Bombe a Terzigno: tre ordigni esplosivi ritrovati nei pressi della discarica.
Secondo il capo della Digos i tre ordigni appartengono a gruppi armati, naturalmente degli ignoti.
In una area sotto l'assoluto controllo dei militari, in una strada presidiata da agenti armati, un ''gruppo di violenti'', così definiti dalla Digos, riesce a piazzare, eludendo la sfilza di controlli, tre ordigni esplosivi. Il luogo del ritrovamento varia a seconda della testata giornalistica in libera interpretazione.
Addirittura la Repubblica parla di ordigni di fabbricazione jugoslava e dà come luogo di ritrovamento la Via Zabatta. Su questo tratto di strada che vede l'accesso alla discarica la presenza delle camionette degli agenti, polizia e carabinieri è continua, di giorno e di notte. Saranno stati eversivi invisibili? Il dubbio rimane.
Ma cosa diavolo sta succedendo in Campania?
Il sindaco di Terzigno, Auricchio, è stato iscritto nel registro degli indagati, dalla Procura di Nola, per aver bloccato un servizio pubblico; pubblico di cosa? Semmai un servizio imposto alla popolazione. Questa l'ordinanza del sindaco Auriccho.
Leggendo l'ordinanza si capisce benissimo su cosa si basa, sulle analisi effettuate presso la discarica di Terzigno e poco importa stabilire se la contaminazione accertata sia direttamente correlabile alla discarica; il sito è contaminato, punto. «Tuttavia pur ritenendo necessario approfondire lo studio anzidetto, nonostante i risultati delle analisi dell’Arpac e quelli dell’Asia, abbiamo puntualmente evidenziato il superamento delle CSC di molti parametri e tra questi, quelli di metalli pericolosi e sostanze fortemente cancerogene, appare grave e incomprensibile che non siano state adottate dall’Asia e dagli organi preposti al controllo tutte le procedure previste dall’art.242 del D.Leg.vo 152/2006. l’adozione di tali misure andava attuata sin dai primi rilievi affidati all’Arpac nel 2009, in una area in cui lo stato ambientale risultava già fortemente compromesso, erano auspicabili solo interventi volti al suo risanamento. Sono invece state adottate, scelte non solo in deroga alle normative vigenti, ma volte a compromettere in maniera irreversibile tutta una area protetta ».
La Procura di Nola avrebbe dovuto scrivere sul registro degli indagati coloro che hanno violato la legge 152 del 2006, art.242: - Al verificarsi di un evento che sia potenzialmente in grado di contaminare il sito, il responsabile dell’inquinamento mette in opera entro ventiquattro ore le misure necessarie di prevenzione e ne dà immediata comunicazione ai sensi e con le modalità di cui all’articolo 304, comma 2. Qualora l’indagine preliminare di cui al comma 2 accerti l’avvenuto superamento delle CSC anche per un solo parametro, il responsabile dell’inquinamento ne dà immediata notizia al comune ed alle province competenti per territorio con la descrizione delle misure di prevenzione e di messa in sicurezza di emergenza adottate. La messa in sicurezza operativa, riguardante i siti contaminati con attività in esercizio, garantisce una adeguata sicurezza sanitaria ed ambientale ed impedisce un’ulteriore propagazione dei contaminanti. Nel caso di caratterizzazione, bonifica, messa in sicurezza e ripristino ambientale di siti con attività in esercizio, la regione, fatto salvo l’obbligo di garantire la tutela della salute pubblica e dell’ambiente. Invece, sempre la Procura di Nola, ha ritenuto giusto indagare su un sindaco che non ha fatto altro che difendere cittadinanza e ambiente, facendo sorgere dubbi sull'azione giuridica che appare più come un atto di intimidazione contro gli stessi sindaci vesuviani e popolazione.
A proposito dello Stato " Partendo da queste mie considerazioni e vedendo che nonostante i (...)
19/11 13:16 - Marvin