Questi giorni le agenzie internazionali hanno tirato fuori la zone Nord dell’Africa dal dimenticatoio mediatico in cui era immersa da quando è finita la sanguinaria guerra civile in Algeria.
In prima pagina di tutte le agenzie e di tutti i giornali internazionali campeggiano notizie sulle sommosse in Algeria. Ma cosa succede in Algeria? E che lettura politica se ne può fare?
Questa poca copertura dell'area del Nord Africa si vede subito. I media Italiani sono talmente poco preparati a parlare della zona che a mo' di esperto l'Ansa non ha trovato meglio che intervistare il sempiterno Tahar Ben Jalloun, che ha dichiarato: “Se gli algerini e i tunisini continuano ad essere stretti nella morsa di regimi totalitari, se in questi giorni la rabbia dei giovani senza speranze nel futuro sta esplodendo nelle strade da una parte all'altra dei due paesi maghrebini, lasciando sul terreno morti e feriti, è colpa anche dell'Italia e della Francia, che da anni continuano ad ignorare le violazioni delle libertà più elementari, l'indigenza delle popolazioni, pur di fare affari con Tunisi e Algeri, dove la democrazia non è certo di casa. (…) Come peraltro nell' Egitto di Mubarak, nell'Iraq di Saddam, nella Siria di El Assad, o in Cina.”
Certo che lo scrittore marocchino, che da sempre è stato considerato privo di spessore politico, negli ultimi anni si sta svelando un intellettuale molto impegnato!
Impegnato a ripulire con la lingua le parti posteriori del titolare del trono di Rabat, però.
Questo non perché ciò che dice dell'Algeria e della Tunisia sia completamente infondato, anzi... Ma perché, stranamente, ha dimenticato di nominare anche il Marocco tra le dittature amiche dalle quali vengono perdonati crimini, saccheggi e violazioni dei diritti a spese dei rispettivi popoli.
Ma cosa succede in Algeria, esattamente?
Nessuno lo sa. La situazione algerina, credo, è un enigma anche per chi la domina e usa mille sotterfugi e manipolazioni per tenere le redini del potere.
La situazione in Algeria è molto complessa. La natura del potere algerina non ha, come in Libia, in Tunisia o in Marocco, il classico schema delle dittature arabe con una figura forte alla testa, lo “Zaim”, e una classe mafiosa, violenta, corrotta e corruttrice, intorno a lui, in uno schema piramidale quasi perfetto.
Il potere algerino è una geometria molto complessa fato di un misto di poteri militari, politici, economici, di false legittimità storico-rivoluzionarie e di vere legittimità “claniche” costruite intorno ad appartenenze geografiche, culturali, all'appartenenza ad una confraternita religiosa, ad un gruppo di famiglie alleate tra di loro, o, come nel caso di molti generali, tra quelli che misero il paese a ferro e a fuoco negli anni 90, all'adesione ad un piano comune di presa di potere, speso sostenuto da qualche potenza internazionale.
L'equilibrio tra queste forze tiene quando c'è un polo forte e ricchezze sufficienti da spartirsi.
Dal 1999, anno di ritorno dell'attuale presidente dal suo esilio dorato nei paesi del golfo, ad oggi, il sistema ha tenuto grazie ad un accordo conveniente per tutti, al consenso internazionale intorno alla persona di Bouteflika, alla figura forte di Bouteflika stesso e soprattutto grazie alle enormi rendite del petrolio.
di fronte a noi abbiamo il risultato di secoli di colonialismo, razzismo, imperialismo (...)
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