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Applausi sulla munnezza


Pretendere di parlare di spazzatra a Napoli è come affermare di conoscere i dialetti arabi. Ognuno dice la sua, descrive ciò che ha visto o sentito, ciò che è stato e ciò che pensa sarà.
Punti di vista di un puzzle fatto di interessi, soldi e criminalità. Non penso di saperne tanto, nonostante sia napoletano, nonostante sono mesi che ricostruisco trame e connivenza per l’inchiesta che presenteremo a settembre per l’apertura di AgoraVox Italia. So quello che ho visto e capito. So, che la munnezza è l’oro di Napoli; è l’affare nel quale la mia regione affoga. La condivisione delle responsabilità è il primo punto.

In Campania hanno sversato le aziende del Nord Italia per anni, l’inchiesta del Tribunale di Caserta ha individato i loro nomi - sembra che gli omissis saranno svelati il 15 agosto -. Queste ditte, purtroppo, hanno trovato terreno fertile, passatemi l’ambiguità, nella popolazione criminale e non, che ha chiuso gli occhi e distruttto il proprio patrimonio ambientale.

Perchè non è successo in Sicilia o in Calabria, dove la presenza della criminalità organizzata è altrettanto forte?


I due miliardi di euro provenienti da quest’attività valgono tassi di tumore del 14% più altri della media nazionale?

A tutte queste domande non ho risposta. Ho capito poche cose. Ho capito che lo Stato, inteso come istituzione, ci chiedeva di fidarci ma abbiamo smesso di confidare in una struttura che tende a preservare il suo status quo. Ho capito che noi abbiamo abiurato al nostro ruolo di cittadini, abbiamo smesso di essere da pungolo verso le persone che ci devono rappresentare, abbiamo smesso di essere partecipi alla vita politica.
Da Chiaiano a Savignano le popolazioni locali sono state lasciate sole, poliziotti contro cittadini. La guerra dei poveri. Campani contro campani. Una lotta per l’interesse di pochi. Mazzate, mazzate, mazzate per consentire che si continuasse a sversare, a stoccare in deroga alle direttive europee.
E’ un piano fantastico, imprese e governo da un lato, cittadini dall’altro, in mezzo militari e poliziotti che devono obbedire.
Si è tirata a lungo la corda, sperando che si spezzasse nelle mani d’altri. Berlusconi ha fatto finta di averla riparata. Sono mesi che ci lavoro sopra, ho capito solo una cosa... Non è finita. Non siamo usciti dalla crisi. E’ ora di scriverlo cari amici e colleghi. E’ ora di smettere di applaudire il più forte.

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