Uno speciale dedicato all’Iran, in questi giorni al centro dell’attenzione internazionale, dove si assite all’ennesimo capitolo di una Rivoluzione di colore. In questo articolo, oltre a ricostruire le tappe della rivoluzione di colore in Iran, si analizza l’attività di
In questi giorni stiamo assistendo ad un nuovo tentativo di rivoluzione dei colori. Questa volta il paese è l’Iran ed il colore utilizzato è il verde. Il concetto di fondo da cui parte il tutto è il concetto variabile di democrazia, utilizzato ad uso e consumo delle potenze occidentali ed in particolare dagli USA. In sostanza se in un paese, qualunque esso sia, le elezioni sono vinte da un “amico”, l’elezione si è svolta democraticamente; se l’elezione è vinta da un “non amico” siamo di fronte ad un imbroglio.
In Iran il candidato “amico” era Hosein Musavi e pertanto in nome del concetto variabile di democrazia doveva vincere; se questo amico (e non importa se in passato è stato accusato di essere il responsabile di orribili crimini, di genocidio dai vari difensori dei diritti umani) non ha vinto è solo perchè c’è stato un imbroglio, un imbroglio di dimensioni colossali, visto che a lui vengono attribuiti solamente il 33% dei voti. L’amico essendo vittima di un colossale imbroglio è legittimato a qualsiasi atto, a chiamare a qualsiasi manifestazione, anche illegale e perfino è legittimato a chiamare alla violenza.
Nel 2003 Condoleezza Rice creò nel Dipartimento di Stato un "Gruppo per cambiare il regime in Iran". In questi anni i servizi segreti occidentali, con ovviamente in prima fila la CIA, hanno lavorato parecchio all’interno dell’Iran, ovviamente non per vincere una elezioni, obiettivo impossibile da raggiungere, ma semplicemente per formare un gruppo di fanatici sostenitori, che dietro uno stendardo di colore, in questo caso verde, sarebbero stati disposti a tutto, l’indomani di una elezione persa.
Per creare una rivoluzione dei colori non c’è bisogno di una folla immane, di milioni di persone. No! Bastano poche migliaia, a volte poche centinaia di persone, che messe davanti alle telecamere diventano una folla sterminata di oppositori al “regime” di turno. Del resto si incaricano i media occidentali, totalmente al servizio dei potenti, che ritrasmettendo in tutto il mondo le immagini di “grandi” manifestazioni contro questo o quel regime, preparano l’opinione pubblica mondiale, la quale così manipolata accetta qualunque soluzione, un colpo di stato da parte del perdente, ovviamente con l’appoggio degli USA, od anche l’invio di truppe per “abbattare” il regime di turno. Questo sta succedendo nella riedizione della rivoluzione dei colori in Iran.
In aggiunta, rispetto alle precedenti rivoluzioni di colore, in Iran si sono utilizzati i nuovi strumenti di social network, oggi disponibili a livello di massa: sms, twitter, facebook, email, blog, siti web e quant’altro disponibile. Già da alcuni mesi prima delle elezioni, attraverso questi strumenti si è diffusa la notizia che avrebbe vinto Hosein Musavi. Ma l’amico di turno non aveva nessuna possibilità di vincere.
Non è chiaro il ruolo da lui svolto nell’eliminazione nel 1988 di circa 33.000 prigionieri (...)
05/07 16:08 - Mauro