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  Home page > Attualità > Cultura > L’inaccessibilità dell’archivio telematico
di Tonia Zito venerdì 15 gennaio 2010 - 2 commenti oknotizie
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L’inaccessibilità dell’archivio telematico

La morte lascia dietro di sé sempre molti interrogativi
 
Quando si perde una persona importante inevitabilmente si finisce per porsi delle domande alle quali purtroppo sarà impossibile avere delle risposte. E si inizia a cercare un modo per poter trovare quelle risposte, si comincia a scavare nella memoria per comprendere se si era amati, se esistevano aspetti oscuri, per capire se realmente si conosceva quella persona o se esistevano dei lati totalmente inesplorati e sconosciuti.
 
Quando qualcuno smette di esistere è difficile trovare delle risposte, si può provare scavando tra gli oggetti personali, violando la riservatezza degli spazi privati. E chissà, magari leggendo una lettera, una cartolina, guardando una foto sarà possibile trovare delle conferme o, perché no, anche delle sorprese.
 
I nostri spazi privati lasciano le tracce della nostra esistenza, delle nostre relazioni, delle nostre emozioni, dei nostri sogni, delle nostre delusioni. Ieri questi spazi erano accessibili, era facile violare la loro riservatezza, bastava aprire una scatola, un cassetto, un armadio, forzare un lucchetto e un mondo poteva essere svelato. Oggi l’archivio dei nostri spazi privati ha cambiato luogo di consegna. Ieri il nostro archivio era custodito in un luogo fisico, oggi è sigillato nella memoria di un computer, nello spazio web. Non è cambiato solo il luogo di consegna ma anche l’accessibilità alle informazioni. Oggi qualcosa ci sfugge, resta inaccessibile a noi per sempre forse più di ieri.
 
Le lettere, i diari erano accessibili. La email non lo è. Una password ci impedisce di entrare, un codice ci vieta di leggere le lettere virtuali. Qualcuno potrebbe dire che i segreti dovrebbero rimanere tali, che ognuno di noi ha uno spazio privato che non deve essere violato, non possiamo pretendere di entrare nell’intimità delle persone se non ci è stato concesso. Il supporto cartaceo rendeva in qualche modo lecita la violazione. Ritrovarsi di fronte a scatole piene di parole scritte, di immagini cartacee ci forniva l’occasione di diventare ladri, ladri dell’intimità di chi non ci ha concesso di condividerla. Chi di voi mettendo da parte oggetti di persone che ha amato non ha violato quello spazio? Chi di voi ha resistito?
 
Il supporto cartaceo nel passato costituiva un’eredità da scoprire per chi rimaneva.
Nel passato il rapporto epistolare era la base di relazioni d’amore, rapporti tra intellettuali... era una traccia di una relazione, di un rapporto di natura sentimentale, scientifica, era la traccia di una comunicazione. Le lettere del passato ci hanno permesso di ricostruire il pensiero di molti intellettuali, ci hanno dato l’opportunità di conoscere i loro dubbi, i loro pensieri e talvolta hanno messo in luce teorie non dichiarate pubblicamente. Cosa sapremmo oggi di quegli intellettuali se all’epoca avessero comunicato con le email? Cosa sarebbe arrivato a noi? Avremmo comunque conosciuto i loro dibattiti, le questioni irrisolte, le teorie mai dette o le loro perplessità?

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