Amyfobia: Amy winehouse e i ragazzini di Utoya vittime del neonazismo
Il 23 luglio è morta Amy Winehouse, ottima cantante molto soul, con uno stile personalissimo ispirato alle grandi voci femminili del passato.
Una fine non certo inattesa, nonostante i ventisette anni, perché la sua tossicodipendenza da droghe ed alcool era talmente grave ed ostinato il suo rifiuto ad uscire dal gorgo dell'autodistruzione, come aveva cantato nella canzone "Rehab", che nessun bookmaker inglese avrebbe accettato scommesse sulla sua morte. Pare che il giorno prima avesse acquistato un intero assortimento potenzialmente letale di droghe. Un suicidio, più che una morte accidentale, secondo molte evidenze che però saranno chiarite forse soltanto dagli esami tossicologici.
Nonostante la morte di chiunque, perfino dei peggiori criminali, richiami in genere atteggiamenti bonari nei confronti della salma, della serie "quando si muore si diventa tutti buoni a posteriori", per Amy non è stato così. Ho notato una ferocia e una mancanza di pietà nei commenti su Facebook e nei giornali, che mi ha lasciata perplessa.
Era una sfigata, tossica e alcolizzata, secondo questi commenti, quindi è stata tutta colpa sua se è morta. Come se l'essere sfuggiti al gorgo della droga non sia a volte un merito ma una pura questione di fortuna e del fatto di aver evitato per caso di incontrare le persone sbagliate nel momento sbagliato.
"Se l'è cercata", come le ragazze che vengono stuprate perché girano vestite troppo provocanti.
E poi le battutine, le spiritosaggini sull'assonanza tra il cognome omen e il vino, provenienti perfino da persone intelligenti che normalmente non perdono l'aplomb di fronte al passaggio del morto.
In fondo Elvis, quando morì, era una farmacia vivente con annesso armadietto delle sostanze stupefacenti; Michael Jacksonidem, ma nessuno che abbia avuto il coraggio di definirli dei tossici sfigati del cazzo. Con Amy invece si sono sfondati gli argini della pietas e si è sfiorato francamente il vilipendio.
Infine, come buon peso, Forza Nuova ha dedicato ad Amy uno dei suoi celebri poster, sottolineando come solo i deboli possano soccombere di droga. E allora ho cominciato a capire.
Il caso ha voluto che, lo stesso giorno, uno di quei pazzi lucidi che nessuno lo direbbe, perché i pazzi li immaginiamo sempre con il colapasta in testa e l'andatura ricurva, un figuro alto, biondo ed ariano, dopo aver pianificato a lungo il suo gesto, sia andato su un'isola norvegese con l'artiglieria pesante ed abbia fatto fuori a freddo e con l'aiuto di qualche etto di cocaina, secondo me, quasi un'ottantina di giovani suoi connazionali che stavano frequentando un campo estivo del Partito Laburista. Il tizio si definisce un patriota cristiano combattente contro gli islamici, tecnicamente sarebbe un allievo della cattiva maestra Oriana Fallaci e delle varie farneticazioni neocon su Eurabia, ma stranamente ha scelto di non combattere i jihadisti o i talebani in Afghanistan, faccia a faccia, da uomo. Più vigliaccamente ha messo in atto il remake snuff di "Battle Royale" ed ha cercato il record del tiro al bersaglio su ragazzini di sedici anni. Il tiro al bambino paralizzato dalla paura. Un'impresa da eroe.
Molte cose sono condivisibili, ma i vari personaggi famosi che sono stati grandi artisti e che hanno goduto dei benefici della notorietà, non dovendo (più) fare la vita poco esaltante dell’operaio o dell’impiegato, spesso sono stati molto meno ammirevoli come persone (vedi ad esempio michael jackson con i bambini...). Darei invece molta più attenzione alle vittime di soprusi e violenze: bambini, donne e, in generale, lavoratori trattati come schiavi... Forse diminuendo queste violenze, avremmo anche meno mostri