Pubblica Amministrazione: andare oltre la class action contro la sua inefficienza
La fine del 2009 ci ha portato, gradito regalo, l’azione collettiva contro l’inefficienza della Pubblica Amministrazione e dei concessionari dei servizi pubblici. Il provvedimento, approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri in data 17.12.09, consente anche ai cittadini/utenti di regolare i propri rapporti con la Pubblica Amministrazione mediante procedure giudiziarie collettive, in tutto eguali a quelle entrate in vigore il primo gennaio 2010 per i consumatori nei confronti di aziende produttrici.
L’unica differenza sostanziale è che, per questa via, non sarà consentito al cittadino/utente di chiedere risarcimenti economici, essendo limitato il risultato dell’azione al ripristino della correttezza dell’azione della Pubblica Amministrazione.
Dando per scontato una pronta ed incisiva applicazione della norma da parte della Magistratura, si resta in attesa di ulteriori passi lungo quel difficile percorso di ricerca del buon funzionamento della Pubblica Amministrazione, cominciato nel 1990 con la legge n. 241, che ha introdotto il diritto di accesso agli atti amministrativi, ossia il principio della trasparenza della sua attività.
In particolare appaiono oggi rilevanti le esigenze dei cittadini in merito a:
Tariffe dei concessionari di pubblici servizi agenti in condizioni di monopolio;
Azione di mobbing delle P.A. nei confronti dei cittadini.
Sul primo punto occorre considerare senza pregiudizi la normativa europea, che spesso impone la scelta attraverso una pubblica gara del soggetto concessionario di un pubblico servizio, con ciò mirando all’introduzione del libero mercato anche in questo settore economico. Un recente esempio lo si è avuto con il decreto Ronchi sulla liberalizzazione dei pubblici servizi, ivi compreso quello di erogazione dell’acqua agli edifici.
Orbene, le gare per l’affidamento di un servizio pubblico (almeno quelle di cui è a conoscenza il vostro reporter) non hanno come base le tariffe applicate al pubblico e, pertanto, sovente finiscono per portare alla scelta di un soggetto privato che svolge una attività economica in regime di monopolio senza alcun obbligo in tema di tariffe applicate all’utenza.
Se l’Europa è questa, proprio non ci piace; e, lungi dal rassegnarsi ad essa, le Associazioni dei consumatori hanno il compito di intervenire a tutela dell’utente e dei costi che esso è chiamato a sostenere. Ad esempio chiedendo alla classe politica un chiaro ed esaustivo intervento normativo per i concessionari di pubblici servizi in regime di monopolio e per le tariffe da essi applicate.
Il secondo punto riguarda, invece, il non infrequente caso di abusi della Pubblica Amministrazione, subiti senza reazione dal cittadino per timore di conseguenze.
Un esempio esplicativo. Supponete di partecipare ad un esame pubblico per l’iscrizione ad un albo professionale e di aver assegnato un compito non pertinente la materia di esame. Ad esempio di partecipare ad un esame per l’iscrizione all’albo dei restauratori e di aver assegnato, invece, un compito relativo ad argomenti di ingegneria strutturale.
Precisazione > Alla PA sarà richiesto di correggersi nei limiti delle sue risorse, già disponibili in via ordinaria. Non dimentichiamo che le CROCIATE Ministeriali risolveranno tutti (proprio tutti) i problemi del servizio pubblico attraverso il miracolo della "digitalizzazione". (altro ancora => http://forum.wineuropa.it )