E Caravaggio esprime la muta preghiera di diventare “frutta con la testa”, implora il coraggio di seguire la propria natura. Non a caso, nella mostra è al primo posto: la preghiera di noi tutti di seguire la propria strada.
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