Chi tocca i fili muore! Come è difficile colpire i privilegi in questo piccolo paese dove evadere è un diritto.
Ho trovato i dati del 2004 riguardanti la denuncia media per categoria.
Non bisogna essere fini economisti per rendersi conto della situazione in cui siamo nel nostro paese.
Basta scorrere i dati e si resta sconcertati. Non faccio cifre, chi vuole può andare a vedere con i suoi occhi (basta collegarsi con l’Agenzia delle Entrate) e poi, periodicamente, questi dati vengono divulgati anche da tutti i mezzi di informazione.
Quando succede tutti gridano allo scandalo, fanno i loro conti e dicono che siamo un popolo di evasori, che non siamo un paese civile (almeno dal punto di vista della giustizia fiscale). Dicono anche che la lotta all’evasione deve essere al primo posto dell’azione di governo (di tutti i governi, specie in campagna elettorale), si spendono in promesse impegni e progetti, fanno la faccia dura per mettere paura ma poi, alla fine, non succede mai niente.
Chi si azzarda a mettere mano al problema, anche molto timidamente cercando magari soluzioni non drammatiche, va incontro ad una specie di linciaggio pubblico da parte della categoria interessata per cui ritira subito la mano e il problema resta immutato nel tempo.
Io ritengo che l’ingiustizia fiscale sia forse la peggiore iniquità rivolta al cittadino onesto ed il segno tangibile del fallimento di tutte le politiche dei vari governi che si sono succeduti alla guida del nostro paese. I fenomeni di piccola tolleranza e di compiacenza che si sono succeduti negli anni, vuoi per la debolezza dei vari governi nei confronti del proprio elettorato (spesso rappresentato da classi già abbastanza privilegiate), vuoi per la prepotenza di alcune categorie (penso alla protesta degli autotrasportatori che in cinque giorni fermarono praticamente il paese ed ottennero subito quello che volevano, o a quella dei tassisti romani che dimostrò quanto debole poteva essere un governo) hanno fatto si che la disparità fiscale sia arrivata ad un punto che possiamo definire sicuramente antidemocratico e per alcune categorie tranquillamente vessatorio.
Che i ristoratori o i gioiellieri o i pasticceri denuncino redditi da fame sappiamo tutti come non sia possibile. Non solo perché vediamo con i nostri occhi la quantità dei loro affari ma anche perché con i redditi dichiarati al fisco non potrebbero nemmeno tenere aperto il negozio, o pagare i dipendenti (che dichiarano un reddito di solito superiore), né sostenere quel tenore di vita dimostrato dalle costanti vacanze esotiche, dalle auto di lusso, dai beni di proprietà.
Articolo davvero bello, che condivido completamente. Aggiungo solo una cosa: paradossalmente (...)
15/01 11:58 -...e nessuno coglie l’empietà di questa sbandierata riforma fiscale. Stato ladro! Ladri di (...)
15/01 10:23 - Renzo Riva