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 Home page > Attualità > Cronaca > Anche yukali se ne va: e ci mancherà…

Anche yukali se ne va: e ci mancherà…

Ecco un’altra mattina, appena sveglio, con spruzzi di neve e freddo invernale, che da quaggiù mi tocca leggere online dell’addio di “amici internettiani” di lunga data. Quasi due anni fa è toccato a Franco Carlini, andarsene allo stesso modo improvviso e silenzioso, oggi a Fabio Metitieri: entrambi critici e appassionati del digitale, tra i pionieri della Rete italiana e rigurgitanti di un’umanità infinita - pur se, certo, ciascuno con evidenti differenze caratteriali, espressive, professionali.

Con Fabio mi ero presto imbattuto fin dall’alba degli anni ‘90, condividendo le prime battaglie per informare al meglio sulla prima Internet e le dinamiche collaborative online, come ben ricorda Gennaro Carotenuto, anche lui della partita in certi pseudo progetti di pseudo democrazia elettronica di quel periodo. E scrivevamo insieme su “Virtual”, storico mensile in cui, insieme a molte robette commerciali, s’intrecciavano le prime serie riflessioni riguardo quelle culture digitali su cui pochi osavano scommettere allora. E poi le collaborazioni con Apogeo, altri libri e i primi siti web, discussioni infinite via email e nelle conference systems, lentissime e text-only. Fino alla sua passione per Second Life e i l’ultima collaborazione condivisa per la trasmissione radio “Mondo Web” su RTSI (il cui curatore, Antonio Vassalli, mi dice che non sapeva nulla e pensa di mandare in onda quanto prima tutti i suoi interventi ancora inediti).

In questi quasi 20 anni di vicinanza non sono ovviamente mancati accesi disaccordi, polemiche e giramenti di balle, ma sempre con stima reciproca. E ci siamo pure incontrati live un paio di volte, nelle mie fugaci visite nella penisola, e scritti spesso anche di recente su varie uscite della presunta cyber-elite nostrana e dei “bloggher” come ci scrivevamo tra noi - in gran parte gente che “conosceva la tecnologia e la rete 100 volte meno di lui”, come nota correttamente Vittorio Pasteris. Giusto l’altro giorno parlavamo di lui con una sua collega al CSI Piemonte di allora, Eleonora Pantò, con cui continuava a scriversi (e che però so in questi giorni essere in viaggio, ce ne parlerà presto). E un altro bel ricordo è quello di Daniele Minotti.

Della sua vena polemica e aggressiva non mancano certamente tracce, e molti sembrano ricordarlo quasi solo per quella sua peculiare animosità. Ma sulla sua professionalità divulgativa e la lucidità qualificata non c’erano dubbi, lo dimostra ancora l’ultimo libro sulle magagne del Web 2.0, contemporaneo alla sua scomparsa e che ha non poco da insegnarci, al pari di molte sue analisi. Già, anche Fabio mi ha insegnato parecchio: non smettere mai di capire e studiare, essere critici e attenti, insistere a confrontarsi anche se controcorrente, evitare le facili omologazioni. E forse soprattutto: mai il benché minimo briciolo di malafede, qualità tutt’altro che rara nei molti che in Italia vivono e scrivono di Rete, giornalisti doc o semplici bloggher.

Grazie, yukali, ci mancherai !

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