(In)ter(per) culturando: Andrea Di Consoli - parte I
1 Introduzione.
Andrea Di Consoli nasce a Zurigo nel 1976. Ha vissuto in Lucania, terra d’origine dei suoi genitori. Dal 1996 vive e lavora a Roma. Consulente editoriale, giornalista free-lance per diverse testate tra cui Il Messaggero e Il Riformista, collaboratore di programmi radiotelevisivi della Rai, scrittore (non in ordine di importanza). Ha pubblicato saggi; le raccolte poetiche: Discoteca (Palomar di Alternative, 2003), La navigazione del Po (Aragno, 2007) e Quaderno di legno (Edilet-Edilazio Letteraria, 2009); un libro di racconti: Lago negro (L’ancora del Mediterrane, 2005); e romanzi: Il padre degli animali (Rizzoli, 2007) e La curva delle notte (Rizzoli, 2008).
Andrea Di Consoli è artisti poliedrico, frammentato da talenti, necessità pratiche e creative. E’ sfuggente, difficile rintracciare suoi interventi on line salvo qualche preziosa collaborazione come nel caso della rubrica La stanza dello scirocco nell’open blog Letteratitudine di Massimo Maugeri (link tra le fonti- n.d.r.). Di queste frammentazioni, contorsioni, la sua scrittura ne è diretta espressione. Corse e impegni, famiglia, sentimenti e affezioni, passioni tra letteratura e storie, galleggiamenti faticosi nel mondo dell’editoria italiana quanto in quelli stratificati delle scritture.
2 Quaderno di legno.
Faccio il caffè, poi mi siedo
Nel bagno e apro la finestra,
e guardo in silenzio
gli aerei che vanno a scedere a Ciampino.
E’ da tanti anni ormai che
Non mi riconosco più allo specchio:
i capelli radi, la tosse forte, la pelle stanca,
il faccione grosso e trascurato.
Ogni mattino un po’ piango
Perché la notte sogno troppo
(da ‘Reparto n.2’ – giorno dopo giorno, a Roma)
Questo ’piccolo libro’ come lo definisce l’autore stesso, è diviso in ’reparti’, come stanza aperte, costruzioni di parole ad assemblare concetti, sensi, persone e percezioni che dal vivere dell’autore diramano, lingue infuocate e gelide che lambiscono. La scelta stessa del termine, ’reparti’, non potrebbe essere più centrata. Sono pagine pregne di ospedali e cliniche, malattie, mali, dolori di carne e di anime. Ma anche di corpi che vanno e vengono, di osservazioni della nuda carne. Di pensieri che sui corpi non si soffermano per necessità di bellezza o plastica perfezione, piuttosto per scarnificare.
Le poesie di ’Quaderni di legno’ sono martellanti, veloci. Parole infilate tra loro come piccole perline in un filo dai contorni sfumati, la cui lunghezza sfugge alla vista. Ci sono pagine d’una tenerezza devastante come quando l’autore si rivolge alla moglie o riporta tratteggi di momenti vissuti col figlio. Ma ce ne sono altre dove la consapevolezza di fatiche, malattie, corse e scelte che allontanano, restituiscono sapori amari, puzzo di pesantezza, una sensazione di fame indefinita. Fame per qualcosa che si è cercato senza trovarlo, dal sapore della quiete, delle soddisfazioni (né piccole, né grandi) per ciò che si è e si fa, la gioia di godere di momenti intimi, familiari che paiono negati per nominazione. C’è spesso un alone, sulla pelle, vicino all’epidermide. La consapevolezza della sofferenza. Poi, non meno meritevoli di nota, i versi che affondano i denti nel mondo, nell’attorno che è società, costumi, religioni, morali e fedi mutevoli. In un reparto, il numero nove ad esempio, Di Consoli scrive della carne delle donne, della sessualità e degli organi sessuali femminili (e maschili) senza risparmiare termini espliciti, senza stemperare toni. Alcune poesie si possono rintracciare dal blog wordpress di Comunità Provvisaria (link scovato per caso on line, tra le fonti – n.d.r.). Un assaggio: