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di BarbaraGozzi (sito) giovedì 21 gennaio 2010 - 0 commento oknotizie
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(In)ter(per) culturando: Andrea Di Consoli - parte II

3 Il padre degli animali.

Questo romanzo non è una prosa lineare, piuttosto una serie di piani dove le miscelazioni con la poesia sono evidenti, bave colanti. Ci sono almeno due livelli che salgono e scendono in questa giostra che è il tessuto narrativo impastato con pazienza e sapienza da Di Consoli.

Il primo livello, primo per comparizione, è la storia del Padre e del Figlio, una storia che accompagna il lettore nel corso delle pagine, anzi, è il lettore stesso che si aggrappa alle loro vicende per non annegare, per non rischiare di perdere l’orientamento. Ma c’è anche un altro livello, lo si potrebbe definire secondo non per importanza bensì per presenza. Si mostra quando il Padre e il Figlio si sono già presentati, è un ‘qualcos’altro’ che parla di loro due ma anche di un ‘altro’ che sono personaggi di carne quanto luoghi (‘la collina odora’), movimenti (‘il gesto di’), animali (‘le mosche’) e sospensioni.
 
Il romanzo racconta di un padre fuggito dalla sua terra nativa per cercare fortuna in Svizzera poi tornato, assieme al figlio, perché “Nessuna terra vuole questo corpo morto come quella terra esatta che ha sentito i piedi caldi delle corse […] E quella terra sta lì ferma e aspetta, e riconosce tutti, e assegna un albero, un fiore, una croce”. (pag.12)
 
Il padre vorrebbe crescere il figlio in quei luoghi che lo hanno visto, a suo tempo, bambino. Si propone al sindaco per un posto da bidello (che non salterà mai fuori), finisce in un cantiere poi su un furgone che vende frutta fresca al dettaglio poi. Ne prova tante di soluzioni, insomma, questo padre che non si arrende pur svelandosi, a tratti, rassegnato. Di Consoli tratteggia una figura tormentata, crudele quanto fragile, forte ma che fatica ad avere certezze, combatte poi indietreggia, vorrebbe ma non arriva. Il padre è un uomo capace di ferire il gatto per dargli una lezione poi però sta male a chiedere un posto di lavoro al sindaco (“Il padre ringrazia, epperò esce come avesse rubato a faccia nuda. Prima di accendere l’Opel, ha voglia di piangere, e infatti gli s’inumidiscono incontrollatamente gli occhi.” pag.30). In effetti l’essenza di questa figura viene chiaramente espressa dallo stesso Di Consoli a pag.119: “[…] nessun padre è veramente padre se i padri si ergono sul mondo, se non sono smarriti, se non ammettono di essere timidi per troppa paura e aggressivi per troppa timidezza”. L’obbiettivo principale del Padre, quindi, è trasmettere al figlio le conoscenze, insegnargli a stare nel ‘mondo rotondo’, a gestire le situazioni e a rialzarsi dalle cadute. “Impara a crescere senza guardare le persone che ti circondano. Ama i luoghi nonostante le persone”. (pag.23) in una continua ricerca del ‘bene migliore’ come fosse un’ancora, la regola più importante che tiene lontano il male, impedisce agli uomini di perdersi per sempre perché “Il bene migliore è fare il bene su questa terra anche quando senti che le forze ti abbandonano” (pag.108). Sono dunque insegnamenti duri, spesso espressi come ordini che il figlio ascolta ma.

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di BarbaraGozzi (sito) giovedì 21 gennaio 2010 - 0 commento oknotizie
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