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Arabia Saudita: quattro anni fa le 50 frustate al blogger Raif Badawi

Il 9 gennaio di quattro anni fa, all’esterno della moschea principale di Gedda (la città dove tra una settimana si giocherà la Supercoppa italiana Juventus – Milan), al termine della preghiera del venerdì e di fronte a una folla giubilante che invocava la grandezza di Allah, il blogger saudita Raif Badawi subiva 50 frustate. Uno spettacolo turpe.

Badawi è un eretico, una sorta di Giordano Bruno del XXI secolo, che ha sfidato l’estremismo religioso di stato e la paura, altrettanto di stato, e lo stretto legame tra il primo e la seconda.

Arrestato il 17 giugno 2012 per aver messo online un forum di dibattito chiamato “Liberi liberali sauditi”, dopo aver rischiato persino la pena di morte per “apostasia”, il 7 maggio 2014 è stato riconosciuto colpevole di “offesa all’Islam” e condannato a 10 anni di carcere, a 1000 frustate e a una multa di un milione di rial.

La sentenza è diventata definitiva il 6 giugno 2015 (si noti: sei mesi dopo l’esecuzione delle 50 frustate!)

Da quel 9 gennaio, ogni venerdì è stato vissuto con la paura che le frustate si sarebbero ripetute, 50 a settimana per 20 settimane consecutive.

Grazie a un’enorme mobilitazione internazionale, le altre 950 frustate non hanno avuto luogo.

Dal momento dell’arresto sono passati sei anni e mezzo e Badawi è ancora in carcere. La moglie Ensaf Haidar, rifugiata politica in Canada insieme ai loro tre figli (Najwa di 15 anni, Terad di 14 e Miryiam di 11), porta avanti una tenace ma sempre più solitaria campagna per il suo rilascio.

Quando assisterete a Juventus – Milan, tra una settimana, ricordatevi di Raif Badawi.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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