Insomma ho un blocchetto e questi dieci minuti scarsi per fare un paio di domande ad Antonio Padellaro. Meno che scarsi: “De Mauro (direttore di Internazionale, nda) mi aspetta”, dice. A Ferrara, in un cinema, si appena concluso questo. Tutto bene, per caritadiddio, eppure rischiamo di mandare a memoria discorsi sentiti e sterili. Meglio capire un paio di cose sul Fatto, senza regali e col tempo alle caviglie. Qualche giudizio, qualche “dicono” che sento davvero dire, altri che invento, alcuni che sento davvero di chiedere, un po’ come viene. E allora partiamo dall’impatto visivo, perché è il primo approccio e perché il sottoscritto è uno di quelle lattine vuote che ancora bada all’esornativo, a cui piace la forma. Dicono: il Fatto è impaginato come una lettera minatoria (cit.).
“Come una lettera minatoria (ride, non l’ha mai sentita, nda)? Noi abbiamo fatto una ricerca di mercato pochi mesi dopo l’uscita del Fatto: piu del 90% di chi ha risposto – e sono quasi 20 mila persone – hanno detto che non volevano si toccasse nulla del giornale, e che se anche la grafica non era granché gli andava bene lo stesso. Ora, che cosa vuol dire? Significa che certamente può non piacere – e a molti non piace – ma che ormai si è identificata con il giornale. Avevo sentito dire che sembrava un giornale di una repubblica sovietica, caucasica, degli anni trenta. Questa mai. Miglioreremo qualcosa. Intanto funziona, ché magari la gente si affeziona anche ai brutti”.
- Dicono anche: morto politicamente Berlusconi al Fatto resta poco. Poniamo, domani ricambio generazionale: nasce una legislatura di giovani, leali e per bene, che non vi danno “lavoro”. Che sarebbe di voi?
“Beh, questa utopia mi sembra bella ma non la vedo all’orizzonte, forse se ne occuperanno quelli che verranno dopo di me, non credo che potrò affrontare questo problema, magari fosse così..”
- Boh, voliamo bassi: diciamo, a livello dei paesi stranieri..
“Allora credo che i giornali non dovrebbero vivere solo sulle disgrazie altrui: noi oggi, certamente, cerchiamo di vivere raccontando le disgrazie di un paese, ma evidentemente ci deve essere una grande energia civile, perché altrimenti noi potremmo fare il giornale più cattivo del mondo ma non lo comprerebbe nessuno. Il problema è che la gente lo compra, come compra altri giornali di opposizione, perché sente che il momento è decisivo per la storia democratica di questo paese. Credo che il giornale, nel momento in cui la situazione italiana tornasse alla normalità, troverebbe comunque i suoi spazi. E’ chiaro che andrebbe ristudiato, ripensato. Intanto aspettiamo che le cose cambino..”
- Restando sulla “linea”: dicono, “è semplicistico”. Altri ancora, alla prima lettura: “non capisco”, “non riseco a tenere il filo delle inchieste”. Come stanno le cose?