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Bologna: Cinque soldati aggrediscono un cameriere ghanese

Aggressione razzista. Il ragazzo, in Italia da 15 anni, difendeva un collega e i clienti dall’ubriachezza molesta dei 5 militari. “Ti spacco la bottiglia in testa, negro di merda”

Un cameriere di 29 anni di origini ghanesi è stato aggredito e offeso da cinque militari dell’esercito della campagna “Strade Sicure”, in borghese e fuori servizio. Il ragazzo stava lavorando in un bar della stazione di Bologna. Erano le due di notte di venerdì 7 giugno quando ha dovuto rimproverare i cinque perché, troppo ubriachi e molesti, stavano disturbando i clienti.

Innervositi dall’invito del cameriere a: «comportarsi bene», i cinque lo hanno insultato e minacciato: «Negro di merda, vieni qua che ti spacco una bottiglia in testa». In due gli avrebbero lanciato una sedia e, quando il cameriere ha provato a difendersi impugnando un attrezzo per tagliare le pizze, uno dei militari avrebbe rotto con un pugno il bancone in vetro e una scheggia ha ferito il ragazzo, medicato poi al pronto soccorso. «Mi è capitato tante volte di sentirmi dire frasi razziste – ha ammesso il ragazzo – ma mai erano arrivati a fare quello che hanno fatto questi cinque».

«Negro di m…, vieni qua che ti spacco una bottiglia in testa», gli hanno detto dopo che lui li aveva rimproverati a bassa voce, per difendere un collega e altri clienti, perché erano ubriachi e molesti. Nella colluttazione è rimato lievemente ferito e ha passato la notte al pronto soccorso.

La polizia, che lui stesso ha chiamato, ha identificato i presenti. I cinque militari, che hanno fra i 25 e i 34 anni sono stati multati per ubriachezza manifesta. Mentre per verificare l’aggressione e gli insulti gli agenti stanno visionando i filmati delle molte telecamere accese in quell’area alle due del mattino. L’esercito, che ha «avviato tutti i necessari approfondimenti, mettendosi a disposizione degli agenti intervenuti affinché vengano chiarite le posizioni di tutto il personale coinvolto», rende noto di dissociarsi «totalmente da questi atteggiamenti, condannandone ogni azione ad essi riconducibile».

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