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 Home page > Tempo Libero > Satira > Angelino e Silvio: c’eravamo tanto amati

Angelino e Silvio: c’eravamo tanto amati

E' vero. Siamo tutti in profonda crisi. Non ci sono più certezze, punti di riferimento consolidati, criteri universalmente accettati. E' come se il navigante di un tempo, abituato da sempre a veleggiare di notte guardando le stelle, si ritrovasse all'improvviso il cielo sconvolto, in preda al caos: la costellazione di Cassiopea al posto di quella dell'Acquario, Andromeda al posto della Croce del Sud, la Stella polare non più al Nord ma spostata in basso a destra, e così via. Uno sconvolgimento epocale.

Come quello che in questi giorni sta sconvolgendo il cielo (si fa per dire) della politica nostrana. Chi l'avrebbe mai detto? Alfano che punta i piedi, che osa contraddire Berlusconi, che si autonomizza, che propone una linea politica opposta a quella del Capo, che con il Capo si scontra a brutto muso. Che, incredibile ma vero, si ritrova a capo di una possibile scissione del PdL. Sì, proprio lui, l'Angelino, colui che sotto il sorriso niente, il fino a ieri pinocchietto di legno con dietro il Berluska che tira i fili, il portavoce sottomesso e fedelissimo (ormai non più) dei voleri e dei capricci del Capo. E insieme a lui i Quagliariello, i Cicchitto, i Lupi, ecc. Da pecore a “scissionisti” (copyright di un velenosissimo Sallusti).

Si sarebbe tentati di dire “il ruggito del topo” di fantozziana memoria. Un po' di ammuìna e poi tutto rientra, grazie alle promesse in denaro e carriera e anche alle minacce di non essere più messi in lista alle prossime elezioni. Ma sembra che non sia così. Un manipolo di 25 cortigiani ha deciso di mettersi in proprio, il granitico PdL è solo un ricordo del passato e l'ex capo indiscusso del PdL esce dalle vicende di questi giorni con le ossa rotte e sull'orlo di una crisi di nervi. Fine di Berlusconi? Non è detto. C'è sempre Re Giorgio, e poi un compromesso con il Pd si può sempre trovare.

A questo punto, dobbiamo proprio farci una severa autocritica. L'Angelino capo del nuovo centro destra italiano e il martire della rivoluzione liberale in pensione. Ma guarda un po'. Tutto bene? Assolutamente no.

Innanzi tutto perché un PdL privato delle furibonde esternazioni del Pregiudicato farà mancare un materiale preziosissimo di lavoro e una fonte inesauribile di ispirazione alla satira politica e ai blogger di tutto il mondo. Una vera e propria sciagura, paragonabile soltanto a quella della scomparsa del Trota. Un incubo. E poi perché un centro destra “serio, responsabile, attento agli interessi del Paese”, come ineffabilmente dicono quelli del centro sinistra, potrebbe essere l'elemento ideale per un prossimo ventennio di larghe intese. Un incubo ancora peggiore.

 

Questa è la ragione per cui abbiamo fatto un tifo sfegatato per la Santanchè. Ma ci è andata male.
 

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