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Antonio Raione: da Catanzaro alla serie A, al fianco di Alberto Malesani

Il lavoro paga, così come il talento, l’impegno e la gavetta. Sei felice, perché ami quello che fai. Lo hai sempre desiderato. Hai mosso i primi passi verso il conseguimento di nuovi traguardi. Tutto ciò, in silenzio, senza sgomitare. L’ambizione va alimentata con dedizione e la serietà di chi non si è mai arreso alle difficoltà.

Si tratta di Antonio Raione, il noto preparatore atletico che, da Catanzaro, ha spiccato il volo verso nuovi percorsi, frutto dei sacrifici seminati negli anni. Da qualche tempo, il preparatore catanzarese si è guadagnato la stima e la riconoscenza dell’allenatore Alberto Malesani. Lo ha voluto con lui, dai tempi di Bologna. Per poi proseguire con Genoa, Palermo e Sassuolo. Insomma, un vincente al fianco di un altro vincente del nostro calcio.

Raione si racconta in un’intervista esclusiva, in cui ripercorre gli esordi e la passione per la sua amata professione, che l’ha portato ad affiancare uno dei migliori tecnici del nostro calcio, Alberto Malesani.

 

Allora, Antonio, raccontami i tuoi esordi: com’è nata la tua passione per lo sport?

“Questa è una passione che coltivo fin da piccolo. Infatti, ho avuto l’opportunità di affinare le mie conoscenze, studiando all’Isef e Scienze Motorie. Inoltre, seguivo gli altri preparatori, per ottimizzare la mia passione.”

La sua passione l’ha condotta in serie A, al fianco di Alberto Malesani. Com’è stata la sua prima esperienza a Bologna?

“Alberto è una persona eccezionale, e di grande spessore umano e professionale. È un uomo come pochi. Rappresenta quanto c’è di buono nel nostro calcio. È una persona di grande cultura. È un immenso piacere dialogare con lui, perché puoi parlare di tutto. Dispiace, che un tecnico del suo valore e della sua esperienza calcistica non alleni da quattro anni. Oggi, gli altri tecnici si accontentano di qualsiasi cosa. Accettano tutte le richieste. Invece, Alberto ha ricevuto delle proposte da squadre estere, da nazionali, ma, dalla serie A, nessuna forma di riconoscenza. Non dimentichiamo che è stato l’ultimo tecnico a vincere la Coppa Uefa con il Parma, nel 1999. Ha tanta voglia di ritornare sul campo di calcio. I calciatori, che hanno collaborato con lui, hanno un bellissimo ricordo, perché è una persona a passo con i tempi, per quanto riguarda le metodologie e le tecniche di allenamento. Fa stare bene tutti quelli che interagiscono con lui. È un patrimonio del calcio italiano. È un grandissimo. Ha un’esperienza ventennale e, nonostante, il calcio lo abbia messo da parte, si aggiorna e segue le partite.

A Bologna, è stato un anno spettacolare. Il Mister è riuscito, nonostante le difficoltà societarie, a risollevare la squadra dal fallimento, e di farle esprimere sul campo un gioco spumeggiante e bello, al punto da farsi guadagnare l’affetto dei tifosi bolognesi. Emozionanti, le vittorie di Torino, con la Juventus, e con la Lazio.

A Genova, invece, la situazione è stata diversa, rispetto a quella di Bologna. Il presidente Preziosi ci ha ingaggiati. Ma, abbiamo trovato una squadra decimata, perché con le cessioni di Milito, Rafinha e Criscito, il Genoa aveva provato a proporre qualcosa di diverso, con gli acquisti di Seymour, Pratto, Jorquera e Caracciolo. Alle prime cinque partite, eravamo primi in classifica, grazie alla vittoria con la Roma. A dicembre, eravamo settimi, ma, perdiamo con il Napoli 6-1, e il presidente Preziosi ci esonera. Ritorniamo dopo alcuni mesi, ma, la situazione era peggiorata.

Per non parlare di Palermo. La situazione era disastrosa, perché i giocatori erano fuori rosa. Il Mister riesce a ricompattare la squadra. E, nonostante questo, la squadra ottiene tre pareggi. Ma, il presidente Zamparini ci esonera dopo tre pareggi.

A Sassuolo, siamo incappati nella sfortuna, per aver incontrato, in quelle cinque giornate, squadre di alto livello, come Inter e Napoli. E, da quell’istante in poi, il Mister non allena. E, nell’attesa di ricevere altre proposte, vanta e gestisce una florida ed eccellente azienda vitivinicola, “La Giuva”, gestita dalle figlie Giulia e Valentina, in cui produce degli ottimi vini, apprezzati nell’ultima edizione del Vinitaly”.

 

Cosa sta facendo attualmente?

“In attesa di ritornare sul campo, mi aggiorno sempre, perché la mia è una professione in continua evoluzione. Prevede studio, ricerca, aggiornamenti e confronti con altri professionisti del mio settore.”

Se fossi stato un calciatore, in quale ruolo e in quale squadra ti sarebbe piaciuto giocare?

“No, perché la mia vera passione è l’atletica leggera. Mi piace correre.”

 

Oltre allo sport, quali sono le tue passioni?

“Sono un fan di Claudio Baglioni. È il mio artista preferito. Vado a seguire i suoi concerti. E, per cinema, ammiro molto Pierfrancesco Favino, Beppe Fiorello e i film di Totò.”

 

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