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di Ettore Scamarcia (sito) martedì 12 gennaio 2010 - 1 commento oknotizie
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La mafia è bianca

Razzismo, xenofobia, mafia, ignoranza. Il solito calderone nel quale viene gettato tutto per poi ricavarvi niente, in primis da una pessima informazione e poi da una classe dirigente interessata a gettare fumo negli occhi. L’unica certezza è che di certo la mafia non nasce nera, ma bianca.

I miliardi di euro delle mafie da una parte e la disperazione dall’altra. Altro che povertà e contraddizioni del Terzo Mondo! Non c’è bisogno di andare in Africa o in Asia, basta girare per le campagne del Sud Italia e constatare coi propri occhi cosa significhi per migliaia di immigrati africani sopravvivere nel 2010. Esattamente come nelle zone più depresse del Darfur, queste persone debbono percorrere notevoli distanze pur di accaparrarsi una tanica d’acqua spesso non potabile, lavorare incessantemente per quattro soldi e consegnare una parte dei propri sudati guadagni ai caporali. Le distese agricole della Puglia, la piana di Gioia Tauro e l’oramai ex Campania Felix sono le principali mete verso cui si confluiscono i flussi migratori africani. In condizioni inumane i nuovi migranti vivono in campagna occupando cascine e chiesette abbandonate, luoghi segnati in passato da una umanità ingiustamente sfruttata e dileggiata, e che ancora oggi diventano il simbolo moderno della schiavitù.

 
Ma si sa, i neri se la vanno cercando. Perché non rimangono a casa loro invece di venire qui a rubarsi il lavoro degli italiani? La Lega Nord ci ha rotto le balle per oltre 20 anni con questo slogan e con altre centinaia di trovate balzane come le ronde padane, le improbabili secessioni e i negozi sbarrati ai sozzi meridionali. Ora l’eroica lotta si è spostata nei confronti degli immigrati stranieri ed è stata condotta a colpi di dichiarazioni xenofobe dai suoi militanti. Nelle parole di individui come Borghezio, Bossi, Tosi, il Nord doveva infiammarsi al grido di “PADANIA LIBERA!” e scacciare con le armi ogni cinese, ogni albanese e ogni negro (come titolava l’edizione di ieri de Il Giornale di Feltri, portavoce del Partito dell’Amore) che infestasse la terra dei padri. Figurarsi che gli autori di questi follie occupano importanti sedi istituzionali e non inveiscono più contro “Roma ladrona”; se lo fanno è per pura demagogia: vuoi mettere le comodità della vita di palazzo a quella vita fatta di orribili comizi nella fredda nebbia della Pianura Padana dinanzi ad una folla urlante e grottescamente travestita? Mica i fedelissimi del Senatùr sono stupidi.

Tuttavia le tensioni sociali tra immigrati ed italiani stanno scoppiando proprio nel Sud del Paese. Ci troviamo di fronte ad un nuovo capitolo della questione meridionale, che non appartiene alla storia ma alla metafisica, perché nessuno sa in cosa realmente consista ‘sta questione meridionale. Napolitano (e non solo) ce l’ha sempre in bocca nei suoi discorsi, eppure rimane una sorta di oggetto mitico.
Si è parlato anche dell’ingerenza della criminalità organizzata nelle proteste di questi giorni. Dirò la mia opinione contestabilissima a proposito: non credo che vi sia stata una regia occulta della ‘ndrangheta dietro alla rivolta degli immigrati e degli abitanti di Rosarno. E’ più probabile che giovanissimi affiliati alle cosche abbiano avuto la loro parte, ma agendo perlopiù da cani sciolti. Le stesse accuse infatti venivano mosse in occasione delle dure proteste popolari in Campania contro la crisi rifiuti e l’apertura di nuove discariche. La camorra veniva ritenuta da numerosi organi d’informazione la promotrice di molte rivolte e addirittura il Giornale azzardò un ardito tariffario (che non ha trovato riscontro) secondo il quale i rivoltosi avrebbero percepito dai clan un premio in denaro in base alle loro “azioni”, nello specifico ciò sarebbe avvenuto durante gli scontri per l‘apertura della discarica di Napoli a Chiaiano (quando invece i clan erano i proprietari delle cave rilevate dal governo). E’ vero piuttosto il contrario: le organizzazioni criminali non hanno alcun interesse a promuovere rivolte o agitazioni sociali, per il semplice fatto che eventi del genere attirano attenzione mediatica e governativa, rendendo difficoltoso il proseguimento di attività illecite. Il silenzio è mafioso, il silenzio è d‘oro.


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di Ettore Scamarcia (sito) martedì 12 gennaio 2010 - 1 commento oknotizie
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