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A proposito degli studenti (e dei genitori) che picchiano i professori

Pare che si stia diffondendo un nuovo sport nazionale: quello di picchiare i professori. Ovviamente (ancora) sono casi del tutto eccezionali, poche decine in tutta Italia, ma, proprio perché eccezionali meritano risposte eccezionali, all’altezza dell’offesa, il fenomeno è molto grave ancorché circoscritto, perché ha effetti devastanti sull’educazione di centinaia di migliaia di ragazzi sia direttamente sia per effetto della diffusione internet.

Iniziamo dagli studenti e chiariamo una cosa: non parlo di ragazzi ribelli che vanno capiti e valorizzati, cercando non di spegnere ma di incanalare il loro spirito di rivolta nei binari del senso morale. E neppure parlo dei ragazzi “difficili” che hanno problemi piscologici e caratteriali che, semmai, vanno protetti e aiutati. Dunque non sto parlando di comportamenti scorretti ma nei limiti di quello che può accadere fra docenti e studenti, quindi non solo di espressioni verbali o disobbedienze a prescrizioni, di semplice maleducazione.

Parlo di ragazzi sanissimi ma che danno luogo a comportamenti delinquenziali come violenze fisiche o minacce ai docenti. E tutto deve trovare una risposta graduata rispetto alla gravità dell’offesa, distinguendo il livello disciplinare, quello civile e quello penale.

Quell’incompetente totale della “ministra” della pubblica istruzione ha pensato di dire chissà cosa dicendo che i “bulli” vanno bocciati perché esclusi dagli scrutini finali. E nel frattempo che facciamo, li teniamo in classe ed a far che? Siamo seri: gli studenti che si rendano responsabili di questi comportamenti vanno espulsi da tutte le scuole della Repubblica e per almeno tre anni, e se la sanzione non è prevista, la si introduca. Dopo, se hanno cambiato testa li si può riammettere. Sanzioni disciplinari vanno applicate, con sospensioni di almeno un mese, anche agli studenti che solidalizzino con il giovane delinquente e sempre che non si rendano responsabili di violenze fisiche, nel qual caso vadano espulsi anche loro. I Presidi garantiscano la sicurezza dei docenti con i non docenti (e, se nel caso, con i vigilantes) che si intendono autorizzati ad allontanare fisicamente gli eventuali bulli, nel caso anche con l’uso della forza.

Poi c’è il profilo penale: ovviamente un simile comportamento configura diversi possibili reati ma l’attuale normativa non appare sufficiente sia sul piano sostanziale che su quello procedurale. Sul piano sostanziale non si contempla l’aspetto più grave del fatto: la turbativa del processo educativo, per cui si renderebbe utile e direi necessaria l’aggiunta di una aggravante specifica che aumenti la pena di tre anni (e questo riguarda, ovviamente ed in maggior misura, il genitore che si renda responsabile del fatto).Sul piano procedurale i reati eventuali (la violenza privata, la minaccia eccetera) sono perseguibili a querela di parte, il che mette l’insegnante in una situazione imbarazzante anche nei confronti della classe, per cui sarebbe opportuno che si possa procedere d’ufficio, magari su denuncia del preside, e, data la evidenza dei fatti spesso ripresi e postati, con rito direttissimo. Per i minori, in base alla gravità del fatto, si può disporre tanto una pena detentiva presso un carcere minorile, quanto l’internamento in un istituto correzionale.

Lavori socialmente utili? Si ma non nei casi più gravi in cui ci vuole una sanzione dura. So di scrivere cose pesanti, ma i fatti sono tali che escludono ogni tolleranza o malintesa indulgenza e se è vero che le misure repressive non bastano e che ci vuole un intervento di natura sociale e psicologica, questo non significa che le misure repressive non servano o debbano essere solo all’acqua di rose.

I giovani devono comprendere che alla violenza fisica si risponde con la violenza dello Stato. Spiacevole ma inevitabile.

Infine l’aspetto civile su cui pure si rende opportuna una modifica normativa. L’azione del giovane delinquente arreca un danno morale tanto all’insegnante quanto all’istituzione educativa del quale, ovviamente, risponde la famiglia con un risarcimento nell’ordine di diverse decine di migliaia di Euro.

Simile comminatoria sarebbe opportuna anche per il server che pubblichi filmati di fatti del genere che possono produrre effetti imitativi moltiplicati e sarebbe bene che il risarcimento allo Stato sia valutabile in qualche centinaio di migliaia di Euro. Vice versa è opportuno che i diversi canali web pubblichino notizia delle punizioni irrogate.
Qualcuno potrà obiettare che si tratterebbe di una linea repressiva molto dura, ma se non vogliamo creare le premesse per ondate di giovani camorristi è bene essere molto severi. Può darsi che qualcuno di questi giovani poi diventi un delinquente incallito, magari anche a causa dell’eventuale periodo detentivo: pazienza, perderne uno per educare la grande maggioranza degli altri può essere un prezzo ragionevole.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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