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di Andrea Campilungo (sito) lunedì 12 ottobre 2009 - 4 commenti oknotizie
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Politica e diritto nell’Italia berlusconiana

Sarebbe interessante approfittare delle reazioni incandescenti alla sentenza della Corte Costituzionale sulla legge Alfano per dare uno sguardo più distaccato alla situazione politica italiana. Sarebbe un po’ come uscire dal terreno di gioco in cui il clima ci trascina e posizionarci fuori dalla mischia, in tribuna.

 

La situazione politica italiana viene qui definita “Italia berlusconiana”, per il semplice riferimento al suo protagonista indiscusso degli ultimi 15 anni. Al di là dei risultati elettorali, Berlusconi è costantemente al centro della vita politica italiana dal suo ingresso nel 1994. La parola protagonista si riferisce ad un ruolo. Il come sia interpretato quel ruolo è tutt’altra storia.

Da questa “tribuna” emergono almeno due elementi interessanti, che forse rappresentano in questo momento degli elementi costitutivi della Seconda Repubblica.

Il primo è già stato ampiamente discusso nel dibattito pubblico, ma è emerso con forza inaudita con la bocciatura della legge Alfano: la pretesa di Berlusconi di poter giustificare ogni possibile comportamento con la legittimazione popolare. È un refrain che è ormai diventato un tormento. Questa legittimazione popolare, ovviamente indiscutibile, viene usata come clava per creare tensioni nell’ordinamento costituzionale, a discapito di altri organi e poteri che quella legittimazione non ce l’hanno: Presidente della Repubblica, Corte Costituzionale, magistratura. La conseguenza logica è che ogni ostacolo posto da questi organi di garanzia diventa un “atto eversivo”, un “attentato alla democrazia”, ecc …

La legittimazione popolare è la chiave di volta con cui la politica si smarca definitivamente dal diritto, dalle regole.

Questa pretesa si basa su alcune distorsioni.

La prima è quella di ridurre la democrazia alla sola espressione della volontà popolare. La volontà popolare deve potersi esprimere senza freni e qualsiasi “regola” è vista come un inutile impaccio. La Costituzione appare un testo antiquato di oltre 60 anni fa che ha l’assurda pretesa di limitare la volontà degli italiani di oggi e magari di farlo tramite 15 vecchi giudici che non ha eletto nessuno e che non conosce nessuno.

La seconda è di considerare come valida espressione della volontà popolare il sondaggio. La democrazia appare un referendum quotidiano. Piovono di continuo percentuali di gradimento, periodicamente aggiornate. Ogni sondaggio vincente proclamato proietta la figura del vincitore, ed il gradimento aumenta sempre di più. Il popolo quindi non si esprime solo attraverso il voto (che segue delle “regole” prestabilite), ma si esprime anche in modo informale, fluido, incontrollabile.

La terza, quella più letale, è di attribuire a questa legittimazione popolare delle prerogative che in realtà non ha. Si fa una grande confusione tra responsabilità politica e responsabilità penale e la legittimazione popolare, la vittoria delle elezioni, diventa una specie di battesimo purificatore che assolve automaticamente da ogni macchia. Il popolo diventa l’unico giudice, anche penale.


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di Andrea Campilungo (sito) lunedì 12 ottobre 2009 - 4 commenti oknotizie
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