... Dall’allucinante posto in cui fu "Secretato".
Lettera del 27/03/1978, a Noretta, e non recapitata.
Mia carissima Noretta,
Vorrei dirti tante cose, ma mi fermo all’ essenziale.
Io sono qui in discreta salute, beneficiando di un assistenza umana ed anche molto premurosa.
Partendo dal fatto che Moro sicuramente era di una statura ed intelligenza rara se, come dice Kossiga nelle sue "uscite", Moro è il "creatore" dei Servizi Segreti, immaginiamo quale strategia politica di azione poteva dedurne.
Con la sola penna e dei fogli di carta, Moro incomincia a scrivere tanto, ma tanto. Daccordo amava la famiglia ed in particolare Luca, il nipotino che cita, spesso, ossessivamete, come fosse un refrein. un ripetere, un sottolineare.
Ma...
Analisi e Probabilita: le Variabili
Non si è fermato "all’essenziale", quindi una lettera che, presentata con quella frase, doveva essere corta, sintetica, senza andare ai ricordi ed agli allievi o alle cose da fare: che senso ha farla così lunga? Siamo ancora al 27 di Marzo (presumibilmente il giorno di Pasqua: è oggettivo), così è scritto a data sulla lettera originale: 27 03 78.
IO SONO QUI IN DISCRETA SALUTE,
Anagrammando DISCRETA SALUTE, viene fuori DIS: da destra a sinistra diventa SID che altro non è che il nostro SERVIZIO DI INFORMAZIONE. Poi ancora, SACRESTIA , combinando i due termini, e poi ancora E TU LA SAI
leggendo da destra a sinistra SALUTE e congiungendola con DISCRETA.
Unendo ED ANCHE MOLTO PREMUROSA viene fuori ED ANCHE RUMOR SA (MOLTO).
Quindi IO SONO QUI IN SACRESTIA, E TU LA SAI ED ANCHE RUMOR SA. Cos’è che poteva unire Noretta Moro e Rumor? Cos’ è che sapevano, conoscevano? Il posto dove si trova Moro, in quei cinquantacinque giorni è Via Montalcini, così dicono i brigatisti.
Ma è Vero?
Confutiamoli.
Iniziamo una sorta di ricostruzione partendo da MORO, secondo le conoscenze del 2009, una ricostruzione non politica ma unendo le intuizioni di Moro, le verità in suo possesso e scritte nel memoriale.
E chi aveva "interesse" ad "uccidere" in modo stragistico Aldo Moro?
Anagrammando le lettere, il contesto.
La presa in esame delle lettere dal carcere impone un impegno serio ed oneroso. Un lavoro che prenda in considerazione lo status quo del governo italiano, durante i 55 giorni del sequestro e dei sentimenti dei familiari delle vittime del 16 marzo che ebbero un influenza psicologica notevole impregnante lo stesso clima, non molto riconosciuta dagli addetti ai lavori - vedi Pellegrino e lo stesso Flamigni che è un cultore del caso Moro -.
L’analisi parte non dalla prima lettera, quindi, ma da quella non recapitata il 27 Marzo 1978, quella a Noretta.
In essa, Moro, dopo circa dieci giorni dal rapimento, lancia, presumibilmente, il primo messaggio criptato: “presumibilmente” perché è una lettera, e lo dico con cognizione di causa poiché l’avrò letta un migliaio di volte, dal ritmo veloce, irregolare, ma costante nel voler segnalare od indicare qualcosa od ancora raccontare una intuizione molto forte sul “livello” nazionale ed internazionale degli interlocutori nel “carcere”.
In un primo momento avevo pensato che lui volesse indicare la prigionia, che indica in altra lettera, ma poi nell’anagrammarla, con il contributo del programma VERBATON 2 scaricato con Explorer, mi sono accorto che poteva essere un messaggio in cui lui volesse segnalare di essere in uno stato di attesa, di attendere la presenza di qualcuno importante, di un ideologo o quantomeno, nell’ attesa, di ricordare una qualche situazione o motivazione alla strage ed al sequestro stesso: voleva far capire ai suoi familiari di stare bene in salute ma che la situazione imponeva una strategia per l’alto livello, di cui non ne aveva ancora la certezza, perché ancora non aveva il quadro completo degli schieramenti in azione.
Ed ecco, quindi , perché in attesa.
“Io sono qui in discreta salute”.
Come non capire che lui, come afferma la stessa moglie davanti alla commissione presieduta da Sciascia, è “qui”: "io sono qui in Sacrestia (anagramma, nda), attesa, vogliono che io mi confessi o riveli dei peccati, dei segreti. Intuisco che gli altri siano nel dolore, intuisco, ma non posso spingermi oltre sulla via della disperazione”.
E come accade per le cose con le quali si entra in sintonia, appare evidente che Moro cerchi dei “collegamenti”, dei “ponti” ed usi i ricordi (ricordo il ricevimento con gli amici; [...] e come passi ore ed ore ad immaginarvi, a ritrovarvi [...] ricordo la chiesetta di Montemarciano…) come visione e pre-visione (visione = ciò che riesco a vedere e pre-visione = ciò che riesco a vedere da un altro punto di vista e cercare il più possibile di comunicarlo in forma profetica, visto che credeva in fondo, in fondo, illuso dai colloqui con Gallinari, carceriere fisso, di avere salva la vita e di andare fuori dalla DC, avendo riferito tutto ciò che gli avevano chiesto i terroristi) per la sua salvezza.
Per la sua salvezza, non nel senso di vigliaccheria del volersi sottrarre al processo delle BR, ma nel senso di non riconoscersi come leader assoluto e sintesi del potere del SIM. Di essere anzi in minoranza senza più un influenza sulla maggioranza del partito. Sa di essersi trovato ad essere Presidente democristiano perché voluto da lui stesso, lo dice nella risposta che dà a Zaccagnini ed allo stesso Cossiga quando, rivolgendosi al suo amico Zac, in un altra lettera, gli rimprovera che "sotto processo non è Aldo Moro, ma tutta una classe dirigente democristiana che ne è chiamata in causa".
Non accetta giustamente che sia lui a pagare, come agnello sacrificale, per tutta la Dc e per tutti gli anni per la quale è stata al governo.
Da quel momento ogni parlamentare è chiamato in causa. Moro inizia una strategia non accompagnata dal riscontro immediato che “i suoi amati collaboratori” dovevano fare, tra i quali non a caso spiccano Freato e Rana. Il primo implicato nello scandalo Petroli e tra i maggiori attori chiamati in campo da Moro per la liberazione. Freato è anche al centro di una spy-story (sembra che ci fosse una ricetrasmittente nella penna che Freato regalò a Moro e che Eleonora Chiavarelli gli ha ridato negli ultimi anni) e alle morti strane dei fratelli Bisaglia..
Opero nel mondo bancario e della comunicazione da 22 anni.
Profilo personale, articoli e statisticheCredo non si possa dire: Moro " è stato fatto uccidere dalle BR"...significherebbe (...)
20/09 15:01 - Giovanni LozzaCredo che alla fine, ognuno, "vigliaccheggi"(non lo so se sia un termine già in uso) e (...)
17/09 12:26 - GiovanniLozzaSciascia già a suo tempo nel suo libro "affaire Moro" si domandava se fosse un (...)
17/09 10:18 - l’incarceratoChi ha fatto ucciedere Moro lo si è capito da tempo: agenti aquilone.
16/09 13:07 - sganapino