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 Home page > Attualità > Mondo > Bahrein | Processo a Nabil Rajab: rischia una dura condanna

Bahrein | Processo a Nabil Rajab: rischia una dura condanna

Ieri si è svolta una nuova udienza del processo ai danni di Nabil Rajab, il più noto difensore dei diritti umani del Bahrein, la monarchia del Golfo persico che dalla “primavera araba” del 2011 ha scatenato la repressione contro il dissenso.

Nabil Rajab, inizialmente rilasciato su cauzione, è stato raggiunto da nuovi capi d’accusa ed è rientrato in carcere. La prossima udienza è fissata al 23 gennaio.

Rajab, 52 anni, presidente del Centro per i diritti umani del Bahrein, è agli arresti dal 13 giugno. Rischia fino a 13 anni di carcere per la diffusione di “notizie false in tempo di guerra” e di “voci allo scopo di screditare lo stato” via Twitter, più almeno uno per un articolo pubblicato a settembre sul “New York Times”.

La “guerra” è quella che si svolge dal marzo 2015 in Yemen, dove una coalizione guidata dall’Arabia Saudita e di cui fa parte anche il Bahrein sta portando avanti un’incessante campagna di bombardamenti aerei, molti dei quali costituiscono crimini di guerra.

Le “voci” riguardano la situazione dei diritti umani nel paese, in particolare la tortura nelle carceri, e i rapporti tra il Bahrein e lo Stato islamico, nel quale secondo Rajab sarebbero finiti a militare vari funzionari del regno.

Rajab è nel mirino degli al-Khalifa, la famiglia reale sostenuta, armata e protetta dai governi di Washington e Londra, sin dal 2012. Questi i suoi precedenti: due anni di carcere tra il 2012 e il 2014 per aver promosso e preso parte a manifestazioni pacifiche ma non autorizzate e aver in quel modo arrecato “disturbo all’ordine pubblico”; divieto di espatrio emesso nei suoi confronti nel novembre 2014 e tuttora in vigore; sei mesi di carcere nel 2015, poi ridotti a due per motivi di salute, per aver diffuso “un messaggio che potrebbe istigare l’opinione pubblica e mettere in pericolo la pace”.

Nonostante il peggioramento delle condizioni di salute (il 27 giugno si è reso necessario un ricovero presso l’unità coronarica dell’ospedale militare del Bahrein), Rajab è stato tenuto in isolamento carcerario per due settimane, si è visto negare la scarcerazione per motivi di salute e gli è stato persino impedito di prendere parte al funerale di uno zio.

All’orizzonte si profila intanto una nuova incriminazione, per un articolo che Rajab ha scritto dal carcere il 21 dicembre per il quotidiano francese “Le Monde”.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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