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Boko haram: a 1000 giorni dal rapimento delle studentesse nigeriane

Mille giorni. Tanti ne sono passati dal drammatico rapimento delle 276 studentesse della scuola secondaria femminile di Chibok, nel nord-est della Nigeria, ad opera del gruppo armato islamista Boko haram.

Per tutto questo tempo la campagna Brink Back Our Girls, inizialmente adottata dal mondo tanto da diventare un hashtag di tendenza mondiale, ha incalzato il governo nigeriano con un coraggio e una tenacia ammirevoli, soprattutto se si pensa a quanto nel paese gli spazi per le proteste civili e pacifiche siano diminuiti.

Amnesty International ha sollecitato il governo nigeriano – che all’epoca venne accusato di non aver saputo impedire il rapimento di massa di Chibok – a cogliere la drammatica ricorrenza di oggi per raddoppiare gli sforzi volti a ottenere la liberazione di tutte le persone ancora nelle mani dei loro sequestratori: non solo le 195 studentesse ancora nelle mani di Boko haram ma anche le vittime di sequestri che hanno ottenuto minore attenzione.

Dal 2014, Boko haram si è reso responsabile di almeno altri 41 rapimenti di massa di civili. Molti degli attacchi di cui si è reso responsabile il gruppo armato – tra cui uccisioni intenzionali di civili, stupri, attentati contro luoghi di preghiera, mercati e altre strutture civili e distruzioni di abitazioni – costituiscono veri e propri crimini di guerra.

Nell’ultimo anno e mezzo migliaia di donne, uomini e bambini rapiti da Boko haram sono scappati o sono stati liberati. Ma probabilmente altrettanti civili sono ancora nelle sue mani.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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