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Buon 25 aprile, ora e sempre!

È piacevole ascoltare “Bella ciao” per le vie della città. Ti vien voglia di canticchiarla, di sorridere mentre apri le ante della finestra e lasci entrare aria di primavera. Tornano in mente le feste dell’Unità, quelle fatte di musica, risate e riflessione. Un panino, qualche sigaretta e fiumi di vino rosso, quell’Italia dei compagni, dei pugni alzati e della possibilità a tutti data e a nessuno negata. E oggi che si chiama il passato a testimoniare quello che eravamo, più vecchio e depravato si fa il volto di un’Italia che ha perso la strada, e dai suoi valori non sa più tornare, così intenta ad afferrare le farfalline di Ruby, Belen, delle bambole di plastica che hanno preso gli italiani per il potere.

Offesa, occupata e calpestata l’Italia del 25 aprile del 1945. Quanta differenza corre tra questo stato di dittatura mediatica, sfacelo sociale, povertà economica e culturale, e quello drammatico di dittatura fascista, sfacelo sociale e povertà economica del Paese nel 1945? Bombardamento, poi annientamento, tecniche di distruzione di massa che inceneriscono un paese. Stuprato nell’anima femminile e abbandonato come l’ultima delle puttane sui panni sgualciti e insanguinati, come è accaduto a madri, mogli e figlie in quel lontano quaranta, come accade ancora oggi nelle periferie di Roma, nelle case e nei palazzi. Stuprata nelle intelligenze e nelle creatività, ancorata ai sessi, alla vendita diretta di se stessi, involgarita dalla furbizia e dal ventaglio dell’ultima soubrette, di rosso vestita e di paillettes adornata.

E torniamo a festeggiare una libertà che ha perso le ali il giorno stesso in cui è stata conquistata, perché solo coloro che hanno combattuto in campo ne hanno gustato l’odore: noi tutti ne siamo vittime e seguaci senza conoscerne il volto. È libero un paese tenuto sotto scacco dalle mafie, dalla corruzione, dai pregiudizi, dalle ideologie, dai partiti politici, dal sesso, dal razzismo? È libero un paese che si prostituisce ogni giorno per tirare a campare, che mostra la spalla scoperta per chiedere favori, prestiti e tangenti? È libero un paese in cui il lavoro è l’ombra di una società giusta ed equa? È libero un paese in cui sale vertiginosamente il numero di suicidi come vertiginosamente sale il desiderio di civetteria e provincialismo nel conoscere i particolari più piccanti delle feste a villa Certosa? Ditemi, se questo Paese è libero. Ditemi se in questo paese si può celebrare la libertà senza battersi ancora perché essa entri nelle nostre case come un fazzoletto rosso tanti anni fa.

Ed è certo che resiste. Continua a resistere alla volgarità e alla depravazione con la dignità del lavoro, mesto e silenzioso. Resiste con i volti e le mani di coloro che continuano ad alzarsi tutte le mattine e tornano a fare il proprio dovere, a insegnare ai propri figli che la libertà è quel sorriso da conquistare ogni giorno con onestà, fatica e determinazione. Resiste con le rughe delle donne che si battono per ribadire con forza, in quest’Italia di bambole e make up, il fulgore e la versatilità dell’intelligenza femminile. Resiste con gli uomini e le donne che insegnano in aule malandate e polverose la Storia, per non dimenticare. Resiste con gli uomimi e le donne di cultura che raccontano attraverso diversi linguaggi questa bandiera strappata e incenerita. Resiste. E questa resistenza, più che questa libertà denudata e spaventata, mi commuove.

Buon 25 aprile, ora e sempre!

Questo articolo è stato pubblicato qui

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