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Buffon ha soltanto tirato l’acqua al suo mulino. Come facciamo tutti

La partita Milan-Juventus di domenica scorsa oltre il risultato ha lasciato un cumulo di polemiche dovute alle sviste arbitrali che hanno eccitato le due squadre e le rispettive tifoserie.

In particolare tutti i commenti si sono concentrati su quanto accaduto a metà del primo tempo quando la palla tirata da Muntari viene stoppata da Gigi Buffon almeno un metro dentro la porta senza che il guardalinee se ne accorgesse e convalidasse il gol.

A fine partita il portiere della Juve e della nazionale ha dichiarato:

"Non avevo capito che la palla era entrata. Non me ne sono reso conto e sono onesto nel dire che se me ne fossi reso conto non avrei dato una mano all'arbitro".

Le parole dette al caldo da Buffon hanno lasciato basito Marcello Nicchi, presidente dell’Aia a cui non è andata giù la sua schiettezza: «Mi addolora il fatto che il mio portiere e capitano della mia nazionale abbia detto cose che si poteva risparmiare e che non sono esempio per i giovani - ha affermato il responsabile degli arbitri italiani - ci sono tanti ragazzi che devono prendere esempio dai grandi campioni. Mi stavo convincendo che fossero maturi i tempi per mandare in sala stampa gli arbitri, a partire dal prossimo anno. Credo che dovremo fare un passo indietro».  

Spinto dalle dimostrazione di solidarietà provenienti soprattutto dai suoi colleghi e da molti allenatori tra cui Prandelli, e da qualche critica il numero uno della Juve ha detto:

Nella mia vita non sono mai stato ipocrita ridirei esattamente le stesse cose, identiche. Se dicessi una cosa diversa mi prenderei la responsabilità, magari in una finale Mondiale, di comportarmi di conseguenza. E non ho questa forza. Esprimo il mio parere che può essere condivisibile o meno: quello che pensano gli altri mi interessa fino a un certo punto.

La sincerità di Buffon è sicuramente apprezzabile, dice quello che pensa e fa quello che dice, fa i nostri interessi, in quanto tifosi della nazionale, in vista dei prossimi mondiali. Di questo lo ringraziamo. Peccato però che forse l’onestà, e quindi il fairplay di cui lo sport è in parte costituito richiedano uno sforzo in più. Non è questione di fare la morale, di chiedere l’impossibile, o di abbandonare l’agonismo tipico di ogni competizione. Il problema è giocare sottostando ad alcuni valori e regole comportamentali, non condizionabili dal solito conformismo secondo cui “il risultato va comunque portato a casa”. A tutti i costi. Con questa logica infatti, pur essendo due casi imparagonabili, si potrebbe giustificare per motivazioni analoghe (concitazione da partita) anche la testata di Zidane ai danni di Materazzi, avvenuta durante la finale dei mondiali del 2006, caso deprecato da tutti gli italiani e da tutta la stampa sportiva di mezzo mondo. Il calcio si sa, trascende la manifestazione sportiva in sé. Di una partita non conta soltanto il risultato, ma lo spettacolo ed i sentimenti che riesce a smuovere nel pubblico. Se Buffon si fosse accorto che la palla era finita in rete ed avesse aiutato l’arbitro a prendere la decisione più corretta - in quel momento concitato del match - forse la Juve avrebbe perso la partita ma lo stesso portiere sarebbe passato alla storia come esempio di rettitudine in una paese in cui l’onestà non è la maggiore delle virtù nemmeno tra i suoi governanti.

Sarebbe stato la rivincita dell’onesto sull’utile, sarebbe stato una “Mano de Dios” all’incontrario e quindi egualmente dirompente. Buffon si è limitato ad agire come si sarebbe comportato ciascuno di noi nella sua stessa condizione: ha supportato la sua causa ed ha tirato l’acqua al suo mulino, ammettendolo candidamente. Avrebbe potuto compiere qualcosa di nuovo e lanciare un segnale diverso. Ma questa è l’ italia. Il comportamento di Buffon è quello che gli italiani vogliono vedere dentro e fuori dal campo. Peccato.

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.13) 28 febbraio 2012 12:34

    caro andrea, sono d’accordo con lei. e’ stata proprio un’occasione mancata e, a mio giudizio, per il semplice fatto che lo sport è una questione di etica..l’etica sportiva..ne avrà sicuramente sentito parlare anche il signor buffon. non ho mai giocato a calcio, ma sono passati 37 anni dalla prima volta che mio padre mi portò allo stadio e da allora, di partite ne ho viste parecchie. credo quindi di capire, all’interno della gara, la concitazione del momento che non permette una lucidità e una rapidità di analisi, ma al termine della partita il buon senso e l’etica sportiva della quale ho detto poca fa, dovrebbero fare capolino nei pensieri degli atleti. non condivido, ma chiaramente accetto il pensiero del signor buffon che ritiene di non dover mai, in nessun caso, dichiarare una parata all’interno della linea della porta, ma se la pensa veramente così, secondo me, ha sprecato un’occasione per tacere. concludo dicendo che, da ex atleta che ha praticato uno sport a livello agonistico per 20 anni, sono rimasta doppiamente delusa nell’ascoltare le parole del signor buffon che sono diseducative da qualsiasi punto le si vogliano interpretare. laura 

  • Di (---.---.---.202) 28 febbraio 2012 14:30

    Buffon ha fatto bene a dire quello che ha detto....Se uno non sa cos’è l’etica e non ha un minimo di intelligenza e di moralità fa benissimo a essere coerente con se stesso...Non è un ipocrita,e di questo gliene rendo merito,è solo un poveretto che non sa quali sono i veri valori nella vita....

  • Di paolo (---.---.---.73) 28 febbraio 2012 18:43

    Andrea ,due cose da dire :
    1°) Buffon è un bugiardo megagalattico . Anche un portierino di una squadra da oratorio si accorge quando la palla entra in rete anche di poco ,figuriamoci di mezzo metro . Chi afferma il contrario non ha mai dato due calci al pallone .

    2°) Buffon è un bravissimo portiere ,diciamo pure un campione di valore assoluto . Come uomo ha dimostrato di essere intellettualmente rasoterra .

    Laura ha ragionissima ma mi gioco i gioielli che il suo sport non era il calcio . Lo dico perché il calcio (in Italia ma non solo ) dal punto di vista del fairplay è uno sport fortemente diseducativo . Fin da bambini ti insegnano come buttarti a terra , simulando ,per farsi dare un calcio di rigore a favore , come provocare un avversario per farlo espellere e cosucce del genere e se succede che il povero innocente non svolge bene il compitino quando rientra negli spogliatoi l’allenatore se lo mangia vivo .
    Buffon evidentemente , malgrado la sua carriera sfolgorante , è rimasto nel campetto di provincia.

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