Articolo di Ambra Colacicco
Per debito pubblico si intende il debito dello Stato nei confronti di altri soggetti, individui, imprese, banche o soggetti stranieri, che hanno sottoscritto obbligazioni (come BOT e CCT) destinate a coprire il fabbisogno finanziario statale. Il rapporto tra il debito pubblico ed il Prodotto interno lordo costituisce un importante indice della solidità finanziaria ed economica di uno Stato. (Wikipedia)
1.708.000.000.000; Con questa cifra a 12 zeri l’Italia si siede al tavolo dei paesi più indebitati del mondo. Secondo le stime redatte dalla CIA “The World fact book” sono solo 7 i paesi che vantano un debito pubblico superiore al 100% del loro PIL. In dettaglio essi sono:

Da dove nasce questo debito e chi dobbiamo ringraziare?
Negli anni ‘60 l’Italia brilla nel mondo per l’elevatissimo tasso di sviluppo superiore al 5% annuo, l’inflazione è stabile e il costo del debito pubblico (pari al 32.5% dl PIL) è nettamente inferiore ai tassi di crescita del paese: una situazione ottimale destinata a breve vita. Dal 1968 si registra un aumento dell’inflazione e un rallentamento nella crescita del paese che scende al 3%, intanto la Lira registra una svalutazione continua e il rapporto deficit PIL cresce fino al 40%: è l’inizio della catastrofe. Il debito è in continuo aumento, dapprima in modo graduale e poi, a partire dal 1983, in maniera esponenziale. Il debito pubblico cresce cresce e cresce e i vari governi, invece di far rientrare i conti continuano a spendere; largheggiano le pensioni d’invalidità senza controllo, le spese nei ministeri, i finanziamenti a pioggia, gli acquisti di società decotte, ecc. Sono gli anni in cui si diffonde l’evasione fiscale, la grande piaga, tutta italiana e mai sanata.

Nel 1994 il debito pubblico tocca il suo massimo storico: 124% del Pil: lo stato Italiano rischia il fallimento e non soltanto perchè sia indebitato per più del 100% delle proprie entrate, ma perché questo debito non è in grado di sostenerlo.
Facciamo un esempio:
Supponiamo che la famiglia Bianchi abbia un reddito complessivo di 50.000 € annui, e che abbia appena comprato casa accendendo un mutuo di 62,000 euro. E’ quindi indebitata per il 125% del suo PIL, esattamente come lo stato Italiano. Dal momento che i debiti prima o poi vanno onorati, e se non si pagano oggi si dovranno pagare domani sostenendo costi aggiunti (ovvero interessi passivi e soprattutto l’impossibilità di effettuare investimenti) un amministratore avveduto consiglierebbe alla famiglia Bianchi di estinguere il suo debito il prima possibile, destinando il 20% (10.000€) del proprio reddito al rimborso del mutuo, di cui 8.500 come quota capitale e 1500 di interessi. In questo modo in poco più di sette anni la famiglia Bianchi avrà estinto il suo debito e potrà investire i suoi soldi in altri modi, come una seconda casa, un’auto, l’università per i figli. Se la famiglia Bianchi, invece di abbassare il debito in modo continuo, allungasse la sua scadenza o lo aumentasse contraendo altri debiti, ipotecherebbe il proprio reddito per un periodo sempre più lungo aumentando così il peso dei costi aggiuntivi, e a lungo andare si ritroverebbe schiacciata dagli interessi passivi. Il 20% che pagava all’inizio non sarà più sufficiente per ripagare una parte consistente della quota capitale più interessi, ma sarà sempre più destinato al risarcimento dei soli interessi. In questo modo la famiglia Bianchi si troverebbe schiacciata da un debito più grande di lei di cui non riuscirebbe a vedere la scadenza, ipotecando così il futuro dei figli, che un domani dovranno continuare a pagare il debito contratto in passato dai genitori. Questa è esattamente la situazione in cui si trovava (e si trova tutt’ora) lo stato Italiano. Nel 1994 l’Italia rischiava il fallimento e l’Europa ci impose il risanamento dei conti pubblici e dal quel momento il debito cominciò finalmente a ridursi.