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Almaviva: intervista ad una lavoratrice a Milano

Come Clash City Workers abbiamo seguito da vicino la vicenda dei 1666 licenziati di Almaviva Roma, che sta vivendo una coda drammatica per 43 lavoratrici al rientro dalla maternità. Come è emerso nelle ultime settimane, la stessa spada di Damocle pende sulla testa degli addetti di Almaviva Milano. Identico l'escamotage adottato in questi giorni nei due poli: trasferimento coatto a Rende (Cs), licenziamento per chi non si trasferisce in quella sede, che dista centinaia di chilometri. Un gruppetto di lavoratori di Almaviva Milano ha aperto il corteo dei sindacati di base, in sciopero il 27 ottobre. Ovviamente c'eravamo anche noi e abbiamo colto l'occasione per chiedere a una lavoratrice di spiegarci quanto accaduto nella sede meneghina.

Valentina, raccontaci cosa è successo nella sede di Milano di Almaviva

A Milano è stata persa la commessa Eni che scadeva il 30 di settembre (anche se si sapeva già da luglio che non ci sarebbe stato il rinnovo). Qualche giorno dopo l'azienda ci ha proposto un accordo con cui ci avrebbe tolto il pagamento del lavoro straordinario, che per noi è importante perché siamo tutti a 4 ore con 700 euro di stipendio; inoltre dovevamo accettare il controllo totale delle nostre ferie e dei nostri permessi, in modo che per tante mamme non sarebbe più stato possibile andare a prendere i figli a scuola nel caso di malattie o incidenti; soprattutto sarebbe stato introdotto il controllo a distanza individuale sulla singola prestazione, che nel settore dei call center impone alle persone di parlare per 4 o 6 ore (in base al loro contratto) ininterrottamente, altrimenti si viene licenziati per mancanza di produttività. Di fronte al nostro NO a questo accordo-capestro, l'azienda ci ha recapitato 65 lettere di trasferimento verso il polo di Rende, in Calabria.


Quali sono gli sviluppi più recenti?

In questi giorni continuano a comparire interviste e tweet di Almaviva e del ministro Calenda che affermano che i licenziamenti sono ritirati, ma nei fatti i lavoratori hanno solo in mano una lettera che dice che dal 3 novembre, ore 12, devono essere a Rende, pena il licenziamento se non si presentano.


In merito all'ipotesi di accordo, i sindacati confederali si sono divisi. Come hanno agito? Vi hanno tutelati adeguatamente?

I sindacati hanno cercato di coinvolgere Eni, ricordando che ha firmato un protocollo che impone che nel caso non venga rinnovata una commessa si vada in gara di appalto e si riassumano i lavoratori che erano addetti al precedente appalto. Eni ha risposto che non è un rinnovo di appalto, perché l'attività viene internalizzata. In realtà sappiamo che le pratiche sono passate al polo in Romania, non a Eni.


Come mai siete al corteo dei sindacati di base? Avete deciso di organizzarvi autonomamente rispetto ai sindacati confederali?

Sì, come lavoratrici e lavoratori di Almaviva abbiamo costituito un collettivo, proprio per riuscire a essere molto più incisivi e denunciare la mistificazioni che si leggono sulla stampa di questi giorni. Abbiamo deciso di chiamarci “Collettivo 'Lavori in pelle' Almaviva Contact”.

In bocca la lupo per la lotta! Avete tutto il nostro appoggio!

 

Leggi anche: Almaviva: cosa è successo? Lo spieghiamo in una grafica

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